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contributo inviato da cesare pisano il 3 aprile 2010

Finite le elezioni i molti soloni esterni al PD hanno dato voce alle immancabili critiche, che nei casi di mancata vittoria, si affaccendano a dare le più disparate soluzioni, ponendosi su di un piano di critica che dimostra solo la faciloneria di chi possa farlo standosene all’esterno ad osservare come uno spettatore.

Non è così!!

I problemi del PD sono stati di tipo oggettivo e, non c’è stato il tempo materiale per potere costruire, intorno ad esso, una fortissima identità e personalità , riconosciuta, attraverso la persona del segretario e degli altri responsabili.

Tre segretari, un Congresso di tre mesi intenso e positivo, le immediate elezioni regionali sono stati il vero impasse del rallentamento del passo politico, per non ricordare le elezioni Europee.

La nascita del PD, affidata da tutti, sia interni, sia esterni, a Walter ha permesso la progettazione di un’idea di Partito, che ha ingenerato in tutti, simpatizzanti e non, una specie di consapevolezza nelle potenzialità, che mai si sono palesate nella prassi politica…la molteplicità delle critiche erano la consequenzialità ai vari obiettivi, che sembravano a portata di mano, ma, che, invece, restavano lontani, come miraggi nell’assolato deserto africano.

Il Congresso dibattuto sui temi non ha retto, se non nelle speranze, alla molteplicità delle aspettative; troppe intorno la nascita di un Partito.

Ma, tutto questo, secondo me, spiega, in parte, le difficoltà, da parte dei segretari di turno, di cogliere tutti quegli aspetti, dal cui sviluppo doveva esplodere il Partito, come forza politica capace di battere le destre.

Quindi, alla base troppe aspettative non realizzate, non per incapacità, ma, proprio perché attese da tutti, come miracolo immediato e non come fatto politico su cui bisognava lavorare tutti insieme.

Da parte degli elettori simpatizzanti, quindi, un’attesa di qualcosa che non arrivava; un’onda lunga che ha portato alla stanchezza dei tanti.

I tanti che erano spettatori di un impasse che i vari responsabili di turno non riuscivano ad evadere.

Per organizzare un grande Partito ci vogliono anni.

Tutto questo non significa che non ci siano responsabilità e ritardi da parte della dirigenza.

Le regionali del 2010 hanno posto un problema di fondo, che va risolto subito: la vera identità, come forza consapevole di essere il PD e di appartenere al PD.

Quindi, quella ripresa di passo di cui parla Bersani; una ripresa sulla convinzione che l’identità e la natura del PD sia quella di un Partito Riformatore democratico laico, che si muove tra le forze moderate di centro e della sinistra.

Nelle regionali il Partito ha dimostrato incertezza e paura; lo si è notato, sia nel caso Vendola, sia nel caso Bonino, sia in Piemonte.

Vendola una persona squisita di ottima qualità politica, ha dimostrato nella sua Puglia di sapere risolvere dei problemi e di avere grande personalità e determinazione.

Qualità che lo hanno portato ad una specie di benevola arroganza: ha sfidato, forte della base pugliese, il PD ed il suo candidato.

La base del PD ha tradito il Partito, schierandosi con l’ottimo Vendola, razionalizzando la sua scelta come un momento di democrazia e di autosufficienza; come dire: o il Partito segue le nostre indicazioni o noi lo boicottiamo; e così è stato.

Grave errore, diciamo di tipo oggettivo; ma, gravissimo errore, perché ha dato allo sguardo esterno un’immagine sbiadita del PD e dei suoi dirigenti.

Da questo atteggiamento, sostenuto dai simpatizzanti del PD pugliese, che hanno dimostrato autonomia e sufficienza, nei confronti delle scelte dei responsabili del loro stesso Partito, sta la prima linea di confine da cui è emerso l’anarchia politica degli appartenenti al PD, convinti tuttora, che era giusto ridicolizzare il Partito e dimostrare l’incapacità dei dirigenti.

Ci sono riusciti: BRAVISSIMI !!!!!

Ma, a quale prezzo????

Andiamo al caso Bonino, nel Lazio.

Il ritardo di Bersani, forse, la paura di assumersi delle responsabilità nella scelta e nell’imporre la sua determinazione e volontà, hanno determinato un altro impasse.

