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contributo inviato da Anpo il 26 marzo 2010

Dopo il manifesto elettorale diffuso all'Aquila che paragona (glorificando il lavoro del governo) il post terremoto in Marche e Umbria (tema che nella campagna elettorale umbra non ha mai trovato spazio, forse perchè non d'attualità) a quello abruzzese, con tanto di foto dei container umbri vecchia di 10 anni, per le strade di Roma negli ultimi giorni hanno cominciato ad apparire manifesti, anonimi, che raffigurano una prima pagina dell’Unità con la foto di Marrazzo e il titolo “Lui di è dimesso"  e continuano  “... ma la sua giunta è tutta con la Bonino” e concludono : “Ti puoi fidare?” riprendendo lo slogan della candidata della sinistra, che è, appunto, “Ti puoi fidare”.

Orbene a parte la "classe" di chi fa queste cose senza metterci "nome e cognome" bisogna dire che non è esatto dire che l'ex giunta Marrazzo sostiene la Bonino. La signora Alessandra Mandarelli, ex assessore alle Politiche sociali della giunta Marrazzo, non solo ora sostiene la Polverini ma si è fatta persino, a differenza degli altri ex colleghi che hanno affrontato la campagna elettorale, inserire nel listino della candidata della destra.

Ma la cosa a mio avviso più grave è questo ribaltamento di valori che traspare dal manifesto in questione: Marrazzo si è dimesso  riconoscendo le sue responsabilità  è viene condananto alla damnatio memoriae come lo sono anche i suoi colalboratori. I vari leader della destra a partire da Berlusconi per quanti ne combinano restano attaccati alle loro poltrone e guai a chi osa critticarli.

Immaginate che il Pd, o qualche suo anonimo fiduciario, domani si metta ad affiggere cartelli con la foto del premier e con scritto "quest'uomo ha tradito la moglie. tradirebbe anche te".

Si scatenerebbe un nuovo stracciamento delle vesti, e forse non a torto, da parte dei soliti garantisti par-time del PDL e dintorni

 

 

 

 

 

 

TAG:  PDL  PD  CAMAGNA ELETTORALE  REGIONALI  POLVERINI  BONINO  MARRAZZO  POLITICA 

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commento di Anpo inviato il 28 marzo 2010
In effetti Carmelo anche secondo me i manifesti sono un metodo desueto per fare campagna elettorale e sostanzialemente lanciano messaggi vuoti. Ma per i politici rimane comunque un mercato appettibile visto che chi gli attacca di solito è pagato in nero e visto che oramai è consuetudine fare un bel condono per le affisioni abusive (l'ultimo permette di imbrattare un'intera provincia pagando solo 1000 euro).



commento di car me lo inviato il 28 marzo 2010
Anpo sui manifesti elettorali vorrei, se mi consenti, fare un'altra riflessione.
Far conoscere un simbolo, far conoscere un candidato è importante durante una competizione elettorale e fin quì siamo daccordo. Il grande pannello il minuscolo volantino sono stati sempre per i partiti mezzi efficaci dove l'espressioni delle idee veniva nettamente differenziata, cioè la sinistra aveva il suo linguaggio, la destra il suo. Da un pò di anni, invece la lettura dei messaggi è diventata di difficile comprensione, e di pochissima differenziazione. Due manifesti accostati nella città dove lavoro dicevano:
E' ora di cambiare - in poche parole, un'altra Italia. Il primo è il messaggio della destra, il secondo Pd. premetto che il nostro a me non dispiace affatto anzi. Però cos'è che li differenzia, addirittura se messi insieme, e ti assicuro erano uno a seguito dell'altro, formano un'altro nuovo e bello slogan. Chi pensa tali frasi credo che ci lavori tanto e lavori tanto sulla foto, sui colori, sulla posizione, il sorriso del candidato, messo di profilo, meglio se di fronte, meglio se dietro ci sono i giovani e cosìì via.
Non ho visto, e faccio tre esempi, nessun manifesto contro le centrali nucleari, il ponte sullo stretto (nella calabria), i temi dell'accoglienza a controbbatere le scelte del governo e che interessano soprattutto le regioni e nello stesso tempo rappresentano scelte forti che cambiano la qualità della vita, la qualità del territorio. Penso fosse stato più utile se gli strateghi della comunicazione avessero considerato di più un linguaggio rivolto a temi reali e meno agli slogan aperti che forse al momento danno sensazioni ma che non tengono conto della realtà quotidiana e soprattutto delle differenze.
commento di vecchio vascello inviato il 27 marzo 2010
Questi privilegiati sociali, sfruttatori di pubbliche risorse, garantiti dal potere per tutta la loro vita perchè figli di papà, sono sfrontati e prepotenti, tanto da pretendere di avere sempre ragione. La storia ha fatto un passo indietro, ed alle promesse di uguaglianza e pari dignità ha reintrodotto i privilegi fondati solo sulle discendenze genelogiche. Privilegi che, di fatto sono sempre esistiti, tanto che, infatti, sono il male che ha alimentato tutte le forme di corruzione che ha prostratto, di proposito, la struttuta dello Stato. Ma oggi, con questo governo, è ormai resa di nuovo legittima come negli anni più bui della storia italiana. Io credo che buona parte di responsabilità l'abbiano pure le sinistre, sia perchè, tanti dirigenti di partito e sindacali, dopo essersi arricchiti in modo esorbitante sono passati dall'altra parte, o, per lo meno, hanno agito allo stesso modo, sia perchè le carriere facili sono state garantite sempre e solo a coloro che, pur figli di papà, si sono introdotti di proposito nei partiti di sinistra per distuggerli dall'interno. Per questo, oggi, pare che i principi costituzionali che garantiscono l'uguaglianza siano vecchi e superati, mentre il moderno sia quello che era vecchio già cento anni fà!
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11 marzo 2008
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