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contributo inviato da Stefano51 il 1 aprile 2010

Non voglio tirare un siluro a Bersani, ma non voglio neanche che il tema della leadership, così come quello di tutta la classe dirigente del PD, divenga un tabù soltanto perché di segretari ne abbiamo già cambiati troppi. Anche perché qui secondo me Bersani c’entra fino a un certo punto, è piuttosto tutto il partito che non va bene così com’è. E se è vero, come è vero, che queste ultime elezioni regionali hanno almeno testimoniato rispetto alle politiche un risveglio del PD ( e il paragone non è fuori luogo : lo stesso Berlusconi ha lanciato un referendum sulla sua leadership con queste elezioni) è altrettanto chiaro che il PD si sta portando dietro dalla sua nascita troppe ambiguità irrisolte, che hanno pesato nel radicamento del territorio, nelle modalità di formazione dei circoli, nel tesseramento.

Credo sia giunto il momento – tre anni senza emergenze elettorali – di pensare alle cose da aggiustare, che poche non sono. Prima di tutto un nuovo suffragio elettorale - ma io lo penso per tutto il centrosinistra - con le primarie, su una carta dei valori da ricostruire perché il manifesto dei valori uscito fuori a suo tempo dai “saggi” già allora scatenò tanti dubbi, oggi non va proprio più bene.

Io dico che è tempo di uscire, se davvero vogliamo essere inclusivi, dalla logica dell’andare da soli. Con la sinistra, con il popolo della sinistra che oggi è orfano di rappresentanza parlamentare ma è sempre lì, si deve riaprire un confronto senza esitazioni e retro pensieri. Altrimenti dopo il popolo viola, dopo i grillini, continueranno a partire altre schegge. Ci sono oggi molti più motivi per riavvicinarsi di quanti ce ne siano per restare lontani, e questa vicinanza non deve significare necessariamente fusione : si può invitare la sinistra a redigere insieme al PD l’elenco di obiettivi comuni ( e ce ne sono tanti). Poi tutti i partiti del centrosinistra, ma anche i cittadini comuni con loro liste di appoggio a questo o a quel partito, dovrebbero sottoscrivere regole comuni, semplici, comprensibili e senza bizantinismi per consentire elezioni primarie davvero aperte a tutti e trasparenti. Si potrebbe usare il web per i confronti e gli approfondimenti (ovviamente abolendo i nick name e presentandosi con nome e cognome e quant’altro, si potrebbe usare il web per le candidature e la creazione delle liste, infine si potrebbero usare i circoli PD ( e le sezioni a disposizione dei partiti della sinistra) per le votazioni vere e proprie. Ma quello che è indispensabile è riprendere a parlare con tutti, far circolare le idee al lavoro, riprendere gusto alla politica attiva come leva per modificarla questa società. L'impoverimento culturale, prima che politico, del nostro paese è stato un ingrediente indispensabile per il regime berlusconiano, dobbiamo restituire spessore culturale alle nostre proposte politiche perchè soltanto così possiamo sperare di scardinare la matrix immanente. Ma serve un bagno di umiltà : se la politica è l'arte del possibile, dobbiamo scendere fra la gente, non solo nostra, e scoprire i nuovi sogni e bisogni di questa Italia del terzo millennio.

Il PD, ma non solo, tutto il centrosinistra ha bisogno di interrogarsi bene su chi siano, o chi siano diventati, i loro elettori oggi, e quale agenda delle emergenze intendano presentare ai loro rappresentanti politici.

E’ dal 2001 che una volta sì, una volta no, facciamo il muro del pianto. E’ ora di crescere, e nelle crisi si cresce in fretta solo se si ha il coraggio di farlo.

Stefano Olivieri

http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it

TAG:  UNITÀ  RINASCITA  PRIMARIE CENTROSINISTRA 

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