.
contributo inviato da dianacomari il 26 gennaio 2010

Siete mai stati a Rho-Fiera in un giorno in cui non ci sono esposizioni nei padiglioni fieristici? No? Meglio per voi.

La mia giornata comincia con un appuntamento di lavoro a Rho. L’ufficio in cui devo arrivare si trova nella zona industriale di Rho. Le mappe di google non erano state molto rassicuranti sulla zona, ma la persona che avevo contattato mi aveva detto che era tutto molto semplice: “Appena fuori dalla stazione ferroviaria – dalla direzione opposta a quella della fiera – c’è un sottopassaggio che conduce ad un grande parcheggio e subito attraversato questo, appena fuori dal cancello c’è il nostro palazzo”.
Niente di più semplice: passante ferroviario a Piazza Repubblica, un quarto d’ora di viaggio sulla linea suburbana e poi qualche minuto a piedi. Già, ma il passante ferroviario è tutto tranne che semplice.

Appena si scende dall’ingresso di Piazza Repubblica (sul lato che guarda la Stazione Centrale) è il buio totale. Le pareti grigie e le colonne blu non aiutano la vista, l’illuminazione è scarsa e alle 9.40 del mattino non c’è molta gente.
Internet mi aveva segnalato un treno alle 9.43, ma non so dove andare a prenderlo e dubito di farcela.
I pendolari sono già andati tutti. Nessuna indicazione su dove dirigersi per i treni.
Intorno è un saliscendi di scale mobili ma dai cartelli non è specificato dove portano.
Dopo aver perso qualche minuto a guardarmi attorno senza capire dove andare, decido di scendere, ma la situazione non migliora.
Al piano inferiore c’è un altro spiazzo buio uguale a quello del piano superiore.
Ci sono i tabelloni che indicano i treni in arrivo e il binario, ma non c’è nessun cartello con le tratte di quei treni per individuarne le fermate intermedie.
Poca gente, niente personale ATM o FS, una sola macchinetta per fare i biglietti.
Prendo i miei (2,05 € l’uno, peccato che sul sito web di Trenitalia c’era scritto 1,90 € l’uno).
Guardo i tabelloni: c’è un Treviglio alle 9.58 al binario 3 e un Varese 9.59 al binario 2, entrambi si chiamano S (di suburbano) e un numero. Nessuno dei due corrisponde alla dicitura che dava il sito web di Trenitalia: S 23014 delle 9.58.
Per intuito (perché conosco la direzione di Treviglio) ipotizzo che il mio treno sia quello per Varese, ma non ci sono cartelli a confermarmelo.
Poi, dal buio, appare un uomo ATM e chiedo informazioni: mi conferma che devo prendere il treno per Varese e mi indica dove scendere.
Arrivata al binario trovo anche i cartelli che indicano le tratte dei treni (decisamente poco utili in quella posizione, perché se una persona è arrivata al binario vuol dire che sa già qual è il suo treno)!

In poche fermate arrivo a Rho-Fiera ed è l’inizio di un incubo.
La stazione (nuovissima) è completamente deserta: non è sceso nessuno dal mio treno e lì non c’è nessuno, niente uomini ATM o FS, niente edicole o bar, niente di niente.
Esco dalla stazione nella direzione opposta a quella della fiera ed è il deserto. La bella stazione è circondata da spiazzi sterrati, cantieri aperti con materiali di lavoro abbandonati, un cavalcavia (la tangenziale?) con sotto una fermata dell’autobus e dietro la strada sterrata, uno svincolo e di fronte una serie di palazzi uffici e capannoni industriali.
In giro non c’è anima viva, si vede solo qualche camion che fa manovra. Non ci sono cartelli, non sono segnalati i nomi delle vie.
Non vedo il parcheggio che mi aveva indicato la persona che devo incontrare: un cartello indica un parcheggio bus verso una costruzione nera accanto alla stazione e poi c’è una stradina che va sul retro ma non si capisce cosa ci sia.
Preferisco tentare la via dei camion in manovra (sperando di incontrare qualcuno) e mi dirigo verso i capannoni industriali.
Niente segnalazioni di vie o di parcheggi. Si sente solo l’altoparlante della stazione che risuona in tutta la zona i treni in transito.
Sono in anticipo e mi fermo a scattare qualche fotografia con il cellulare, poi decido che lì non si va e mi riavvicino alla stazione dove con più calma potrò telefonare al mio contatto per rifarmi spiegare la strada.
All’improvviso, sbuca dalla stazione una signora in pelliccia: è lei la mia salvatrice.
Lavora in una fabbrica di famiglia lì vicino, conosce le strade e anche lei lamenta la scarsità di segnalazioni, l’assenza di servizi (“Da qui c’è solo un autobus al mattino e uno alla sera, se arrivi in altri orari non c’è nulla”), la pericolosità del luogo (“E’ tutto sottosopra, la sera ti devi fare accompagnare perché qui è il far west e non si vede mai anima viva”).
La signora arriva alla sua fabbrica e io proseguo per un altro pezzo. La via in cui devo andare gira intorno e, mentre cammino, ho l’impressione di stare ritornando al punto di partenza e infatti è così: arrivata al palazzo uffici dove sono attesa, vedo davanti il cancello di accesso al grande parcheggio (completamente vuoto) e più in fondo la stazione (di cui continua a risuonare l’altoparlante).
Al ritorno decido di tentare per quella via, anziché rifare il giro intorno.
Il parcheggio è rimasto deserto, forse è più utile nei giorni di fiera (anche se la fiera è al di là della ferrovia), mentre lo percorro ne riconosco la forma che avevo studiato sulla mappa di google. Non c’è alcun sottopassaggio, ma c’è una stradina nuova con dei lampioni che costeggia la stazione da un lato e la terra dell’altro che porta fino all’ingresso: la stessa che avevo visto all’arrivo ma che non mi ero fidata a prendere.
La stazione è ancora deserta, ma questa volta niente treno (anche se è più veloce): opto per la metropolitana, a cui si accede attraverso un lungo corridoio (se lo avessi saputo prima!). Anche la metropolitana è deserta: niente negozi, niente bar, niente edicola, niente operatore ATM e niente di tutta quella gente che la anima nei giorni di fiera.


Le domande che mi sono posta questa mattina sono molte su chi parla tanto di sicurezza e poi lascia delle situazioni come quella.
Che incentivo hanno i lavoratori di quelle fabbriche a utilizzare i mezzi pubblici se le fermate non sono funzionali, se non ci sono indicazioni corrette, se i mezzi mancano o le fermate vengono posizionate negli sterrati sotto ai cavalcavia?
Che succede se qualcuno si deve fermare a fare gli straordinari e deve uscire dalla fabbrica quando non c’è più nessuno in giro, solo automobili e camion che sfrecciano veloci?
Che accade se qualcuno si perde o sbaglia a scendere e deve chiedere informazioni per tornare indietro?
Dove si comprano i biglietti se le macchinette non funzionano e non c’è nessuno che li vende?
Che senso ha aprire una stazione quando intorno è tutto sottosopra?
Che senso hanno i cantieri aperti e abbandonati insieme ai materiali da lavoro (non c’era neanche un operaio)?
Rho-Fiera esiste solo quando c’è la fiera, per tutto il resto è il nulla.

Alcune foto della situazione della Stazione Rho-Fiera e dintorni


Rho Fiera
 

TAG:  MILANO  SICUREZZA  TRENITALIA  ILLUMINAZIONE  MEZZI PUBBLICI  CANTIERI  RHO  ATM 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
16 aprile 2009
attivita' nel PDnetwork