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contributo inviato da verduccifrancesco il 11 marzo 2010
Da oggi su corriere tv alle 15,30 inizia il programma, condotto da Enrico Mentana, Mentana condicio-vietati in tv, liberi sul web.
Una serie di confronti tra i candidati alle regionali che, nelle intenzioni, dovrebbe sopperire alla "repressione" attuata dalla rai in nome della legge sulla par condicio, ma è proprio questo il vero motivo?
In una lettera al corriere Mentana scrive: "E cioè la vicenda dai tanti risvolti politici, istituzionali, giuridici e di costume che un quotidiano autorevole come il Corriere racconta giustamente in tutti i suoi risvolti da ormai dieci giorni. Nessuno ha potuto rappresentarla in tv: vietato ai programmi privati, addirittura impossibile per quelli pubblici, visto che sono in quarantena. Altri effetti di quella norma autolesionistica stanno per concretizzarsi davanti ai nostri occhi: infatti nessuna televisione potrà raccontare la campagna elettorale al lume dell'interesse giornalistico, ma solo rispettando il bilancino della par condicio, quello per il quale i candidati alla guida di una regione hanno diritto allo stesso spazio e a confrontarsi insieme, compresi quelli che — già lo sanno tutti — non raggiungeranno l’un per cento dei suffragi."

E ancora:
Il giornalismo libero e l’opinione pubblica possono confrontare, ad esempio, Formigoni e Penati, la Bresso e Cota, la Bonino e la Polverini, unici possibili vincitori nelle loro regioni. In tv no, è vietato, al massimo ci potranno essere delle pletoriche tribune politiche, o le dichiarazioni in pillole cui saranno costretti i tg. Insomma, proprio nel momento in cui il passaggio al digitale e l’allargamento del satellitare ci hanno dato l’illusione di una formidabile crescita dell’offerta a nostra disposizione, possiamo vedere come lo strumento televisivo sia stato brutalmente sterilizzato in un suo settore cruciale.

In se, le parole riportate indicherebbero la volontà di superare gli schemi finora adottati dalla politica nei confronti dell'informazione pubblica, se non fosse per le frasi evidenziate che però indicano tutt'altro.
Nello spazio da lui condotto "il pubblico potrà vedere il confronto tra quanti, tra i candidati, hanno la possibilità di vincere mentre quelli di cui tutti sanno che non raggiungeranno l'uno per cento saranno esclusi?

La par condicio, se applicata correttamente - il fatto che la rai abbia chiuso i programmi "Politici o politicizzati" non significa che sia la legge ad essere sbagliata anzi, ad essere sbagliata è l'interpretazione della legge da parte della rai - implica che tutti i partiti, in corsa alle elezioni, devono essere rappresentati nei programmi televisivi in pari misura. Per Mentana no.

Mentana apre la lettera con queste parole: "Caro direttore, c’è un’occasione da non perdere per chi ama l’informazione. La vogliamo cogliere insieme? In questi giorni stiamo vedendo quanto stupida può essere una regola che spegne tutti i programmi televisivi di approfondimento, pur di non correre il rischio di influenzare la campagna elettorale per le Regionali. Il primo ed esemplare risultato è che il cittadino-elettore non ha potuto farsi attraverso lo strumento televisivo un’idea più motivata sul caos delle liste."

A parte il "caos delle liste", per Mentana, la colpa è della legge, che definisce stupida. Ed è partendo da questo che costruisce la sua idea di usare la rete - cosa che viene già fatta da milioni di persone in tutto il mondo - per aggirare l'intoppo causato dalla legge. Però, inserendo in rete, non più articoli stampati anche su carta o video che altrimenti non si vedrebbero, ma veri e propri programmi televisivi che presuppongono un'organizzazione a parte rispetto al normale, significa occupare uno spazio che dovrebbe rimanere libero o comunque gestito in modo non professionale.
E qui s'innesta il problema posto dal titolo. Se l'editoria tradizionale, che usa già la rete, interferisce, con programmi suoi, in rete, non lo fa certo per "amore" della legge. Sappiamo tutti come è finanziata (pubblico) e di chi è la proprietà (privata), ed è per questo che sorge il dubbio che la "manovra" ha come scopo la "colonizzazione" della rete. Colonizzazione che toglierebbe alla rete la sua peculiarità di oggetto non sottoposto a controlli invasivi.
 Di conseguenza comporterebbe una richiesta di revisione delle norme che regolano la rete.
Norme che già sono state prese di mira con il DDL sulle intercettazioni e che, per fortuna, non sono state modificate.

 
TAG:  RETE  LIBERTÀ  PROGRAMMI  TELEVISIONE 

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