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contributo inviato da dianacomari il 21 marzo 2010

Sui giornali di oggi impazza la guerra sulle cifre dei manifestanti del Pdl in piazza San Giovanni ieri a Roma, ma la verità è che quei numeri non sono così determinanti (sebbene ci sia un’enorme differenza tra il milione di presenze sbandierato da Cicchitto e le 150.000 persone quantificate dalla questura).
Non è nemmeno così interessante guardare tutte le foto fatte girare dal Popolo Viola che vogliono dimostrare che la piazza del Pdl non fosse così piena (come invece sembravano mostrare certe inquadrature televisive a campo ristretto) o ascoltare i commenti dei giornalisti del Tg3 su quanto accaduto perché, con il massimo rispetto per il lavoro giornalistico, è risaputo per quale tendenza politica propendono e tutto rischia di apparire come una banale guerra tra le parti.

Oggi, purtroppo, viviamo in una società dove la vera piazza è la televisione e, per esistere, bisogna passare da lì. Poco importa se Piazza San Giovanni era piena zeppa o no (questi numeri interessano soltanto gli organizzatori della manifestazione per sapere se il loro evento ha ottenuto il riscontro desiderato o no). Esilarante Beppe Grillo che ha commentato che «Berlusconi usa la piazza come le donne. Prima le paga e poi dice che le ha conquistate», ma la realtà è che quello che volevano fare era uno spettacolo coreografico elettorale da mandare in televisione (con tanto di comparse a pagamento: qualcuno ha denunciato che sono stati reclutati disoccupati per sfilare a 100€ e viaggi a spese del Pdl) per mandare un messaggio forte, non ai presenti in piazza, ma agli italiani a casa.
Allora, la vera questione su cui si dovrebbe discutere non è la quantità di persone accorse all’appello di Berlusconi, ma i contenuti di quella chiamata e i messaggi mandati dal palco di Piazza San Giovanni.
E questi non sono per nulla rassicuranti.

Se Prodi qualche settimana fa, a proposito del decreto salva-liste, aveva commentato che «c’è d’aver paura», oggi, questa frase suona più azzeccata che mai.
I messaggi mandati dal palco di Piazza San Giovanni da Berlusconi, infatti, hanno dei toni inquietanti: sono volati attacchi ai magistrati, all’opposizione (non si è mai visto un capo del governo manifestare contro l’opposizione), ai giornalisti e l’appello al voto per le elezioni regionali - in cui i cittadini dovrebbero scegliere un Presidente di Regione e dei componenti del consiglio regionale, che altro non sono che amministratori del territorio locale - è stato trasformato in un coreografico giuramento (che sembrava tanto una di quelle messe in scena organizzate dalla Lega in riva al Po in onore della Padania libera) accompagnato dall’annuncio che quel voto sarà utile per favorire le riforme istituzionali, in primis quella dell’elezione diretta del capo dello Stato.
Ci mancava davvero solo che annunciasse il voto per la monarchia e poi avrebbe completato l’opera.
Un’altra promessa elettorale davvero surreale è stata la vittoria sul cancro (si vedano Corriere e Repubblica)… questa è davvero la più bella che Berlusconi potesse fare, imbattibile!

Molte le reazioni che quelle parole hanno suscitato nelle opposizioni, ma forse non abbastanza chiare.
Bersani si è limitato a dire che Berlusconi ripete lo stesso ritornello dal 1994 e che parla da capopopolo e non da capo del governo: tutto verissimo, ma nella sua tranquilla nonchalanche Bersani si limita a liquidare il Pdl con una battuta, mentre sembra non vedere che quel «copione che si ripropone uguale dal ‘94» si presenta in modo sempre più autoritario e pericoloso.
Di Pietro, al solito, ha urlato che il capo del governo che manifesta per attaccare la magistratura è un attacco alla Costituzione: come sempre è stato l’unico ad aver colto la gravità - oltre che il paradosso - della situazione, ma non ha compreso che in un contesto del genere, il problema non lo si può affrontare facendo a gara a chi grida di più.
Casini, in quanto a battute, se l’è cavata meglio, sostenendo che «Berlusconi è imbattibile nell’organizzazione di manifestazioni e eventi come le feste, ma sarebbe meglio che si occupasse dei problemi degli italiani». Peccato che non abbia detto nulla sul fatto che in molte regioni, l’UdC è alleata del Pdl e sul fatto che Berlusconi, il giorno prima aveva detto che «L'Udc pratica il peggio del peggio della vecchia politica e dell'opportunismo».

Eppure, battute a parte, il problema di ciò che è stato detto dal capo del governo (perché questo è Berlusconi, anche se sembra sempre tutt’altro) resta in tutta la sua gravità e forse, sarebbe il caso che qualcuno cominciasse a rispondere in modo serio e puntuale (ma senza urlare) anche a tutto ciò.

Interessante l'editoriale di Scalfari su La Repubblica>>>

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