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contributo inviato da tobelievein il 3 aprile 2010

 

C'è chi si meraviglia che le donne si facciano trattare da contenitori silenziosi e remissivi delle voglie di maschi allupati, irresponsabili, spesso violenti, che le donne non difendano il loro diritto all’autodeterminazione e la propria libertà di scelta se tenere o meno un figlio non voluto, se e come affrontare il doloroso travaglio dell’aborto; che le gerarchie ecclesiastiche intervengano pesantemente nella campagna elettorale per orientare il voto cattolico verso chi dà loro garanzie sulla inseminazione artificiale, su chi difende la vita mentre gli altri, "il partito dell’odio", “difendono” l’assassinio e la morte.
Un mondo di maschi che non sa niente della vita interiore delle donne, di quanto sia difficile vivere con dignità in una società fatta a misura di uomo, in cui sono gli uomini che fanno le leggi sull’utero delle donne, prescrivono cosa esse devono o non devono fare, e, infine, quanto devono soffrire. E, visto che ormai la legge sull’aborto c’è, se le donne vogliono lo stesso abortire, essi preferiscono che lo facciano con dolore, magari quando il feto è abbastanza sviluppato: così possono rendersi davvero conto di avere ucciso una vita…
Io non mi meraviglio che per la Chiesa la materia su cui interviene di più, oggi come ieri, sia la sessualità, ancora percepita, come nel Medioevo, come il laccio di Satana che conduce l’uomo alla perdizione, al PIACERE della carne piuttosto che alle sublimi vette dello spirito.
La morale ascetica torna in auge, trattata come una clava contro l’infida e diabolica sessualità femminile, causa della crisi della famiglia e dei valori cristiani.
Come se il male del mondo avesse sede nella donna-Eva, e ora la si volesse ricacciare a fare solo la moglie fedele di mariti dalla “scappatella” pronta, la mamma sollecita che rinuncia a sé stessa per amore dei figli, l’adulta il cui scopo esistenziale non può che essere prendersi cura dei nipotini o di anziani più o meno autosufficienti.
Vita terrena come rinuncia e sofferenza, per una gioia più grande nella vita ultraterrena.
 
La donna strumento flessibile di altrui necessità e destini. Mai padrona del proprio corpo e delle proprie scelte, mai protagonista della società. Soprattutto: mai libera.
Sì, perché la libertà fa paura, in tutte le sue forme. E’ la libertà del pensiero critico che si teme, quella che nessun dogma o tirannello di turno può sottomettere, quella per cui certi politici e membri delle gerarchie ecclesiastiche, ipocriti e senza speranza, cupi nella loro dipendenza dal potere che si sono creati, appaiono alle menti libere solo degni di riso o di pietà.
Per questo si interviene a piedi uniti contro l’autodeterminazione delle donne, perché essa è il simbolo del loro fallimento, di quanto siano inutili i loro meschini tentativi di riportarci indietro.
 
Questo non significa stare inerti a guardare ciò che il potere nelle sue varie forme sta cercando di fare, e anch’io mi meraviglio del silenzio delle donne, che il modello di donna oggi comunemente proposto sia quello della velina che fa carriera politica perché bella e nessuno si indigni.
Donna come ornamento. Basta che non pensi.
Perché se comincia a pensare, si accorge che quello stesso potere che “difende la vita” è anche quello che da anni rende valori i disvalori, afferma la legge del più forte sul più debole, foraggia la corruzione e l’evasione fiscale, arricchisce il malaffare e la mafia, esalta i repubblichini di Salò e presenta i partigiani come delinquenti. E si comprende che è questo clima che scatena i bassi istinti dei maschi che stuprano e violentano anche in mezzo alla strada tanto nessuno li ferma, che vanno in giro per il mondo a cercare bambini quando non trovano di meglio a casa propria, prendono a bastonate gli immigrati, danno fuoco ai barboni, aggrediscono e picchiano i gay quando si annoiano.
Se si comincia a pensare, ci si chiede anche perché mai la Chiesa, così rigorosa nel difendere la dignità della persona fino a negare il testamento biologico, non intervenga con tutto il suo peso anche contro i criminali mafiosi, contro la Bossi-Fini sull’immigrazione, contro la violenza contro le donne e i bambini, contro la pedofilia in casa propria ( dopo secoli di omertà, comincia a pronunciarsi ora, perché non può continuare a ignorare ), contro il traffico di armi e droga, contro le ingiustizie sociali, contro la pena di morte e la tortura…
Solo la donna e le sue scelte meritano dunque tanta attenzione da parte della Chiesa e dei partiti che si fanno paladini dei suoi dettami?
 
L’assedio contro i diritti delle donne si è fatto pesante.
Come pesanti sono le condizioni di milioni di lavoratori che temono di perdere il lavoro o da esso sono stati estromessi, spesso senza speranze, trascinando con sé le prospettive di un domani migliore per le loro famiglie e i propri figli.
E’ un momento di grave difficoltà per tutti, di paura, di ripiegamento, sfiducia, stanchezza. In queste condizioni, gli individui si incattiviscono e si isolano, ed è più difficile trovare le risorse per una mobilitazione generale intorno a diritti e valori.
Nonostante questo, occorre reagire, parlare e confrontarsi su ciò che sta accadendo, promuovere discussioni , mobilitare coscienze. Fare in modo che in questo buio resti accesa e si faccia grande la fiaccola del pensiero libero
 
Anna
TAG:  RU486  PD  DIRITTI  LEGA  CHIESA  DONNA  AUTODETERMINAZIONE 

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