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contributo inviato da salvatore1 il 15 marzo 2010

                Avevo appena inviato il mio post "Salomone, Napolitano, il PD e il figlio conteso", http://rossodemocratico.ilcannocchiale.it/, quando , domenica scorsa, 14 marzo, leggo su la Repubblica  un  pezzo di Scalfari che riferisce di alcune confidenze ricevute dall'ora Presidente Ciampi,  un pezzo imperdibile:  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/14/peggio-del-mccarthy-di-sessanta-anni-fa.html. Ho avuto l'impulso di correggere quanto avevo scritto, non tanto a proposito di Napolitano di cui mi ero sforzato di capire le ragioni, ma proprio sul suo predecessore. Scalfari racconta di due incontri tempestosi fra Ciampi e Berlusconi risoltisi con la riaffermazione delle prerogative del Presidente della Repubblica. Il racconto, da un lato atterrisce per la dimostrata assoluta ignoranza costituzionale (ignoranza sì, oltre che indifferenza) e la protervia padronale del piduista (comunque umiliata dal confronto). Dall'altro lato, ci consegna l'immagine di un Ciampi dalla fermezza assoluta e dotato di una forza tranquilla  che - confesso - non immaginavo a quel livello. Sono fiero di averlo avuto mio Presidente, fra tutti il migliore. Ed aumenta la mia vergogna di italiano, insieme alla incredulità per il consenso che dalla maggioranza relativa degli italiani riceve un uomo dappoco come Berlusconi.

TAG:  BERLUSCONI  CIAMPI  NAPOLITANO  SCALFARI 

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