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contributo inviato da team_realacci il 28 aprile 2010
Non è il Vesuvio, ma Ischia il vulcano che preoccupa di più gli scienziati. Lo ha rivelato il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso nel corso di un incontro con la stampa estera per fare il punto della situazione sui vulcani italiani e sui rischi connessi ad un'eruzione.

«Il vulcano che potenzialmente ha il colpo in canna peggiore di tutti - ha spiegato Bertolaso - è l'isola di Ischia, dove l'ultima eruzione si è registrata nel 1.300. Non vi sono al momento ragioni per temere che si risvegli, ma ciò può sempre avvenire e dunque va costantemente monitorato». In diecimila anni il cono vulcanico è cresciuto di 800 metri. «Ciò significa - ha concluso - che nel ventre del monte Epomeo si sta caricando una camera magmatica che potrebbe esplodere con conseguenze drammatiche».

ZONA ROSSA A NAPOLI Se il Vesuvio dovesse risvegliarsi, anche Napoli sarebbe interessata dall'eruzione: una parte del capoluogo partenopeo potrebbe dunque essere inserita nell'elenco dei comuni della "zona rossa" e, di conseguenza, andranno rivisti i piani di evacuazione, che non riguarderanno più 500-600mila persone ma oltre un milione di cittadini. Bertolaso sottolinea che gli scienziati stanno rielaborando gli studi e gli scenari fin qui ipotizzati proprio per valutare la possibilità di allargare la zona rossa. «Il Vesuvio - afferma Bertolaso - è il più grande problema di protezione civile che c'è in Italia, perchè ci sono interi paesi costruiti nella zona del vulcano che sarebbe invasa da un'eruzione. Al momento il vulcano è tranquillo ma sappiamo bene che la situazione, il giorno in cui il Vesuvio si risveglierà, sarebbe assolutamente drammatica».

Tanto per far capire quello che potrebbe succedere, Bertolaso ha illustrato alcuni scenari prefigurati dagli scienziati, ricordando che l'eruzione sarebbe preceduta da terremoti con conseguenze «paragonabili a quello che è accaduto a L'Aquila il 6 aprile dell'anno scorso» e sottolineando che per l'evacuazione dei cittadini ci sarebbe al massimo una settimana di tempo, molto più probabilmente tre-quattro giorni. «Nella fascia rossa ci sono attualmente 18 comuni abitati ufficialmente da 500mila cittadini, dunque diciamo almeno da 650-700mila - premette il capo della Protezione Civile - Tutti questi sarebbero interessati da terremoti, colate piroclastiche, colate di cenere e fango che andrebbero ad interessare buona parte del territorio». L'esplosione del vulcano, inoltre, «provocherebbe una colonna di fumo e lapilli alta fino a 20 chilometri e la caduta di cenere interesserebbe una zona compresa tra Salerno e quella al confine tra Lazio e Campania». Infine, al suolo ricadrebbero due metri di cenere per ogni metro quadro, facendo di fatto collassare molti edifici. Per evitare inutili allarmismi, Bertolaso ripete che si tratta di «scenari che non vanno presi per oro colato». Ed è per questo che «abbiamo chiesto alla commissione di rielaborarli, in modo da vedere se bisogna allargare la zona rossa e predisporre piani di evacuazione per almeno un milione di cittadini, tra cui molti di Napoli».

MONITORAGGIO SUI SOMMERSI A breve partirà il monitoraggio di tutti i vulcani sommersi nei mari italiani, con l'obiettivo di avere a disposizione una radiografia accurata della situazione e installare gli strumenti che consentano di rilevare possibili eruzioni. L'ordinanza per fissare i termini della campagna di monitoraggio, ha spiegato Bertolaso, riguarderà 13 vulcani sommersi ed è stata firmata oggi dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. «Si tratta di un'operazione che ci consentirà di intervenire con le più moderne tecnologie a disposizione. Dobbiamo fare una radiografia a tappeto e installare tutti gli strumenti che ci consentano di avere un monitoraggio costante dalla situazione». Il capo della Protezione Civile ha anche annunciato che verrà costituita una commissione di esperti internazionali, per dare «il via ad una campagna d'indagine che non è mai stata fatta al mondo». Ma quanto costerà tutto ciò? «La prevenzione - risponde Bertolaso - costa molto meno degli interventi in emergenza. Con dieci milioni sarà possibile attivare la rete».

La necessità di monitorare il comportamento dei vulcani sommersi - quelli più problematici sono il Marsili e il Valillov, entrambi nel Tirreno tra la Campania e la Calabria - non è legata tanto ad una possibile eruzione, quanto agli tsunami che potrebbero essere provocati dal distacco di parte del vulcano, come accadde a Stromboli nel dicembre del 2002. «A Stromboli, la quantità di rocce che finì in mare provocò onde alte quanto quelle che nel 2004 devastarono il sud est asiatico e non vi furono morti solo perchè era il 30 dicembre. Immaginatevi cosa accadrebbe - conclude Bertolaso - se a provocare uno tsunami fosse un distacco di parte del Marsili, un vulcano che è lungo 50 km e largo 20».

Fonte: l'Unità
28 aprile 2010
TAG:  VULCANI  VESUVIO  EPOMEO  NAPOLI  ZONA ROSSA  PROTEZIONE CIVILE  BERTOLASO  ERUZIONE  TERREMOTI  MONITORAGGIO 

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