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contributo inviato da team_realacci il 15 dicembre 2009
                                               La resistenza che da ieri i Paesi Africa e del G77 hanno messo in atto, rifiutandosi di partecipare ai gruppi di lavoro e alla Plenaria della COP15, per protestare contro le pressioni subite per chiudere un cattivo accordo sul clima, dimostra che questi negoziati, tanto preziosi per la sopravvivenza del pianeta, sono appesi ad un filo di saggezza. I Paesi più ricchi vogliono chiudere con il protocollo di Kyoto e disattendere gli impegni internazionali assunti con il Bali Action plan e questo è un oltraggio per i loro cittadini, oltre che per l'intelligenza di chi li guarda con speranza e fiducia nella responsabilità che i loro incarichi dovrebbero portare con sé. Dobbiamo spingerli a rispettare i loro impegni.

È per questo che la rete che vede insieme a Copenhagen la Coalizione Climate justice now! e la Climate Justice Network - rapresentative di realtà diverse come contadini, produttori, lavoratori, ong, organizzazioni ambientaliste e movimenti sociali di tutto il mondo - e che ha dato vita alla grande manifestazione pacifica di sabato, convoca una giornata di mobilitazione per domani, 16 dicembre, perché a Copenhagen, come in tutto il pianeta, si raggiunga un buon accordo vincolante e impegnativo per dare una possibilità concreta di futuro.

"Per la prima volta - afferma Maurizio Gubbiotti di Legambiente - un appuntamento della Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, vede insieme tante persone diverse, di Paesi e con responsabilità differenti, a chiedere di partecipare con responsabilità e attenzione a questo processo decisionale sul futuro del pianeta. Questo non è un appuntamento come gli altri, e la loro preoccupazione, raccolta e condivisa da tanti leader internazionali del Sud, non può rimanere senza una risposta adeguata. I nostri governi devono rispondere, con più fondi e con una capacità di leadership adeguata a questi problemi".

"Sono anni - sottolinea Alberto Zoratti dell'organizzazione equosolidale Fair - che nel rapporto quotidiano con le organizzazioni di tutto il mondo realtà e comunità anche piccole si trovano a doversi soccorrere a vicenda perché colpite da uragani oppure da siccità improvvise. Le conseguenze dei cambiamenti climatici sono davanti ai nostri occhi, nelle mail che ci scambiamo, nei progetti che costruiamo insieme. Eppure i governi di tanti dei Paesi colpiti oggi denunciano che non c'è posto, nei negoziati ufficiali, per le loro preoccupazioni, per le loro richieste. Non c'è posto per queste testimonianze che qui a Copenhagen stanno facendo aprire gli occhi a tutti sul nostro clima che cambia".

La giornata del 16 e l'Assemblea dei Popoli convocata per quel giorno ci vedrà protagonisti: testimoni, storie, esperienze, che nelle istituzioni e fuori, a Nord e a Sud, stanno lottando per mettere i diritti prima dei profitti, con esperienze concrete di gestione del territorio e di condivisione dei beni comuni.

Fonte: La Nuova Ecologia
15 dicembre 2009

TAG:  CLIMA  VERTICE  ONU  COPENAGHEN  COP15  AFRICA  G77  CLIMATE  JUSTICE  NOW  NETWORK  GUBBIOTTI  LEGAMBIENTE  FAIR 

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commenti a questo articolo 0
commento di rebyjaco inviato il 15 dicembre 2009
Oramai ""Tutti"" sanno che non faranno niente. E allora? Niente! Che possiamo fare? Per fare quello che andrebbe fatto, costa troppo e lo dovrebbero pagare coloro che non HANNO INTENZIONE DI PAGARE. E' come la fame e le malattie nel Mondo. Cosa si fa? L'Italia quante volte si è impegnata a destinare dei fondi per le emergenze? Quante volte ha MANTENUTO GLI IMPEGNI? D'altronde se gli dessimo da mangiare e li curassimo, si moltiplicherebbero come le mosche. (dice che così parlano in privato fra di loro). SE il MONDO avrà tanta fortuna, le misure le prenderanno quando l'acqua arriverà alla bocca, sperando che siano ancora in tempo per salvare qualcosa.
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