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contributo inviato da antefattoblog il 9 marzo 2010
Quindicimila persone seguono su Facebook "L’Isola dei cassintegrati" degli operai Vinyls all’Asinara

di Cinzia Simbula

Iglesias - C’è chi lo fa per mettersi alla prova, o semplicemente per vanità e quel gusto irrefrenabile di stare sotto i riflettori. Così, giusto per far sapere di esistere. Loro no, ne farebbero volentieri a meno di telecamere e giornali. Non cercano la fama, ma vogliono scacciare la fame. Quella che, sempre più minacciosa, si intravede nel loro orizzonte di cassaintegrati.
In palio il lavoro. Isola dell’Asinara, nord Sardegna, ex supercarcere che ospitò i boss del 41 bis, tra cui Totò Riina, da una decina di giorni è diventata “L’isola dei cassaintegrati”. Quelli della Vinyls di Porto Torres, alle prese con una vertenza sfiancante. E neppure di farlo con una certa inventiva. l’Asinara, eden con natura mozzafiato e habitat dei teneri asinelli bianchi con gli occhi azzurri, è diventata una sorta di “contro-isola dei famosi”. Le celle che ospitarono superboss e brigatisti sono diventate il loro rifugio verso la libertà, per strappare via di dosso quelle catene della disperazione. Si lotta per il lavoro da queste parti e in palio non ci sono premi milionari e fama assicurata. Il traguardo da raggiungere è lontano anni luce da quello di stelle, stelline, o protagonisti dei reality in tv. Gli “eroi” dell’Asinara lottano per vedere riconosciuti i propri diritti di operai, in cassa integrazione ormai da quattro mesi e un futuro incerto. Il loro stabilimento di Porto Torres, un tempo Enichem, è ancora chiuso. Circa 130 lavoratori, cui si aggiungono quelli delle cooperative.

Impianti fermi. Nessuna certezza; in prospettiva solo la speranza affidata alla recente notizia dell’intesa tra Eni e gli arabi della Ramco, che dovrebbe culminare con l’acquisizione della Vinyls. Ma gli operai non si fidano e aspettano i fatti e decisioni definitive, troppe volte rimandate. Già il 15 dicembre si attendevano il riavvio degli impianti. Sono trascorsi quasi tre mesi e non è cambiato nulla. Per questo i dubbi restano, fortissimi, e l’occupazione dell’isola-parco va avanti a oltranza, come il presidio della Torre Aragonese di Porto Torres, iniziato due mesi fa. Battaglia dura per la sopravvivenza. Con la certezza del sostegno da parte degli operai di altre realtà in difficoltà: quelli dell’Alcoa di Portovesme, ad esempio, che nei giorni scorsi hanno portato la loro grinta sull’isola dei cassaintegrati. Poi i viveri, formaggi, carne, frutta, pane, assicurati da pastori, allevatori, agricoltori. Una rete di solidarietà tradizionale che si affianca a quella dei social network.

Sostegno web. Su Facebook è stato aperto un gruppo che, in dieci giorni, ha superato i 20 mila iscritti. "L'isola dei Cassintegrati è un reality "reale", purtroppo, dove nessuno è famoso, ma tutti sono senza lavoro – scrivono gli amministratori del gruppo Michele Azzu, figlio di un cassintegrato, e Marco Nurra – Trincerati in un’isola simbolo della più grande Sardegna ormai in crisi profonda, alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti. Nessuno yacht, billionaire e soubrette su quest’isola, solo la cruda verità di una politica che non dà risposte, e di una società a controllo statale, l’Eni, che persegue i propri scopi aziendali passando sulle vite di centinaia di famiglie. E, non ultimi, un gruppo di operai coraggiosi che lotta per i propri diritti”. Sara Vellutini ricorda i pericoli costanti sull’isola e teme per l’incolumità degli operai: “Il forte vento ha fatto cadere un palo della luce e per più di tre giorni queste persone sono rimaste tagliate fuori dal mondo, senza luce e senza poter ricevere nulla perché le imbarcazioni non potevano arrivare per via del mare mosso”.

L’onda di protesta. L’occupazione dell’isola è solo la più clamorosa protesta messa in atto dai cassaintegrati per sbloccare la vertenza. Circa un mese fa hanno bloccato gli autobus dell’Arst, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico su gomma. Dal 7 gennaio va avanti anche il presidio della Torre aragonese davanti al porto. Una battaglia estenuante per salvaguardare i circa 130 lavoratori diretti, cui si aggiunge tutto l’indotto. La Vinyls avrebbe dovuto riprendere l'attività il 15 dicembre scorso ma la produzione è ferma in attesa che si trovi un compratore. La vertenza Vinyls è in uno stato di estrema incertezza da oltre un anno, da quando l’azienda è stata commissariata a seguito del fallimento della Sartor. Con il commissariamento si sarebbe dovuta avviare una nuova fase, per permettere il riavvio degli impianti già a metà dicembre e la vendita a nuovi acquirenti. Sinora, invece, nulla di fatto. Il “reality”, in Sardegna, è questo.

da il Fatto Quotidiano del 9 marzo
TAG:  SARDEGNA  FACEBOOK  VINYLS 

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