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contributo inviato da MarcoBorciani il 26 aprile 2010
Anche se si vorrebbe dimenticare facilmente, qualcuno (o forse molti) ricorderà la trovata di bassissimo livello del premier che infangando Saviano e altri, attribuiva ai loro libri/film di denuncia sulle organizzazioni mafiose la responsabilità della notorietà dei fenomeni mafiosi stessi.
In questi giorni la cronaca, mai avara di notizie amare, ci ha fatto sapere del furto di messaggi e foto e souvenirs vari appesi all'albero piantato in memoria di Giovanni Falcone.
Ora, io sono malizioso, lo ammetto, ma faccio fatica a non collegare le cose...
Sia ben chiaro! Non sto dicendo che la responsabilità di atti tanti indegni di umana attenzione debba essere attribuita al premier. Sto solo insinuando che il peso politico e, soprattutto, morale delle sue parole dei giorni scorsi è tale da non essere, dal mio punto di vista, inscindibile da questi gesti. 
Dico che asserire cose di tal genere equivale ad abbassare la guardia su questo fronte, equivale a girarsi dall'altra parte di fronte a questo cancro della nostra società. E se accade che la nostra società si giri dall'altra parte, abbassi l'attenzione e faccia finta di niente, accade anche che certuni individui dimostrino di essere ancora saldamente imperanti e attivi, checchè ne dica il premier.
Insomma, se io fossi in lui, vorrei non aver mai detto cose così pesanti, se gli effetti sono tanto devastanti.
Lui, per il ruoo che riveste, deve pesare infinite volte le parole che sta per sfornare dalla sua bocca, perchè quelle parole sono macigni nell'opinione pubblica, siano parole condivisibili o deprecabili: il premier rappresenta una Nazione e, pertanto, non può sparare quello che vuole.... 
TAG:  FALCONE  BERLUSCONI  MAFIA  PAROLE 
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