Mentre il tempo passava, la Bonino, si è decisa di autocandidarsi.

Il PD ha gioito; come se si fosse tolto il sassolino dalla scarpa.

Ma, questo allo sguardo esterno, si è dimostrato un altro grave errore.

Naturalmente, io parlo di errori, in quanto, se avessimo vinto, tutti i discorsi sarebbero cambiati; invece, abbiamo perso e tutti i discorsi diventano critici.

La Bonino, di grande qualità morali e politiche, riconosciute in campo europeo è stata un degnissimo candidato.

Ma, la Bonino non è stata scelta dal Partito, né era una donna del PD.

La Bonino è stata semplicemente accettata, togliendo castagne dal fuoco al valido segretario Bersani.

Lentezza e mancanza di determinazione hanno impedito una scelta ponderata intorno a nomi all’interno del PD, soprattutto, tra i giovani; almenocchè non si sia pensato che il Lazio era già perso, dopo il caso Marrazzo.

Vendola e la Bonino, quindi, hanno aperto delle ferite gravi all’immagine del PD.

Pensare, poi, che si è riusciti a tenere, in un mare in grande tempesta, il timone diritto e perdere meno di quanto abbia perso il PDL è segno che il Partito c’è ed è veramente forte.

Altro errore, ma questa volta non commesso da Bersani, è l’arroganza di proporre al PD od alle sinistre la ricerca di un leader; ma, come si fa a cercare un leader?

E’ da folli pensare di andarlo a cercare per proporlo; i leader non si scelgono, si affermano come elementi naturali, attraverso processi ed eventi storici tipici; quando emerge lo si vede subito e lo si segue.

Non mi pare che nelle sinistre ci sia un leader capace di suscitare passioni e tempeste emozionali.

Invece, e sono d’accordo col segretario, va fatta, insieme agli alleati futuri la scelta del candidato premier, che dovrà guidare la formazione in alternativa alle destre.

Quindi, prima della scelta del candidato, vanno studiate le giuste alleanze.

Il PD è Riformista ed è moderato; il suo arco inizia dal centro e termina a sinistra; comprende le forze di centro, i popolari, i liberali riformisti, i socialisti riformisti , le sinistre consapevoli e responsabili nell’azione del governo, gli ecologisti, forse i radicali.

L’attuale cartello associativo vede l’unione salda tra PD ed IDV, ma dovrà essere allargato ad altre formazioni come l’UDC di Casini, Vendola, che penso sia uno dei nostri, i Radicali, i Verdi.

Un lavoro duro quello delle alleanze; ma è nell’agenda della segreteria e, credo sia una scelta prioritaria.

Dalle alleanze si può partire per sistemate il progetto alternativo intorno ai temi del paese.

Altro punto cruciale è il radicamento; il PD non può permettere che la Lega porti via i suoi naturali elettori.

Il PD deve stare sul campo, tra la gente, gli operai, nelle scuole, negli uffici, nelle piazze; deve essere presente su tutti i problemi; non deve snobbare nulla; deve capire cosa vuole la gente, deve dare sicurezza e farla sentire a casa sua, dentro il PD.

Il gazebo è lo strumento che dev’essere attivato durante tutte le manifestazioni , per avvicinare la gente, per dialogare, per proporre; durante le domeniche, le feste.

Lanciare i giovani e le nostre giovani verso il popolo, le famiglie, per chiedere, per aiutare, etc…

La Lega sa intercettare le emozione ed i sentimenti del popolo, le paure e le angosce, ma, non sa risolvere i loro problemi, che restano insoluti, con leggi retrive, conservatrici e lontane dalla modernità di una società aperta al dialogo ed alla multiculturalità.

E’ disumana; ha respinto in mare gli immigrati, non riuscendo nella distinzione tra rifugiati politici, donne incinte, poveri ammalati, bambini e vecchi.

Ha creato le ronde, che nessun Comune ha usato, tranne quei Comuni leghisti fanatici di questo stupido strumento di pseudo-controllo.

Ha creato il reato della clandestinità, la separazione dei “ diversi “ nelle classi.

Leggi che non hanno risolto nessun problema; li hanno solo aggravati, sfruttando le angosce vere dei cittadini.

