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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 16 aprile 2010

Ho scoperto troppo tardi Allegro ma non troppo del geniale economista C.M. Cipolla, delizioso pamphlet dall’umorismo tipicamente british, che per di più si legge in poche ore.

La prima parte, Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo, dovrebbe infatti essere fornito a tutti gli studenti delle scuole superiori italiane per: 1) la chiarezza con cui introduce alla storia economica in generale, e 2) la sveltezza con cui delinea alcuni processi economici primari del Medioevo in particolare. Se penso a quanto mi appassionava la storia medievale, a quanto mi perdevo tra gli alberi di quell’enorme, stupendo, dispersivissimo libro di testo che ci avevano fornito, finendo ovviamente per non vedere più la foresta…!
Anche perché gli argomenti non sono per niente pretestuosi: la scoperta dell’America, convenzionale punto di inizio dell’Età Moderna, parte proprio dalla ricerca di strade alternative alla circumnavigazione dell’Africa alla ricerca delle famigerate spezie.

Molto meno “umoristico” (nel senso di “poco attendibile”) di quanto Cipolla ami farci credere nell’introduzione, il breve saggio in un dettaglio solo pecca: nel non accennare neanche per sbaglio alla, allora indispensabile, funzione del pepe di conservare e migliorare il sapore del cibo. Preferendo, e gliela perdoniamo per gli effetti comici, addebitare all’onesta spezia incredibili poteri afrodisiaci e, di conseguenza, demografici, es.: Eleonora [d’Aquitania] per quanto ne sappiamo era molto bella, intelligentissima, intrigante, indomabile ed estremamente esuberante. Divorava pepe come se fosse cioccolata (ma la cioccolata a quei tempi non era ancora arrivata in Europa).

Ce n’è per tutti, anche per chi intraprende guerre senza riflettere troppo (sulla Guerra dei Cent’Anni: Re Edoardo pensò che la sua sarebbe stata una guerra lampo. Come succede a tutti coloro che progettano una guerra lampo, si sbagliò di grosso. La sua guerra lampo durò come si è visto 116 anni e lui non visse abbastanza da saperlo), questione cui mi ricollegherò parlando del secondo saggio.

Con un elegante, geniale collegamento finale tra Rinascimento e bancarotte regali:
Poco dopo il 1340 [Edoardo … d’Inghilterra] dichiarò bancarotta ed informò i banchieri fiorentini che non avrebbe pagato i suoi debiti. (…) Se nel mondo degli affari non ci si può fidare di un gentiluomo inglese, di chi diavolo mai ci si può fidare? I Fiorentini trassero le logiche conclusioni: piantarono il commercio e la banca e si diedero alla pittura, alla cultura e alla poesia. Iniziò così il Rinascimento mentre sul Medioevo calava la parola FINE.

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Ma passiamo al secondo saggio, Le leggi fondamentali della stupidità umana.

Mi ha illuminata. Erano anni che sospettavo certe cose, anche se con la mia limitata (sic) intelligenza non ero in grado di concettualizzarle a questi livelli.
Di più: l’aporia in cui mi dibattevo derivava dal fatto che, pur avendo il fondato sospetto che le persone stupide fossero le più pericolose in cui si potesse avere la disgrazia di incappare, mi ero fatta l’idea che gli individui si potessero inscrivere in un diagramma cartesiano che riportava sull’asse delle ascisse il continuum stupidità / intelligenza, e su quello delle ordinate il continuum bontà / cattiveria, talché gli individui si potevano dividere in:
- stupidi e cattivi (pericolosissimi)
- stupidi ma buoni (relativamente pericolosi)
- intelligenti e buoni (innocui)
- intelligenti ma cattivi (pericolosi).
Dove per intendersi, stupido e cattivo è il trentenne che si imbottisce di coca e alcool, corre a duecento all’ora in città col suo Suv e ammazza quattro persone senza farsi un graffio.
E mi chiedevo spesso: è meglio un amico stupido ma buono o uno intelligente ma cattivo (giungendo a concludere in base a varie esperienze che forse è preferibile un amico cattivello, malizioso ma almeno intelligente, a uno buono ma imprevedibile nella sua idiozia)?

Le domande che mi ponevo erano giuste, ma sbagliavo ragionamento. Il ragionamento di Cipolla, in effetti, non prescinde dall’etica tanto quanto il mio, ma lo fa in modo molto diverso.
Seguitemi.
Intanto ci siamo dentro tutti. Benché possiamo anche incasellarci nelle più rassicuranti categorie di “intelligenti”, “banditi” e “sprovveduti”, almeno una volta ci siamo comportati tutti da “stupidi”. Però lo Stupido per definizione tende a comportarsi quasi sempre da Stupido.

