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contributo inviato da Stefano51 il 27 dicembre 2009
 

Sarà ma non ci credo. Attraverso una accorta e pervasiva liturgia mediatica (è venuto in suo soccorso anche "don" Gelmini, quello indiziato per molestie sessuali...) Berlusconi è passato dal sangue alla santità in un baleno, e il suo ritrovato e rinnovato fondamentalismo ( altro che partito dell’amore…) mostrerà ben presto ai cittadini la vera faccia del buonismo in salsa d’Arcore. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, quello di utilizzare a suo personale vantaggio, e non a vantaggio del paese di cui è presidente, la fortuna di essere scampato all'attentato di Milano.

Tanto dialogo (???) e riforme istituzionali in cima all’agenda, d’accordo. Lo si dice da un po’ almeno da una quindicina d’anni e poi tutto si arena. Vuoi per lo spirito di autoconservazione della casta dominante ( diminuire in modo secco il numero dei parlamentari impone scelte drastiche al potere, perché nessuno degli eletti attuali vuole rimanere a bocca asciutta), vuoi per il pressapochismo con cui vengono affrontate questioni come il bilanciamento dei poteri, vuoi infine – e siamo all’oggi - per la smaniosa e faziosa per questo governo necessità di dover provvedere prima di tutto alle solite pressanti esigenze giudiziarie del presidente, queste riforme istituzionali non si fanno mai.

La gente attende piuttosto che il governo si interessi una buona volta, e non con una tantum emergenziali ma con strategie anticicliche, che costino quel che devono costare ( a tutti, ben inteso, non solo sempre agli stessi) ma che poi fruttino, rimettendo in moto prodotti e consumi di un mercato interno che sta diventando asfittico perfino per le spese irrinunciabili.

Il paese osserva, le differenze balzano agli occhi. La tredicesima delle famiglie è andata via per saldare i buffi, se ci si arriva, e per i regali si rispetta a fatica la tradizione ma soltanto per i bambini. La crisi morde, anche se non tutti. Berlusconi ha regalato ai suoi parlamentari tv al plasma e gioielli di Damiani, mentre il popolo chiede pane. Non è proprio un comportamento da Cristo sceso in terra come vorrebbe dipingerlo don Gelmini. Gesù Cristo invitava a porgere l’altra guancia, il premier esibisce l’impennata di consensi del dopo attentato lasciando presagire strigliate a chi non condividerà la sua “bontà”.

Del resto basta aspettare. Dopo l’Epifania il cavaliere ha promesso di ritornare alla ribalta e sapremo subito se ha intenzione finalmente di essere il presidente di tutti. Io non ci credo e mi preparo, e se i consensi al premier dovessero salire anche alle prossime elezioni regionali il regime di questo governo non riuscirà più a star dentro la veste democratica, che si cambi o no la Costituzione. I prossimi due mesi saranno fondamentali, si dovrà decidere sulle regole del lavoro, dicono anche sulle pensioni, e nel frattempo le tariffe saranno ritoccate al rialzo. Se il governo giudicherà di non intervenire, diventerà chiara la strategia, quella di affamare la bestia per legittimare una stretta autoritaria.

Il paese è percosso e percorso da una crisi senza precedenti, che seppure può aver frenato sul piano squisitamente finanziario ( il che comunque non è un buon segno in assoluto, perché vuol dire che gli speculatori, gli stessi di prima, sono ancora perfettamente in sella) è ancora grande nel paese reale. Fabbriche, laboratori artigiani e negozi che chiudono, lavoratori sopra i tetti a reclamare, dipendenti privati e pubblici sempre meno garantiti (perché da noi la coperta del welfare si tira sempre dalla parte sbagliata, quella della perdita dei diritti, grazie a Brunetta ma anche grazie a Ichino..). Il PD dovrà dimostrare di avere le palle ancora più grosse di quelle che vanta il premier, oppure si assisterà a un rompete le righe da 1948. I nodi arriveranno al pettine insieme alle chiacchiere.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

TAG:  CRISI  RIFORME  REGIME  DERIVA AUTORITARIA 

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