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contributo inviato da Anpo il 28 febbraio 2010

"Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci".  Così si sfoga il Ministro Rotondi dopo l'esclusione della lista elettorale del Pdl dalla provincia di Roma in vista delle prossime regionali, decisione confermata ieri dal Tribunale di Roma che ha respinto il ricorso presentato dai colalboratori della Polverini "L'onorevole De Luca da solo in Piemonte ha presentato in tre giorni una lista della Dc per Cota letteralmente pensata e realizzata in una settimana" ha dichiarato Rotondi "I maestri del Pdl hanno fatto perdere la Polverini a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce a misericordia".

Mentre la destra sta per presentare un nuovo ricorso e la Polverini si prepara a tenere una conferenza stampa sulla vicenda i dirgenti del PDL tentano di minimizzare l'accaduto .

"Non esistono le condizioni giuridiche per l'esclusione delle liste del Pdl. I nostri delegati si trovavano all'interno degli uffici del tribunale dove si presentavano le liste, ben mezzora prima della scadenza del termine" (mezz'ora? Addirittura?), si legge nella nota del Coordinamento romano e laziale del Pdl. "Solo per una circostanza occasionale - spiegano dal Coordinamento - e per non più di due minuti, il nostro delegato si è dovuto allontanare dalla fila di pochi metri e, comunque, sostituito da un collega. Quando ha chiesto di rientrare, gli è stato negato con un atteggiamento assolutamente ingiusto e lesivo, poichè lo stesso si trovava, come ben possono testimoniare in tanti, all'interno degli uffici".

Luca Malcotti, vice coordinatore vicario del Pdl di Roma e Lazio, invece,si appella alla clemenza della "Corte": «Non è che noi non abbiamo presentato la lista ma c'è stato un piccolo incidente. Ieri non ero presente, ma nel 2008 ho presentato le liste del Pdl per il Comune e i municipi di Roma, e in quel caso ho visto, pur nel rispetto totale delle regole, una certa flessibilità, essendo la procedura molto complicata. In questo caso mi pare che ci si sia attaccati a un meccanismo di dettaglio».

Fonziano poi il commento del leader della Destra Francesco Storace (capolista dei suoi ma in cerca in un posto sicuro nel listino della Polverini) "La magistratura usi buonsenso. L'esclusione del Pdl dalle Regionali avrebbe il sapore di un colpo di Stato. La sinistra, comunque, non si illuda: nel Lazio non molla nessuno"  (come dire: abbiamo sbagliato ma siccome siamo fichi la mgistratura non ne deve tenere conto).

Sul fronte opposto Emma Bonino  non la manda a dire "Diciamoci le cose come stanno: questa lista non c'è, non c'è verbale. Dopo le leggi ad personam  non vorrei che si arrivasse a un provvedimento ad listam, sarebbe un' innovazione degna di qualche altro regime. Forse anche Alemanno dovrebbe pentirsi della sua arroganza: davanti alle nostre richieste di legalità aveva detto che avevamo problemi di visibilità. Poi era intervenuto il ministro Maroni, dicendo che a 30 giorni dalle elezioni non si poteva cambiare niente e non dovevamo lamentarci. Non vorrei che avessero una memoria troppo corta".

Ma cosa è accaduto esattamente? Beh secondo la ricostruzione fatta dalla destra, come abbiamo visto si tratta di un semplice eccesso di zelo della commissione elettorale, ma chi era presente ha visto ben altro.

Alessandro Gerardi, Avvocato ed esponente radicale spiega: "La normativa sulla presentazione delle liste è chiarissima e prescrive che la lista regionale dei candidati e i relativi allegati debbono essere presentati prima delle ore 12 e che di questo atto, di natura istantanea, si dia conto nel verbale di ricevuta; in altre parole il solo ingresso dei delegati presentatori, seppur tempestivo, nella cancelleria della corte di appello è elemento di per sè irrilevante se non accompagnato dalla materiale ed altrettanto tempestiva consegna della documentazione, completa e perfettamente in ordine, al cancelliere. I rappresentanti del Pdl non hanno fatto nulla di tutto questo, trattenendosi all'esterno degli edifici della corte d'appello ben oltre lo scadere del termine perentorio per la presentazione della lista in quanto, come riferito da numerosi testimoni, non disponevano di tutti i documenti necessari; tanto è vero che al loro rientro non gli è stato consegnato il verbale di ricevuta da parte del cancelliere, al quale non è mai stata consegnata la documentazione".

Versione analoga è stata fornita anche Diego Sabatinelli, segretario della Lega Italiana per il Divorzio Breve e candidato della Lista Bonino per il Lazio: "Dopo la consegna delle liste dei candidati, con relative sottoscrizioni ed accettazioni di candidatura, mentre le altre liste avevano depositato in tempo quanto previsto dalla legge, i rappresentanti del Pdl sono stati sorpresi a maneggiare i loro documenti fuori tempo massimo, ben oltre il limite di mezzogiorno. Una volta scoperti hanno provato a portare fuori i documenti per aggiustarli, per poi voler rientrare con il malloppo come se nulla fosse"

"Ero presente - spiega Mario Gasbarri, senatore del Partito Democratico - al Tribunale di Roma e ho potuto filmare l'episodio con il cellulare (http://roma.repubblica.it/multimedia/home/23310783). Posso perciò documentare che intorno alle ore 14, quindi due ore oltre il limite di tempo consentito, le firme non erano state consegnate e giacevano abbandonate in un corridoio. Mi auguro che ora il Pdl non cerchi ora espedienti per far rientrare dalla finestra ciò che, secondo la legge, è ormai fuori della porta"

In attesa di una decisione definitiva sul tema certo è che siamo di fronte ad un grave pressapochismo, condita da una buone di arroganza, da parte di chi si candida a guidare la Regione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TAG:  POLVERINI  REGIONALI  LISTE  RICORSO  POLITICA  PD  PDL  BONINO 

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