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contributo inviato da Demo66 il 26 febbraio 2010

Le Regionali in Piemonte diventano “l’ultima frontiera” della Lega: in caso di vittoria con Roberto Cota, il Carroccio può rivendicare il fatto di aver ormai allargato il proprio consenso in tutto il Nord, andando ben oltre le tradizionali roccaforti di Lombardia e Veneto. In tale scenario, il leader Umberto Bossi ha puntato su uno degli astri nascenti della dirigenza leghista: il capogruppo alla Camera Cota, che ha già manifestato buone capacità “istituzionali” nei salotti televisivi, in cui al leghismo d’arrembaggio occorre aggiungere qualità dialettiche nel rispetto dei principi fondanti della Repubblica. A contendere la carica di governatore del Piemento c’è Mercedes Bresso, esponente ultra-laica del Pd, sostenuta dai cattolici dell’Udc: un’alleanza che dilata la base di sostegno alla presidente uscente.

Valori. Roberto Cota sta seguendo una strategia comunicativa di attacco: nei suoi interventi sottolinea le divergenze tra la sua avversaria e il partito di Casini in materia di etica e valori. Di conseguenza, il candidato della Lega si pone all’elettorato, soprattutto quello moderato, come unico interprete dello spirito cattolico. Bresso, invece, nel suo approccio di comunicazione, elogia la capacità di dialogo nella sua coalizione, capace di aggregare nel programma forze eterogenee, trovando una sintesi sui punti fondamentali per amministrare l’Ente.

Governo. Il presidente dei deputati leghisti cerca di valorizzare i successi del governo Berlusconi (e del Carroccio), mentre l’esponente del Partito democratico traccia un bilancio della sua azione in Piemonte. Entrambi i candidati, dunque, esaltano dinanzi agli elettori la capacità di “buongoverno”: l’intento è di veicolare un’immagine di competenza per intercettare i voti in maniera “attiva”, ovvero basati sull’appoggio al programma e non sul “no all’avversario”.

 

fonte: sferapubblica.it

TAG:  PIEMONTE  REGIONALI  COTA  BRESSO 

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