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contributo inviato da pdmarconi il 2 marzo 2010
riprendiamo questo articolo del direttore de l'Unità

Nessuno ci crede

L'Unità 01/03/2010 22:25

In un paese in cui i parlamentari «italiani nel mondo» vengono eletti con pacchi di voti precompilati dalle mafie, organizzazioni para-criminali complesse curano nel dettaglio campagna elettorale e kermesse di copertura del prestanome di turno, ambasciatori in persona si incaricano di superare lo sciocco cavillo della residenza all'estero - la legge è sempre un inconveniente superabile - non ci crede nessuno, ma proprio nessuno che il Pdl, professionista nel ramo, abbia affidato ad un Poldo obnubilato dal panino il compito di depositare le firme per la presentazione delle liste.

Uno che ha la responsabilità di far esistere il Pdl alle regionali e quando mancano cinque minuti allo scadere del tempo utile esce dall'ufficio perché ha fame e sente in quel preciso istante il bisogno di uno sfilatino o è cretino o è attuatore finale di un piano criminale.


Esaminiamo le ipotesi. È cretino.

Perché il Pdl dovrebbe affidare a un cretino per giunta recidivo - è la seconda volta che lo fa - un compito così delicato? Mancanza di personale? Risparmio sul costo di un pony express? Malaugurato caso di omonimia, esistono due Alfredo Milioni, quello sveltissimo e capace non era in agenda e hanno cercato sulle Pagine Bianche?

Vediamo ora l'ipotesi due. Piano criminale.

Di natura politica, ovviamente. Resa dei conti interna alla coalizione.

Ci si serve di un cretino apparente per attuare un progetto intelligente (l'intelligenza si misura dall'efficacia del risultato, dunque bisognerà osservare a chi giova per trovare il mandante eventuale, ovvio). Obiettivi possibili: dare il colpo di grazia alla candidata di Fini, favorire Storace, offrire il destro ad Alemanno (tanto la moglie è nel listino) e intanto azzopparlo, darsi l'ultima stilettata fra An e Forza Italia come spiega il Congiurato qui accanto. Non ci si stupirebbe: avranno fatto i loro calcoli, avranno pensato bene al prezzo e al tornaconto. Anche Formigoni ha i suoi problemi in Lombardia, 514 firme non valide. Cose che succedono quando si cerca di farsi le scarpe a vicenda nell'ultimo metro di corsa. Quello che proprio non si può sopportare, e sì che sopportiamo parecchio, è la cagnara del giorno dopo: quella in cui gli artefici del pasticcio, cretini o criminali che siano, fanno la parte delle vittime. Non vogliono lasciarci votare, urlano in piazza, intervenga il presidente della Repubblica. Vogliono impedirvi di votare, dicono i manifesti in tutta Roma. Vogliono chi? Guardate che siete stati voi. Esiste una regola: ci sono un luogo e un termine entro il quale presentare le candidature. Lo sanno tutti, difatti ci si controlla a vicenda. Se uno va a mangiare un panino e non presenta le carte entro l'ora stabilita deve intervenire il presidente della Repubblica? Per dire cosa: buon appetito? Se non si rispetta la legge si pagano le conseguenze. Sarebbe il principio di responsabilità. Impopolarissimo e ormai desueto, mi rendo conto, ma per ora superstite. Se poi lo scopo era invece esattamente quello raggiunto, allora alzare il polverone sul caso Polverini è la tecnica abituale: urlano quando non hanno argomenti, accusano perché sono colpevoli.

È una menzogna e una truffa.

Anche il Tg1 che dice «Berlusconi assolto» è una menzogna e una truffa.

Cerchiamo di non abituarci. Una menzogna. Una truffa.

TAG:  ELEZIONI REGIONALI  PD MARCONI  LAZIO  BONINO  POLVERINI 

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