Prima Legge – Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
Ove si rileva, tra l’altro, l’infondatezza dell’assunto del Vecchio Testamento stultorum infinitus est numerus: se il numero di persone viventi è finito, quello degli stupidi non può essere infinito.

Seconda Legge – La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.
Ove Cipolla sgombra il campo da ipotesi razziste, maschiliste o altro: purtroppo o per fortuna, una costante s di Stupidi rientra in qualsiasi popolo, gruppo sociale, sesso etc.

Terza (ed Aurea) Legge – Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé, o addirittura subendo una perdita.
Ove l’Autore distingue gli individui, secondo il loro comportamento, in 4 categorie matematicamente individuabili su un diagramma cartesiano:
- intelligente = chi procura un vantaggio a se stesso, procurandone contemporaneamente agli altri (è il tipo di soggetto che fa progredire l’intera società in cui vive);
- sprovveduto = chi compiendo un’azione ne ricava una perdita ma procura un vantaggio ad altri (Cipolla non lo dice ma anche santi, martiri ed eroi vi potrebbero rientrare);
- bandito = colui che compie un’azione da cui tra un vantaggio causando una perdita a qualcun altro;
- stupido = v. terza legge. Cipolla precisa amabilmente che:
Poste di fronte alla Terza Legge Fondamentale, le persone razionali reagiscono istintivamente con scetticismo ed incredulità. Il fatto è che le persone ragionevoli hanno difficoltà a concepire ed a comprendere un comportamento irragionevole. (…) La nostra vita è (…) punteggiata da vicende in cui noi si incorre in perdite di denaro, tempo, energia, appetito, tranquillità e buonumore a causa delle improbabili azioni di qualche assurda creatura che capita nei momenti più impensabili e sconvenienti a procurarci danni, frustrazioni e difficoltà, senza aver assolutamente nulla da guadagnare da quello che compie. Nessuno sa, capisce o può spiegare perché quella assurda creatura fa quello che fa. Infatti non c’è spiegazione – o meglio – c’è una sola spiegazione: la persona in questione è stupida.

Quarta Legge – La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.
Corollario – Lo stupido è più pericoloso del bandito.
Al profano parrebbe il contrario, ma basta intendersi. L’Autore dimostra matematicamente che il perfetto bandito è colui che, con le sue azioni, causa ad altri perdite equivalenti ai suoi guadagni. (…) Tuttavia i banditi perfetti sono relativamente pochi. (…) I banditi che occupano l’area Bi [banditi intelligenti] sono coloro che procurano a se stessi guadagni maggiori delle perdite che causano agli altri. (…) Sfortunatamente gli individui che occupano una posizione nell’area Bi non sono molto numerosi. La maggior parte dei banditi si colloca in effetti nell’area Bs. (…) Se qualcuno ti fa cadere e rompere una gamba per scipparti 10.000 lire o ti causa danni all’automobile per mezzo milione di lire per rubarti una radiolina dalla quale lui ricaverà sì e no 30.000 lire, se qualcuno ti tira un colpo di pistola e ti ammazza solo per trascorrere una notte in compagnia di tua moglie a Montecarlo, possiamo star certi che non si tratta di un “bandito perfetto”.

(…) Ci sono tuttavia persone che, con le loro inverosimili azioni, non solo causano danni ad altre persone, ma anche a se stesse. Queste sono un genere di super-stupidi che, in base al nostro sistema di computo, appariranno in qualche punto dell’area S alla sinistra dell’asse delle Y.

In un capitolo successivo Cipolla nota che la maggior pericolosità dello Stupido rispetto alle altre categorie deriva anche dalla sua inconsapevolezza di sé (in poche parole: non lo fa apposta, quindi non ha remore né rimorsi) e dall’inadeguatezza delle difese razionali opposte dagli altri individui:
Poiché le azioni di una persona stupida non sono conformi alle regole della razionalità, ne consegue che: a) generalmente si viene colti di sorpresa dall’attacco; b) anche quando si acquista consapevolezza dell’attacco, non si riesce ad organizzare una difesa razionale, perché l’attacco, in se stesso, è sprovvisto di una qualsiasi struttura razionale. (…) Questo è ciò che Dickens e Schiller avevano in mente quando l’uno affermò che “con la stupidità e la buona digestione l’uomo può affrontare molte cose” e l’altro che “contro la stupidità gli stessi Dei combattono invano”.

Illuminanti le osservazioni sul crescere della pericolosità sociale dello Stupido al crescere del suo potere (politico, burocratico, religioso…). Chi intraprende un blitz-krieg è sempre stupido.
Purché si ricordi sempre che un usciere stupido o un amico stupido può essere pericoloso tanto quanto Hitler o Pol Pot.

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