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contributo inviato da Altra Scuola di Francesca Puglisi il 18 marzo 2010
Modena: Unione Terre dei Castelli, una mozione del capogruppo Pd

"Giusto contenere i costi ma questo non deve andare a danno dei servizi scolastici, in particolare per quanto riguarda le mense nelle scuole dell’infanzia e dell’obbligo”. E’ quanto sostiene il consigliere Maurizio Piccinini del gruppo Centrosinistra-Partito democratico dell’Unione Terre dei Castelli.

La mozione impegna la giunta a un confronto “con le scuole e le parti sociali coinvolte” finalizzato a “garantire comunque le prestazioni dei servizi scolastici” con particolare riferimento al servizio mensa nelle scuole che attuano il tempo pieno.

“Il tempo pieno – spiega Piccinini – va garantito in ogni caso. E’ quello che ci chiedono le famiglie e il mondo della scuola. Anche in una fase come questa di grosse difficoltà per i bilanci degli enti locali il nostro obiettivo deve essere quello di mantenere alto il livello dei servizi”.

Il documento, che sarà discusso domani dal Consiglio dell’Unione Terre dei Castelli, prende atto con soddisfazione dei provvedimenti varati dalla Regione Emilia Romagna a sostegno dell’infanzia. “Provvedimenti – si legge nella mozione – che possono, di fatto, concorrere a mantenere progetti, iniziative e servizi per le Famiglie e per i giovani” nonostante i tagli di bilancio.

TAG:  MODENA  PARTITO DEMOCRATICO  PD  SCUOLA  TEMPO PIENO  TAGLI  BILANCIO 

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commenti a questo articolo 0
commento di madocapo inviato il 23 marzo 2010
(continuazione intervento precedente)
Si può obiettare anche che, fino ad oggi, con tutto il personale docente utilizzato, gli alunni restano comunque carenti rispetto ai coetanei europei.
Può darsi, ma si è fatta un'indagine sul rendimento degli alunni del tempo pieno e prolungato scorporata dal dato complessivo?
Conosco per esperienza diretta realtà a T.P. che, fino ad oggi, hanno fornito agli alunni un ottimo bagaglio di conoscenze e di abilità che emergono, in modo evidente, nelle scuole superiori, in particolare nei primi tre anni.
E' comunque vero che alcuni tagli andavano fatti ma in modo mirato.
Propongo un ulteriore esempio. Esistono piccolissime scuole in montagna ma anche in plessi distaccati dalle sedi centrali con 6/7 alunni per classe che, grazie ad un padrino particolarmente influente (ad esempio la Lega nel Nord), continuano ad essere mantenute o in classi singole o in pluriclassi.
Questo, oltre ad essere un'ingiustizia per gli alunni (come diceva Don Milani), è uno sperpero che doveva essere eliminato perché ad una amministrazione conviene assumere un autista (che tra l'altro già potrebbe essere in servizio per raccogliere gli alunni sparsi),piuttosto che mantenere un edificio con tutti gli addetti.
Altri tagli potevano essere fatti, ma oculatamente e non alla cieca come è avvenuto e soprattutto, parallelamente ai tagli, era opportuno che si aumentasse e non si riducesse il badget per la L. 440 sull'autonomia per consentire alle scuole di utilizzare personale per progetti mirati; come anche doveva essere aumentato e non ridotto il fondo d'istituto (incentivazione) per favorire un impegno orario maggiore dei docenti in servizio.
commento di madocapo inviato il 23 marzo 2010
Se per tempo pieno e tempo prolungato si intende il parcheggio degli alunni a scuola mentre i genitori lavorano, i tagli della Gelmini permettono ancora che, nel pomeriggio, a scuola ci sia un guardiano che controlli che i bambini e i ragazzi non si facciano male; se si intende, invece, la qualità dell'istruzione per tutte le ore di permanenza nell'edificio scolastico, allora non ci siamo.
Faccio un esempio. Nella scuola media il tempo prolungato, comprensivo di mensa, è di 36/39/40 ore settimanali, questo vuol dire che ogni scuola, per essere efficace, deve garantire almeno tre prolungamenti pomeridiani.
La legge istitutiva del T.P. prevedeva (e prevede ancora) che l'orario dei docenti comprendesse un budget di ore di completamento cattedra da utilizzare in attività di laboratorio, recupero, potenziamento e di mensa.
I tagli della Gelmini hanno eliminato del tutto questo budget di ore per le lingue straniere, l'ed. tecnica, artistica, fisica e musicale, hanno invece ridotto sensibilmente quelle di lettere e matematica.
Le conseguenze sono il forte ridimensionamento della varietà dell'offerta formativa, riducendo l'attività pomeridiana al recupero e al potenziamento per le discipline insegnate dai docenti di matematica e lettere.
Si potrebbe pensare che va bene così perché i nostri ragazzi sono carenti essenzialmente in italiano e matematica, ma questo non è vero, a parte il fatto che lo sono anche in lingua straniera, vi sono degli alunni che per conseguire degli obiettivi adeguati nell'esprimersi e nel formulare concetti logici, hanno bisogno di percorsi alternativi che passano per l'attività fisica, manipolativa, artistico-musicale.
Ora, passare i pomeriggi in compagnia degli insegnanti di matematica e lettere, con tutta la fantasia che tali docenti possano impiegare per trovare metodologie alternative, diventa estremamente faticoso e, in ultima analisi anche poco produttivo.
Si può obiettare anche che, fino ad oggi, con tutto il personale
commento di cilloider inviato il 23 marzo 2010
Forse sfugge una cosa!

