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contributo inviato da generosobruno il 14 aprile 2010

Ancora a poche ore dall’incontro tra Fiat, governo e sindacati, le indiscrezioni trapelate già non promettevano svolte risolutive per la Fma ed il suo indotto. Nello stabilimento di Pratola Serra si continuerà con la produzione di propulsori per le medie e le alte cilindrate. Nulla di risolutivo, quindi, rispetto all’ultimo incontro. Anzi, Fiat, per bocca dell’Ingegner Rebaudengo, ha frenato “ogni soluzione incompatibile con la crisi globale”.

Come per il Duca d’Auge, quindi, dal torrione del suo castello, nei “Fiori blu” di Queneau, la “situazione storica” resta, al momento, per la Fma, ancora “poco chiara”.

Sono molte, infatti, le aziende, legate agli stabilimenti di Pratola Serra e di Pomigliano, che potrebbero subire aspre conseguenze dalle scelte in materia di strategia industriale che il 21 aprile il Lingotto potrebbe presentare. Solo in Irpinia, il 30% dell’attuale Pil riguarda l’automotive. Mettere in discussione la Fma o anche parte dell’indotto significa piegare, definitivamente, alla crisi il territorio di un’intera provincia. E, sommesso, se non muto, mi è parso il contributo del centrodestra che governa l’ente Provincia.



I volumi di produzione dello stabilimento di Pratola Serra, per il momento, saranno ancora legati, per le vetture del gruppo Fiat ai soli segmenti C e D, risultando, sulla base delle stesse previsioni del Lingotto, inferiori del 50% di quelli occorrenti alla saturazione dell’organico.

Gli impianti di Pratola Serra, a pieno regime, sono tarati per produrre 630 mila motori annui. Di media, negli ultimi dieci anni, ne hanno prodotti, annualmente, 520 mila. Oggi, in virtù di un massiccio ricorso alla cassa integrazione straordinaria - tre settimane al mese, fino al primo novembre 2010 – assistiamo ad una caduta verticale della produzione che, dopo l’ulteriore stretta che ha già segnato il 2008, si è attestata, per il 2009, sui 170 mila motori prodotti. Difficilmente quindi, anche un intervento Chrysler, inopportunamente propagandato su alcuni quotidiani, riuscirà a saturare la capacità produttiva dello stabilimento di Pratola Serra e, ancora adesso, non si conoscono, riguardo alla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, quali saranno le prospettive per i lavoratori. Nonostante ciò, qualche segnale, intervento pubblico e contratti di solidarietà, dall’incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico pur è arrivato.

Secondo il piano industriale presentato dalla Fiat il 22 dicembre 2009, a Pomigliano d’Arco si produrrà la carrozzeria della nuova versione della Panda. Alla Fma serve che il motore per la vettura di Pomigliano esca da Pratola Serra e che Fiat scelga ancora l’Irpinia per l’introduzione di nuove tecnologie per la produzione dei motori MULTI AIR. E’questa la scommessa che è giusto chiedere alla Fiat ma che né Marchiorre e né Rebaudengo sembrano voler ascoltare.

Altre soluzioni, scegliendo, oggi, di lasciare il futuro della Fma ancorato sui medesimi segmenti di produzione alle possibilità del mercato del dopo crisi, potrebbero significare, nel tempo, anche un progressivo disimpegno di Fiat dall’Irpinia e l’inevitabile, tragica, apertura di tanti “focolai” nell’indotto, l’inizio di una lunga ritirata. Basta che la Fiat decida di internalizzare alcuni servizi, anche nello stesso stabilimento della Fma, che già adesso gli oltre cento lavoratori della Astec non vedono futuro oltre il 2010. Per non dire della Logi Service, impegnata in subappalto, sempre a Pratola Serra, per la Ceva o della Asm di Pianodardine, azienda che si occupa di stampaggio lamiere, con centosettanta lavoratori. Donne ed uomini in carne ed ossa, come spesso si dice.

Non so se la politica conosce i volti di questi lavoratori e se può raccontare qualcheduna delle loro storie. So per certo che ad occuparsene dovrebbe essere il Partito Democratico. Così non è. Sia prima che dopo il congresso provinciale il tema del lavoro sembra non appartenere alle corde del Pd irpino. Era già il giovane Holden, nell’ultima frase del libro di Salinger, che, quasi come un ammonimento, ci avvertiva: “Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti”. Ebbene, in questo Pd, a queste latitudini, sono in troppi, nonostante gli esiti elettorali, a non sentire la mancanza di nessuno. Mi sembra giusto, però, che, adesso, siano altre donne ed altri uomini a riprendere il racconto.

Generoso Bruno

foto di Davide Colella

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