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contributo inviato da Fabio1987 il 24 marzo 2010

di Andrea Scanzi (Micromega)

 Il milione di persone che ha raccolto l’invito del presidente del Consiglio e ha percorso le vie di Roma è la dimostrazione concreta che il berlusconismo non volge affatto al termine ma è vivo e lotta insieme a noi“. Sono parole, austere e fiere, deflagranti e rifulgenti, che faccio mie. Purtroppo non le ho scritte io, ma Maurizio Brutpietro in uno dei suoi frequenti moti di prognatismo carnivoro. Bravo Mascellone nostro: la Forza è in te. Daje mo’.Vi rode, eh? Siete cresciuti col mito fatuo delle manifestazioni, degli scioperi, delle adunate. Credevate che gli unici capaci di scendere in piazza fossero quelli di sinistra, cioè voi, pusillanimi e lavativi, ieri rossi e oggi viola. E invece vi è caduto un altro postulato effimero: siete carne morta (cit). Berlusconi ha adunato un milione di adepti, che per Emilio Fede sono 12 e per il filosofo Gasparri (che li ha contati uno ad uno, usando i fagioli zolfini come pallottoliere) addirittura 39. E’ stato un trionfo. All’acme di una giornata in cui hanno trionfato amore e gioia, c’è stato anche il giuramento. Lo si osservi: neanche Stefano Benni sott’acido avrebbe saputo fare di meglio. Stavolta non faremo (parlo in prima persona plurale, come il Divino Otelma) l’esegesi di reperti audio-video. Racconteremo bensì (?) L’Evento mediante alcuni scatti fotografici. Faremo satira visiva. Funziona così: se ridete, sono bravo io. Se non ridete, non capite le mie battute perché siete ignoranti e la vostra idea di cultura coincide con le bozze di Emmaus di Alessandro Baricco. Se vi prende un po’ di malinconia, siete nati nel paese sbagliato.
Si dia inizio, con media sicumera, alla carrellata.
 
- Le Stazioni del Calvario (Prima Sosta): L’Adunanza

milionidipersone
Questo scatto dimostra, da solo, come le cifre prosserte (?) da Silvio Berlusconi corrispondano al vero. C’era davvero un milione di persone in piazza. Alle centocinquantamila assise nell’agone repubblichino e puntualmente rilevate dalla Questura (organo notoriamente bolscevico), vanno infatti aggiunte le 700mila unità assiepate dentro il capannone verdolino (in basso a destra) e le 49mila999 infermiere nascoste, una sopra l’altra, dentro le ambulanze. La milionesima persona, sepolta sotto la tomaia della Brambilla, era Luigi Amicone. Luigi uno di noi, uuuuuuno di noi, Luigi uuuuuno di noiiiiiii (tutti insieme: è un coro da stadio, va fatta anche la ola brandendo un autoscatto di Taradash per amplificare l’effetto scenico).

- Le stazioni del Calvario (Seconda Sosta): Foto di gruppo con blackberry
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Eccola, l’ammiraglia del potere. Il nucleo avanguardista della liberazione liberale, riformista e (parecchio) riformata. In prima fila vi è scintillio di scibile, esondazione di cervelli. Profluvio di Sapere. Da sinistra si scorge l’ineffabile Fitto, sciaguratamente rivolto a sinistra in un moto di labirintite bakuniana; Lady Ravetto, che gesticola cercando affannosamente il suo Blackberry; Alfano, fieramente vacuo nella sua tronfia ottusità; Scajola, che rimpiange i fasti delle mattanze alla Diaz; Brontolo; la Prestigiacomo, sepolta da uno scialle tricolore che trasuda amor patrio; Gasparri, col pulloverino stinto preso ai saldi dell’Upim, postura plastica da dromedario sciatico e l’occhio bovino proteso alla ricerca di un Questore qualsiasi (e senz’altro ubriaco) da insultare; Cicchitto, col consueto surplus di carisma e quella eroticissima permanente naturale in poliuretano caprino espanso. Infine, l’elegante Santanchè,  intenta a dialogare aulicamente – citando Kierkegard e  Sylos Labini – con Alessandro Meluzzi (fuori inquadratura). A me queste cose mi caricano, e soprattutto agli italiani gli caricano (cit).

- Le stazioni del calvario (Terza Sosta): Al ballo mascherato della gran società

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Spuntano nuove menti eccelse (le stesse, verosimilmente, che hanno scritto “vincie” con due “i”, chiara libertà letteraria dai rimandi gaddiani). Ecco il Sindaco di Roma, Alemanno, che più che ridere pare tradire un certo imbarazzo nell’osservare la pettinatura Big Jim dell’ineffabile Fitto. Al centro, statuaria come un castello di sabbia in un giorno di maremoto, troneggia la Polverini. Ella ride. Ecco: la Polverini ride. Sempre. Fateci caso: in ogni foto, lei ride. Le va concesso di prendere benissimo la sua situazione (Moacyr Barbosa fu zimbellato per molto meno *). Accanto a lei, un ex fascista qualsiasi. Nella tasca dell’ex fascista qualsiasi, spunta il ciuffo di Brontolo (nomignolo affettuoso, s’intende: ho sempre amato le favole). Alla destra della foto, la Santanché continua a citare Sylos Labini con Meluzzi (fuori inquadratura). Della foto piace molto lo sguardo affascinante di Giovanardi, che appare dietro Alemanno esibendo un profilo greco vagamente riconducibile a Jabba the Hat (con la “a”, non con la “u”: Hat, non Hut. Non è una Pizza).

