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contributo inviato da giorgio egidio il 2 aprile 2010

Era purtroppo immaginabile che la vittoria della Lega in Piemonte avrebbe causato dei seri problemi a causa della natura del movimento di Bossi: siamo una tribù, seguiamo le nostre leggi e nei limiti del possibile annulliamo “l’altro”.

Cota, appena saputo del suo clamoroso successo si è premurato di dire che lui (!) azzererà i fondi regionali per il festival del cinema gay, poi si è rivolto alla pillola abortiva Ru486 con un editto, autodafé, regola, tabù o quant’altro sempre in prima persona, trascinandosi dietro il sempre attento ex (?) ministro Zaia suo sodale di partito.

Oggi, per quanto ho potuto leggere, mi sembra che l’editoriale su La stampa di Marcello Sorgi, rappresenti una posizione critica e chiara, in particolare sul modus operandi del neo presidente:

Che Benedetto XVI in questo momento richiami i cattolici a battersi per il rispetto della vita fin dal concepimento, è logico, e perfino ovvio. E tuttavia, se Cota e Zaia sono liberi, in quanto cattolici, di manifestare opinioni coincidenti con quelle del Papa, le cose che hanno detto come governatori appena eletti sono sorprendenti e in qualche modo illegittime. Non c’entrano né le confessioni religiose né le posizioni politiche. Il primo dovere di un presidente della Regione, specie se scelto direttamente dal popolo, è assumere l’impegno, non solo con i suoi elettori ma anche con quelli che non lo hanno votato, di rispettare le leggi. Tutte le leggi, anche quelle che non gli piacciono, come la 194. E di garantire a qualsiasi cittadino i diritti assicurati da norme consolidate.


TAG:  PIEMONTE  RU486  MARCELLO SORGI  COTA 
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