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contributo inviato da salvatore1 il 18 febbraio 2010

 Avendo definito, con, di rimando,  cortesi contestazioni,  la Binetti , "una persona per bene che aiuta a fare chiarezza", come definire la Bonino verso la quale ho grande stima e vicinanza (malgrado la mia riserva mentale "comunista")? L'ultimo attacco del quotidiano dei vescovi Avvenire, parlando di "incompatibilità irriducibile" tra radicali e cattolici, qualifica la Bonino come "superabortista  e iperliberista". Cosa significhi "superabortista" non so. "Super" in che senso? Nel senso di promuovere aborti? Di gioire per ogni notizia di aborto? Io credevo -e credo - che la Bonino fosse  abortista nell'accezione "normale", politica,  di volere che un aborto, quando malauguratamente non si riesca  a prevenirlo,   si svolga in strutture sanitarie e non, come nel passato,  per mano di una mammana omicida. Iperliberista lo comprendo un po' meglio. Solo un po'...Avvenire probabilmente lo intende  come  il liberismo "vero" di chi rifiuti l'intreccio fra mercato e favori, fra imprese e politica, fra primari e partiti. Nel senso insomma dell'iper-rifiuto del sistema di illegalità in cui siamo immersi. Ma questo è proprio uno dei motivi che mi fa stimare senza riserve Emma. Io, comunista, in attesa che l'appropriazione collettiva degli strumenti di produzione torni all'ordine del giorno fra qualche generazione, credo che la pulizia nel mercato e la legalità per la quale si batte la Bonino vadano in direzione progressista (di salvare le condizioni minime di legalità ed efficienza  che rendano possibile la convivenza). Temo invece che il liberismo non "iper", forse auspicato dall'Avvenire, sia quello che, con l'alibi della socialità, del Sud e della disoccupazione, socializza le perdite dei capitalisti, conservandone, si capisce, i profitti. Non so (anzi, so) con quali cattolici rischiano di ritrovarsi i vescovi e quali rischiano di perdere. Oggi su la Repubblica un cattolico come il filosofo Vattimo a proposito dei temi che oggi dividono i laici dalla Chiesa (ma non necessariamente dai cattolici) e argomentando su vita e sopravvivenza biologica, notava che se le due cose coincidessero la masturbazione dovrebbe equivalere ad un genocidio ed il martirio stesso sarebbe in contrasto con la difesa della vita. Quanti cattolici, magari con minore eleganza dialettica, la pensano come Vattimo o come Marino o come Vendola o comunque praticano nella vita il cattolicesimo di Vattimo, Marino e Vendola?  Avvenire può non accorgersi che un incontro sui valori si realizza  più facilmente con la Bonino  che non con quelli che, mai contraddicendo la Chiesa e spendendo belle parole sulla  famiglia, vivono tranquillamente  come insaziabili pascià o imperatori della decadenza?  Io continuo a sognare un futuro con la Bindi e la Bonino ai vertici del governo e dello stato:  Rosy e Emma, diverse e compatibili, direi  "complementari".

TAG:  BONINO  BINDI  VENDOLA  VATTIMO  MARINO  CHIESA  AVVENIRE 

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commento di Anpo inviato il 19 febbraio 2010
Beh parlare di "incomaptibilità irriducibile" verso un'altro essere umano non mi sembra propriamente da cristiani.
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