- Le stazioni del calvario (Quarta Sosta): L’ernia sacrificale di Alfano

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Ella ride. E’ lei è lei, è la Polverini. Che ride. Ride. Ride. Oh, quanto ride. Varie correnti di pensiero si interrogano sulle motivazione di tale ilarità irrefrenabile. Tesi pecoreccia: Cicchitto ce sta a prova’. Tesi boccaccesca: Gasparri, con fare tronfio e virile, ha appena sganciato una pugnetta di media consistenza chimica. Tesi littoria: Alemanno stava imitando Mussolini a Piazza Venezia (come si evince dalla postura prognatica), e alla Polverini Piazza Venezia ha sempre fatto ridere molto. La foto, di grande tenore drammatico, commuove per il sacrificio spinale del Ministro Alfano, che nello stentoreo tentativo di abbassarsi ai livelli sotto il livello del mare di Brontolo, lascia sul campo tre vertebre, un’ernia iatale e uno scompio dorsale fulminante. Vi sia lode.

- Le stazioni del Calvario (Quinta Sosta): L’ira funesta del divino Brontolo

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La foto, bella come il sole in un giorno di tsunami, denota il cipiglio della classe politica berlusconiana. Nello specifico, cosa stava dicendo Brunetta? Ipotesi musicale: stava cantando, con foga autobiografica, Un giudice di De André. Ipotesi erotica: stava dicendo “Questa qua dietro mi tira come un carro di buoi in salita”, alludendo alla sciantosa rossastra che spunta (parecchio) da sopra (va be’) le sue spalle. Ipotesi dotta: stava gridando “Pocciate qua, comunisti di questa gran ceppa de minchia” (però con affetto). Ipotesi fetish: stava urlando “Che palle ‘sto tacco 12, io oggi volevo venire a piedi nudi ma Silvio non ha voluto”.

- Le stazioni del Calvario (Sesta Sosta): In the name of love

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Questo scatto, da solo, mostra l’amore a cui alludono i leader del centrodestra. Un amore totalizzante e totalitario, fatto di affetto e tolleranza, fratellanza e libertà. Un amore che, se solo Himmler fosse ancora vivo, si sentirebbe quasi a casa.

- Le stazioni del Calvario (Settima Sosta): La giustizia

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Amena foto, che molto ha fatto discutere, in cui i manifestanti mettono alla gogna personaggi (tarocchi) sgraditi. Guardiamoli, allora, questi tarocchi. C’è il “matto” Di Pietro, e mi pare giusto. C’è la “morte” Bonino, e mi pare simpatico. C’è la “giustizia” Borsellino, e mi pare sintomatico. E’ questa la differenza tra loro e voi, cari cazzoni comunisti. Che voi, quando fate le manifestazioni, trasudate odio e insultate il giuslavorista Biagi, il presidente della Repubblica, il Papa. Loro, no. Loro arrivano a sputtanare un uomo che ha dato la vita per la lotta alla mafia, denotando con ciò un pessimo messaggio etico a questo paese. Pronta è arrivata la smentita: Borsellino, hanno detto gli organizzatori, era messo lì proprio come contrapposizione “buona” a Di Pietro. Ne prendiamo atto (uso sempre il plurale, come il Divino Otelma). E’ una rettifica che fa piacere. Ci sfugge, però, come l’elogio di Borsellino possa andare di pari passo con gli inviti a non rispettare, odiare e denigrare la magistratura italiana. Inviti lanciati, con la consueta piacevolezza, anche sabato dal Capopopolo (cit) che “ha battuto ogni record nelle democrazie occidentale sono al 61 percento dei consensi non sono in crisi la sinistra sa solo odiare il popolo è con me i giudici dettano l’agenda elettorale il Milan ha pareggiato ahi ahi ahi io so’ io e voi non siete un cazzo”.

- L’approdo al Golgota: Autoscatto di un paese intero

sgniacchera
 
Lo scatto, ultimo della serie, racchiude tutta la manifestazione. Se, tra cento anni, volessero riassumere il periodo berlusconiano, basterebbe mostrare questa foto. Ritrae la versione ultima della casalinga di Voghera. Il suo sguardo trasuda letture importanti, aspettando un inutile restyling dalla parrucchiera di fiducia, circondata da cagnette a cui hanno sottratto l’osso, comari che non possono più dare cattivo esempio e regine del tua culpa (tripla cit). L’occhio è compiaciutamente obnubilato dalla Cura Mediaset Ludovico. Il volto è massiccio, ridondante, satollo. La figura intera emana erotismo da tutti i pori (del resto, si sa, le fighe sono di destra e quelle di sinistra vanno in giro con le Superga). Il cappello, si direbbe in carta igienica, allude anch’esso all’amore, materia di cui la Donna è senz’altro esperta. Sopra la Pasionaria, un ritaglio di giornale, con Berlusconi col braccio destro (giustamente) alzato. Quando vedi una donna così, ti viene voglia di Signorini.
Ebbene, cari trotzkisti, questa non è una donna: è uno specchio. Questa donna è l’Italia. L’Italia della maggioranza. Quella che tranquilla coltiva l’orribile varietà delle proprie superbie. Come una malattia. Come una sfortuna. Come un’anestesia. Come un’abitudine.

* Se non sapete chi è Moacyr Barbosa, non è colpa mia. Non posso star qui a spiegarvi sempre tutto.

TAG:  POLITICA 

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