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contributo inviato da verduccifrancesco il 27 dicembre 2009
La tragedia è avvenuta nella tarda serata di ieri mentre una squadra di sette soccorritori erano alla ricerca di due turisti dispersi che non avevano fatto ritorno in albergo.
I soccorsi ai quattro soccorritori è scattato immediatamente ad opera degli altri tre che, al contempo, hanno allertato il soccorso alpino, ma non c'è stato nulla da fare.

Una tragedia, questa, che si inserisce nelle tante accadute in montagna e che hanno coinvolto i volontari del soccorso chiamati a soccorrere turisti, che, a scapito degli avvisi di pericolosità - dopo le piogge dei giorni scorsi, sono stati diramati bollettini che davano il pericolo valanghe 4 su una scala di 1-5, cioè appena sotto il massimo livello - intrapprendono escursioni in luoghi sconsigliati.

Capisco bene l'attrazione della montagna in certi periodi dell'anno. La montagna è uno dei luoghi dove l'uomo è spinto a misurarsi con se stesso senza la mediazione (almeno in apparenza) dei moderni mezzi messi a disposizione dalla civiltà. Questo richiamo alla "sfida" con se stessi è patrimonio comune agli uomini, un comportamento primario senza il quale, forse, non saremmo arrivati dove siamo ( non dico che è positivo ). Ciò non toglie che, correre rischi quando si possono evitare, sia solo la dimostrazione di quanto sia "vuota" la vita oggi. Un vuoto che, a mio avviso, è determinato proprio dalla distanza, sempre maggiore, che l'uomo ha dalla natura.
Una distanza incolmabile dal punto di vista della conoscenza della stessa e che ne determina la volontà psicologica di ridurla con azioni, sempre più frequentemente, irrazionali dal punto di vista umano della sopravvivenza.
  
Credo, però, che la colpa di queste azioni, sia da imputare anche ad un sistema sociale basato su un sistema ideologico che spinge l'individuo a dover dimostrare la sua capacità di sopravvivenza oltre ogni limite anche senza un'adeguata preparazione che può esserci unicamente con la conoscenza.

Inoltre, la necessità economica dell'industria del turismo fa si che gli stessi operatori, ma anche i comuni, non si curino adeguatamente della sicurezza del territorio con adeguate informazioni e, la dove necessario, divieti, anche severi e controllati (si controlla la viabilità stradale ma non quella delle piste o sentieri).

Sei morti, quattro soccorritori e due turisti, che con un po di buona volontà si potevano evitare.




TAG:  MONTAGNA  SOCCORSO  TURISMO  SICUREZZA 

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