Adesso Cota e Zaia manifestano la forte volontà di chiudere alla RU486, costringendo le donne a ricorrere negli ospedali moderni della Toscana.

Ove hanno governato, nel Veneto, hanno dimostrato di sapere bloccare la Regione; infatti, nessun settore pare si cresciuto in positivo, anzi, tutti i settori, a cominciare dal Turismo, imprenditoria, hanno subito un forte calo.

Non c’è il miracolo Lega; c’è solo una strumentalizzazione delle paure della gente.

La Lega non conosce solidarietà, ma realizza bene la chiusura etnica; molto prossima al razzismo.

Noi del PD siamo diversi e migliori; i valori della democrazia, della solidarietà della tolleranza, della laicità, ci distinguono da tutti e fanno parte delle nostre radici storiche e delle nostre lotte, in difesa dei poveri lavoratori.

Il PD deve riprendersi il suo elettorato e subito; è questo che chiede il popolo, quando trova sulla Piazza non noi del PD, coi nostri gazebi, ma gli sparvieri della Lega.

E non ultima la legalità; deve essere il nostro vanto; basta coi corrotti e con i politici che pensano ai loro tornaconti; nessuna pietà per costoro; pugno di ferro e rigore assoluto; chi sbaglia paga ed è espulso, ma, non basta; prima di essere presentato come candidato dovrà possedere una fedina integra e vergine; basta un nulla per l’esclusione.

Questo dovrà essere un punto fondamentale per costruire una vera alternanza.

Il PD deve ascoltare la gente sempre ed ovunque; è un grande merito questo e non un demerito; che nessuno dei nostri politici si consideri superiore a chi gli conferisce il voto; il loro potere deriva dalle nostre mani e dal nostro voto; vogliamo il Partito nel popolo tra la gente comune, sulle strade.

Che si faccia ricorso e si riprenda davvero il passo dimenticato: facciamo rivivere le vecchie feste del lavoro con il grande valore del lavoro di tutti alla base del progetto PD.

Le vecchie feste popolari annuali che riunivano i tanti con le loro famiglie tra i loro politici, tra contenuti, dibattiti e canti.

Ci si radica solo se si sa vivere e ci si fa popolo; se il Partito resta ancorato nei gangli degli uffici e del Parlamento segnerebbe il suo tracollo.

Nel tempo della morte delle ideologie non si può pensare ad un Partito che ricerchi il suo ceto per radicarsi.

Non esiste un ceto per il PD, entro cui pensare il radicamento; la lotta di classe è defunta; il suo essere moderato e riformista lo pone in mezzo al popolo, tra la gente comune; perché è dalla base dei problemi della povera gente che si può, oggi, nel nostro tempo, pensare di risalire ai problemi di tutti per rappresentare tutti nell’azione di riforma.

Porre termine immediato alla lotta a Berlusconi; al PD non deve interessare la vita personale e le varie faccende giudiziarie; questo è un suo problema, che lui dovrà combattere con la Magistratura; un forte errore farsi coinvolgere, soprattutto, durante i talk show.

Quando la trasmissione ha contenuti che nulla c’entrano col mondo del lavoro e coi tanti problemi della gente, bisogna starsene a casa e non prendere parte; i nostri politici devono avere un solo compito:

FARE CONOSCERE A TUTTI LE NOSTRE INTENZIONI, I NOSTRI PROGETTI, LE NOSTRE PROPOSTE.

Chi va in televisione deve riuscire a portare il discorso su queste materie.Occorrono politici che dimostrano una grande dialettica e prontezza di riflessi, per dare un’impressione positiva del PD e della mostra politica; tra i giovani non mancano elementi.

I giovani, ma, soprattutto, le donne sono la nostra vera risorsa; investire da subito su di essi e dimostrare coi fatti che noi non facciamo proclami, ma agiamo.

Svecchiamento del Partito; e questa è una delle richieste amate dagli iscritti e simpatizzanti.

Volti e parole, giovani e nuove, significa cambiamento e significa andare verso il futuro.

CHIEDOI AI POLITICI DEL PD:

ANDATE VERSO LA GENTE E LA GENTE VI SEGUIRA’ AD OCCHI CHIUSI

Cesare Pisano

TAG:  PD  ELEZIONI REGIONALI  BERSANI   

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18 aprile 2008
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