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contributo inviato da AndreaLongoni il 6 aprile 2010
Molti della generazione tecnologica probabilmente non ha la memoria ( nel senso che non era nata, o era molto giovane ) quando cominciò il periodo di riforma degli enti locali e delle regioni; io faccio parte di quelli che andavano all'asilo ma ho avuto l'opportunità di studiare e vivere il sistema di governo che ne è derivato e che si sottintende quando si parla di "presidenzialismo" per la riforma della forma di governo nazionale.

Sostanzialmente si prevede che vi siano delle persone che si candidato alla presidenza della repubblica, alle quali si collegano un tot di liste ( coalizioni ). Il candidato che vince determina una maggioranza del 60 % ( o 55 % quando sono gentili ), ed una minoranza ( o più minoranze ) che prende il 40% dei seggi in parlamento.
Stabilita questa cesura, al fine di attribuire i seggi, si guarda la percentuale di voti presa a livello nazionale da ciascuna lista all'interno dei due schieramenti, maggioranza ed opposizione.

Possono esserci una serie di variazioni, come ad esempio nella legislazione elettorale regionale, dove il premio di maggioranza che porta al 55 o al 60 % viene attribuito attraverso il "listino del presidente" ma la sostanza è la stessa.

La domanda cui questo modello elettorale risponde è : "come faccio ad ottenere la stabilità dell'esecutivo?"
Domanda sensata, per carità, ma insufficiente a determinare una forma di governo.

Anzitutto sappiamo che i competitori competono per governare, quindi tenderanno ad inglobare il più alto numero di partiti possibile per raggiungere la maggioranza dei voti, la coalizione di Prodi ne aveva 14, quella odierna di Berlusconi circa 12.
La legge elettorale con cui entrambi hanno vinto le elezioni ha avuto effetti molto diversi : nel caso di Prodi al Senato v'era un solo voto di maggioranza, mentre nel caso di Berlusconi ( beato lui ) ne ha di più. Va da sé che con molti partiti all'interno della coalizione, meno sono i voti, più i singoli parlamentari ( e a maggior ragione i piccoli partiti ) hanno potere contrattuale rispetto a quelli grandi che guidano la coalizione. Ecco spiegato, con molta sintesi, perché mastella aveva il ministero della giustizia ( e, permettetemelo, che ingiustizia! ).
Al nanomalefico è andata meglio ma anche lui deve dare contentini a destra e a manca ( vd ad esempio i 500 milioni andati a Catania, piuttosto che la candidatura a presidente di cota e zaia, ma anche il numero enorme di ministri, viceministri e sottosegretari ).

Ovviamente al potere di determinare la maggioranza si somma anche il potere di determinare la caduta degli organi in caso di venuta a mancare del presidente per qualunque motivo ( dalla morte alla mozione di sfiducia ).

Nel sistema presidenziale il compito principale del parlamento è quello di controllare l'esecutivo; c'è da chiedersi come possa fare un organo controllore a controllare chi determina la sua maggioranza e la sua possibile caduta; a meno che non sia un organo suicida, o che non venga comprato dall'opposizione ( come fu tentato, durante il governo Prodi, con il senatore Bordon della Margherita attraverso dei favori fatti a sua moglie, e come fu riuscito con mastella, che ora prende felicemente uno stipendio da parlamentare europeo tra le file del pdl ).
In entrambi i casi la cosa non è edificante.

Ad ogni modo, già ora abbiamo un sistema del tipo che ho descritto, unici limiti di questo esecutivo, che definire ingombrante è quasi un eufemismo, è il Presidente della Repubblica, che può avviare un controllo costituzionale sulla forma delle leggi ed ovviamente la corte costituzionale che può dichiarare incostituzionali le norme che giudica incostituzionali.

Per il resto può fare tutto, e fa tutto. I parlamentari della maggioranza sono persone nominate dalle segreterie dei partiti, quindi, a meno che il candidato presidente non sia un suicida politico, li sceglie fra i suoi fedeli. Quando il governo sente avvisaglie di "infedeltà", può mettere la fiducia ( che in questi anni è stata utilizzata più che mai, e non si capisce perché, vista l'enorme maggioranza in camera e senato ).
Una riforma in senso presidenziale non farebbe altro che amplificare ulteriormente i caratteri già distorti che ci sono oggi.

A parer mio, ma è un parere fondato sulla storia, il parlamento deve rispondere ai cittadini, non al governo, quindi auspicherei una riforma elettorale che preveda, per il parlamento, la divisione del territorio italiano in collegi uninominali, in cui chi vince ( con la maggioranza relativa ) passa il turno e gli altri stanno a casa. Le elezioni sarebbe bene che si tenessero, per una quota maggioritaria dei seggi, a distanza di almeno due anni dall'elezione del presidente della repubblica, e per la quota restante nello stesso giorno, ma su schede separate, poiché diversi e con diverse funzioni sono gli organi.
Non dico assurdità, negli USA fanno così.

Un sistema di questo tipo porterebbe ad una riduzione drastica del numero dei partiti a tre, massimo quattro, sempre che rappresentanti di partiti non maggioritari ( lega, idv, udc ) riescano a vincere in almeno un collegio uninominale, ma soprattutto permetterebbe ai cittadini di avere ben chiaro chi sia il loro deputato, e quindi di controllarlo.

Un'alternativa la propone Sartori, ed è un sistema proporzionale con alta soglia di sbarramento ( 5 o 8 % ) a livello nazionale, sommata all'abolizione delle coalizioni pre-elettorali ( cosa anche questa che ci siamo inventati noi, poiché le coalizioni si fanno dopo le elezioni attraverso negoziazioni di programma, se nessun partito ottiene il 50+1 % dei seggi, vedi i governi laburist-liberal in UK, piuttosto che la grosseoalitionen in Germania ). A quel punto si può pure mettere il premio di maggioranza, se proprio lo si vuol mettere.
 
Seppur anche questo modello si può ritenere funzionante, trovo che risponda molto meno all'esigenza, molto forte in Italia, di controllare l'operato della classe politica.

Mi fermo, tanto sono parole al vento, faranno una porcheria come quella che ci fu propinata la volta scorsa ( mi pare fosse il 2006 ) e che i cittadini affossarono votando Si all'abrogazione.

Chi vivrà, vedrà. 

p.s.

ho sentito anche del semi-presidenzialismo, non commento perché devo studiarmelo bene prima.

TAG:  ELEZIONI  FORMA DI GOVERNO  PRESIDENZIALISMO 

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