il numero degli insegnanti doveva essere necessariamente tagliato, si pensi che nel 1995 in Italia c'era un insegnante su 11 alunni...questa era la proporzione della Danimarca (3 milioni di abitanti), mentre Francia e Germania la media si aggirava su 22/24 alunni.
Il bello è che queste "proporzioni" cambiano, anzi si ribaltano se si parla di Università.......dove la media italiana è un professore su 20 alunni, mentre Francia 17 e Germania 12.
Si pensi anche che un insegnante della scuola dell'obbligo percepisce uno stipendio netto di 14000 euro l'anno contro i 27000 di un suo collega tedesco e udite udite i 15000 di uno greco.
Ma anche il Ministro Gelmini lo sa e nel 2008 dichiarò:
"Questa legislatura deve vedere uno sforzo unanime nel far sì che gli stipendi degli insegnanti siano adeguati alla media Ocse". Attualmente gli "stipendi sono sotto tale media", ha comunicato il ministro svelando"numeri" di questa emergenza salariale: "Non possiamo ignorare che lo stipendio medio di un professore di scuola secondaria superiore dopo 15 anni di insegnamento è pari a 27.500 euro lordi annui, tredicesima inclusa. Fosse in Germania ne guadagnerebbe 20 mila in più, in Finlandia 16 mila in più. La media Ocse è superiore ai 40 mila euro l'anno".

La scuola tuttavia è una cosa diversa e sottolineo DIVERSA dalle problematiche di lavoro degli insegnanti!
Il caro Ministro Gelmini ha si tagliato scuola..ma nella sua totalità...non ha "tagliato" solo il lavoro degli insegnati.
Il Ministro Gelmini ha reintrodotto il maestro unico, cancellato i giudizi e rimesso i voti nella scuola primaria.(quale esperto pedagogo avrà mai consultato????)
Il Ministro Gelmini ha tagliato anche il personale ATA.
Questa "riforma" spacciata come tale è una mannaia non solo per i "precari" ma per la scuola in generale.

Una scuola vista unicamente come spesa pubblica e non come investimento.

Controllare la spesa è d'obbligo, negare gli
commento di Anpo inviato il 22 marzo 2010
Per amor di precisione Prodi aveva previsto di tagliare 47.000 posti in tre anni. Ma all'atto pratico il taglio ha riguardato solo 25.000 persone fra il 2007 e il 2008 (fra docenti e ATA), perchè il Governo è caduto. Berlusconi ne ha tagliati 57.000 solo quest'anno (di cui 20.000 ereditati dal Prodi) e si accinge a tagliarne altri 74.000 nei prossimi 2 anni.
La proporzione mi sembra evidente. Senza contare che con Prodi gli studenti non hanno eprso un'ora di lezione. con Berlusocni, alla faccia delle tre I, la riduzione della didattica è piuttosto cospicua.

Anche se bisogna riconoscere che la scuola come l'università sono state gestite da lungo tempo in maniera maldestra e che gli sprechi sono evidenti
commento di NicolasWoods inviato il 22 marzo 2010
Ok! Se vogliamo completare il quadro la sinistra ha sulla coscenza anche l'inizio del degrado dell'Università italiana con la riforma Berlinguer... un disastro senza eguali.

