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contributo inviato da meschino il 22 marzo 2010

C’è la crisi, c’è la crisi (e ‘sta volta i ristoranti sono vuoti). Stipendi più bassi per tutti, meno lavoro per tutti, più incertezze per tutti. Per tutti o quasi; ecco chi la crisi sicuramente non la pagherà:

FaustoTonna: direttore finanziario di Parmalat. Ha creato un buco di 14 miliardi di euro nell’azienda in cui lavorava. In processo ha patteggiato non scontando nemmeno un giorno di carcere. Oggi lavora nell’azienda emiliana Prisma. A pagare il buco ci hanno pensato i piccoli risparmiatori da lui ingannati.

MarcoTronchetti Provera: Il grande timoniere di Telecom ha lasciato un debito di 39 miliardi di euro (leggasi trentanove) dopo che l’altro grande manager Roberto Colaninno aveva rivelato Telecom con 50 miliardi di euro (leggasi cinquanta) mai sborsati e fatti ricadere come debito sulla Olivetti. Dopo le sue dimissioni il titolo è precipitato e lo stato ha commissariato l’azienda; risultato: gli investitori perdono e gli operai sono licenziati. Ah dimenticavo! Tronchetti ha passato delle ottime vacanze sulla sua barca in costa Smeralda.

Marcel Ospel: Prima “vittima” illustre della crisi dei mutui in Europa. Vittima si fa per dire dato che ha speso un occhio della testa per realizzare il suo sontuoso terzo matrimonio, è proprietario di un faraonico super chalet sulle alpi svizzere e si sposta con una misera Ferrari gialla. Prima di essere disoccupato era il numero uno del colosso svizzero Ubs dove ha creato un buco di 37 miliardi di dollari. Era considerato il banchiere più stimato d’Europa.

Jimmy Cayne: Dopo ventinove anni ai vertici della banca Bear Stearns è rimasto senza poltrona a causa del crollo del medesimo istituto di credito. Sembra che nei giorni più neri della crisi preferisse andare a giocare a golf o a bridge. Se ne è uscito con la modica cifra di 60 milioni di dollari vendendo poco prima del collasso il suo pacchetto azionario, dando così il colpo definitivo alla banca che dirigeva. Non provate a dirgli che gioca male a bridge, è molto permaloso!

Cesare Geronzi: Uomo di settantatre anni, è implicato in tutti gli scandali finanziari degli ultimi anni. Secondo le accuse avrebbe obbligato Tanzi (sì quello del Parma dei miracoli) a comprare Eurolat da Cirio ad una cifra fuori mercato per permettere a Banca di Roma, istituto di cui era presidente, di poter rientrare dei crediti concessi  a Cragnotti (sì quello della Lazio dei miracoli). Già condannato in primo grado per bancarotta, oggi siede alla presidenza di Mediobanca. Sono sempre i peggiori a non andarsene mai!

John Meriwether: La prima volta non è bastata; e così dopo aver fatto perdere cinque-miliardi-cinque all’hedge fund che dirigeva nel 97-98 (crac che scosse tutta la finanza globale), il vecchio Jhon ci ha riprovato. Manco a dirlo ha fallito: il fondo che controlla da inizio dell’anno ha perso più del 28%. Naturalmente i soldi non sono i suoi ma di investitori che a gran voce li richiedono indietro. Di lui si sa solo che ami molto il tavolo verde e che in alcune partite a poker abbia giocato delle mani milionarie. Non si può dire che non ami il rischio (almeno finché i soldi non sono suoi).

Erin Callin: La diva della finanza mondiale, specializzata nel rassicurare i mercati, non ha retto. Direttore finanziario di Lehman Brothers, quarta banca d’investimento americana (mica bruscolini), ha dovuto ammettere perdite per 2,8 miliardi di dollari nel secondo trimestre. Sulla sua scrivania rimarranno i suoi famigerati tacchi a spillo e gli stivali color pastello che amava tanto. La banca è fallita, lei no.

Cai: Sta per compagnia aerea italiana ed è il nome della cordata tirata fuori dal cilindro di Berlusconi per acquistare Alitalia. Ma andiamo con ordine: Dal 1988 la compagnia aerea di bandiera non fa altro che perdere nonostante l’alternarsi dei vari presidenti: il prodiano Bisignani (che rimane fino al ’94), il manager Schisano (rimasto fino al’96),  Domenico Campella (che fa fallire l’accordo con Klm) e il leghista Bonomi (che sponsorizzò una manifestazione di equitazione in cui partecipò in prima persona). Nonostante i continui fallimenti tutti hanno ottenuto buone uscite faraoniche. Ma nel 2007 la cosa sembra finalmente risolversi: Alitalia verrà venduta ad Airfance che ripianerà il debito e farà nuovi investimenti sborsando complessivamente 2 miliardi e licenziando 2000 lavoratori. Ma il governo cade e i francesi devono aspettare l’insediamento del nuovo governo per chiudere la questione. Ecco che in campagna elettorale Berlusconi tira fuori la favoletta dell’italianità (come se le linee aeree fossero un settore strategico) e che avrebbe già pronta una cordata italiana per vendergli la compagnia di bandiera. La compagnia in questione è proprio Cai, un’insieme di imprenditori italiani per nulla interessati a salvare le frecce tricolori e incapaci di fare funzionare una compagnia aerea, che decidono di dire sì a Berlusconi solo perché questi promette loro di cedergli i terreni dell’expo di Milano. Il debito di Alitalia lo paghiamo noi (2 miliardi che prima avremmo ricevuto dai francesi e che adesso siamo costretti a sborsare come stato), i lavoratori licenziati saranno almeno settemila e nella compagnia entrerà almeno una compagnia straniera (alla faccia dell’italianità). Ricapitolando: la Cai non rischia nulla, avrà i terreni dell’expo e tra cinque anni rivenderà la compagnia ad un soggetto straniero (probabilmente Airfrance che così otterrà l’azienda senza sborsare un soldo) mentre verranno licenziati il triplo dei lavoratori stimati (sempre che non aumenti il numero) e lo stato (cioè noi) pagherà due miliardi di debiti. E poi dicono che i sacrifici dobbiamo farli tutti.

Catania: La ridente (come se le città potessero ridere!) cittadina siciliana, amministrata dal medico personale di Berlusconi Scapagnini, ha accumulato un debito pubblico enorme a causa di clientelismi e mala gestione. O meglio, aveva accumulato, perché il governo ha pensato bene di pagare per intero tutto il debito della città, una manovra che non era mai accaduta nella storia d’Italia, nemmeno quando a governare c’erano i democristiani più corrotti. Tutto questo è passato sotto gli occhi vigili delle sentinelle padane della Lega Nord. Catania ringrazia il Monviso.

Certo ne mancano ancora tanti all’appello ma tra loro non vedo ne immigrati, ne sindacati, ne studenti facinorosi. Per cui la prossima volta che avrete paura di essere derubati state più attenti alle banche e ai governi piuttosto che agli scippatori.

TAG:  CATANIA  CRISI  TELECOM  ALITALIA  BANCHE  PARMALAT 

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