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contributo inviato da team_realacci il 18 dicembre 2009
Nel giorno conclusivo del vertice sul clima, a Copenaghen è pronta la bozza d'accordo da sottoporre all'esame dei 'grandi del mondo: l'aumento della temperatura globale del pianeta dovrà essere tenuto entro i 2 gradi centigradi sui livelli pre-industriali e i Paesi poveri saranno finanziati con un fondo di 100 miliardi di dollari entro il 2020 per adottare tecnologie 'pulitè e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici.

Queste le linee-guida anticipate da due fonti che hanno partecipato ai negoziati.

La bozza, presentata dalla presidenza danese che ospita il summit, è stata già sottoposta all'esame degli esperti di clima di 26 Paesi diversi, i più influenti, e sarà oggi esaminata dagli oltre 100 capi di Stato e di governo che sono già arrivati o che stanno sbarcando a Copenaghen (stamane, per il rush finale, arriva anche il presidente Usa, Barack Obama).

Il testo messo a punto dagli 'sherpa' e che ovviamente potrebbe ancora subire cambiamenti, allo stato non cita obiettivi per i tagli delle emissioni dei Paesi industrializzati. Si è lavorato fino a notte fonda per limare il documento. «Abbiamo tentato di dare un ombrello politico all'accordo», ha detto il premier svedese, Fredrik Reinfeldt, che detiene la presidente di turno dell'Ue. «C'è stato un dialogo molto costruttivo», gli ha fatto eco il premier danese e presidente della conferenza Onu, Lars Loekke Rasmussen.

La bozza prevede un pacchetto di aiuti ai Paesi più vulnerabili, che parte da 10 miliardi di dollari all'anno tra il 2010 e il 2012, passa a 50 miliardi di dollari annualmente fino al 2015 e 100 miliardi entro il 2020; e propone una serie di meccanismi di raccolta del denaro. I tagli alle emissioni dovranno invece essere tali da non far superare l'aumento di due gradi Celsius (le piccole isole che rischiano di essere sommerse dall'innalzamento del livello dei mari causati dallo scioglimento dei ghiacci avevano chiesto un limite massimo di 1,5 gradi).

Le prossime ore saranno decisive per le trattative sul nodo centrale, il taglio alle emissioni. I leader di 26 Paesi ricchi e in via di sviluppo si sono già incontrati nelle primissime ore del giorno per tentare di superare le profonde divisioni; e si incontreranno di nuovo -ha detto Rasmussen- alle 8.

Trattative febbrili dunque, soprattutto per convincere Cina e India, al primo e al quarto posto nella lista dei Paesi più inquinanti: i due giganti asiatici si sono detti finora disponibili a misure volontarie per rallentare le emissioni di CO2, ma sono riluttanti a consentire ispezioni dall'esterno che verifichino il rispetto degli impegni. Molte speranze si appuntano su Obama, che si gioca parte della sua credibilità anche sul fronte internazionale: il presidente Usa, che parlerà dinanzi al plenum e incontrerà faccia-a-faccia il premier Wen Jiabao a margine dei lavori, dovrà convincere la Cina a impegnarsi sui tagli e rispondere alle pressioni di chi chiede anche agli Usa maggiori tagli alle emissioni.

Fonte: Il Sole 24 ore
18 dicembre 2009

TAG:  CLIMA  VERTICE  ONU  COP15  COPENAGHEN  ACCORDO  EMISSIONI 

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