Questo non toglie che la base PD la pensa diversamente. Quindi, è ora che i nostri rappresentanti ci ascoltino. Perché non è la sinistra che vuole distruggere la scuola, ma sono i nostri gerarchi che non se ne interessano e pensano di risparmiare proprio sulla pelle della scuola.

La destra invece vuole la scuola privata e per pochi, perché nel suo DNA ha il mantenimento dello status quo, delle gerarchie.

Non confondiamo la sinistra con i suoi pessimi rappresentanti.
commento di Robertinio inviato il 22 marzo 2010
la tesi é che i tagli alla scuola non sono stati solo da parte dei governo Berlusconi...ne ha fatti anche Prodi nel 2006-2007 per cui se si dice che siano parte di una strategia della destra,allora significa che di quella strategia fa parte anche l'attuale opposizione che appoggiava i tagli del governo Prodi...mi sembra abbastanza chiaro da capire...
commento di NicolasWoods inviato il 22 marzo 2010
Sarò un po' tonto, ma non ho capito la tesi di "Robertinio". Cioè?
commento di Robertinio inviato il 22 marzo 2010
e tra l'altro Silv,a proposito di fondi alla scuola pubblica fu proprio Prodi nel 2006 ad aumentarli di 100 milioni di euro...abbiamo la memoria un po' corta?
commento di Robertinio inviato il 22 marzo 2010
e quindi Silv,di questa strategia fa parte anche il Governo Prodi e i partiti che lo hanno sostenuto,visto che quel governo ha tagliato 50.000 posti nella scuola e 1 miliardo 432 milioni di euro...:)))...quindi anche il PD protesta contro se stesso :))...
commento di NicolasWoods inviato il 22 marzo 2010
Per la scuola non si deve parlare di contenere la spesa, ma di qualificare la spesa.

La scuola ha bisogno di soldi! Certo, non bisogna sperperarli, ma i fondi dovvrebbero addirittura aumentare. C'è bisogno di nuovi edifici e attrezzature (prima che ci caschino sulla testa), di asili nido, di materne, di insegnanti capaci e edeguatamente pagati dalle primarie alle superiori. Non possiamo lamentarci che gli insegnanti sono delle "scarpe" se li paghiamo due denari senza incentivi e maltrattandoli. Uno in gamba non penserà mai di diventare insegnante e di farsi umiliare.

Altro che razionalizzare. La cultura è il nostro futuro.
commento di giovanni da udine inviato il 22 marzo 2010
la gestione dlle risorse con oculatezza da buon padre di famiglia, spesso da buona madre, è un dovere. mascherare questo per lucrare su una massa di servi della gleba come il berlusconismo vorrebbe ridurci è indecente! qui si vuole demolire i fondamenti di una società civile: istruzione, per avere in popolo d'inetti da manipolare a proprio piacimento; sanità, per avere una popolazione dipendente dai favori del vassallo di turno; giustizia, per far chinare la testa a tutti di fronte ad ogni sopruso o prepotenza.
vogliamo o no chiamare per nome quei lazzaroni che tengono bordone al villanzone al potere che pretende di fare economia con l'apparire, costriure riccheza senza lavoro, futuro nei sogni?
commento di grandmere inviato il 21 marzo 2010
Condivido il tuo commento, SILV; però occorre constatare che i problemi della scuola non creano interesse, lo si vede anche su questo network ... e non si capisce che invece è questo il punto di forza dell' azione dirompente del governo .
commento di silv inviato il 20 marzo 2010
I tagli alla scuola pubblica non sono dovuti solo alla crisi e alla mancanza di fondi, ma fanno parte della strategia della destra, che trova terreno fertile proprio dove la scuola non riesce a formare dei cittadini consapevoli. Al PDL interessa avere delle scuole private valide dove far studiare i figli della classe dirigente; se la scuola pubblica declina tanto meglio. Finora in Italia tranne rarissime eccezioni, la scuola pubblica è sempre stata migliore di quella privata e tante scuole sono riuscite a mantenere buoni livelli, nonostante le ristrettezze economiche. Ora si vuole distruggere tutto e dopo avere distrutto tutto si dirà che la scuola pubblica non funziona e conviene finanziare le scuole private.
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5 febbraio 2010
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