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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 9 dicembre 2009

L'auto che vuoi...

Per te che sei un anticonformista...

Ora che hai le idee chiare...

Ora che hai deciso chi vuoi essere...


Tre anni fa partecipai a un corso di marketing con una docente universitaria giovane e molto in gamba. Spiegandoci le leve del marketing dedicò un certo tempo anche alla pubblicità, rivelandoci tra l'altro che quasi mai, negli ultimi anni, campagne pubblicitarie italiane hanno vinto premi internazionali di settore per la loro creatività e che la ragione era molto semplice: sono per lo più vecchie. Banali. Scontatissime.
In Italia si investono milioni di euro nella pubblicità, ma il prodotto, confrontato con gli equivalenti inglesi o francesi, tanto per fare un esempio di paesi vicini, è sconfortante per conformismo, banalità, ripetitività e mancanza di audacia.
Pare che molto derivi dal nostro onnipresente perbenismo, paura dello scandalo, valori dominanti (si pensi al casino successo a suo tempo per il "chi mi ama mi segua" di una marca di jeans).
Ma resta il fatto che, anche in questo campo, siamo sempre al palo.

Le peggiori sono, al solito, le grandi marche: automobili e alimentari. Sono quelle, specialmente le prime, che spendono di più per la promozione, ma i risultati? Penosi.
E se in tv ci propongono spot che hanno almeno il merito di mostrare paesaggi incantati, mari in burrasca, colline senesi, montagne da favola, con colonne sonore spesso notevoli, è alla radio che mostrano tutti i loro limiti.
Lì, a quanto pare, si continua a ragionare in termini di "segmentazione del mercato" e di persuasione occulta.
C'è lo spot di una nota casa francese che comincia per R e finisce per T, che con tutta evidenza si rivolge a un uomo, tra i 35 e i 45, lavoratore, reddito medio-alto, il quale, terminata la fase giovane e ribelle della sua misera esistenza, "capisce" finalmente che quello che credeva non facesse per lui invece... fa proprio per lui!
Ed è lui a capirlo, eh, mica loro a suggerirglielo!

Cioè, seguite il mio ragionamento: c'è gente pagata fior di quattrini per costruire uno spot del genere, nel quale ci si rivolge esplicitamente a un individuo (a un gruppo di individui) adulto, finanziariamente e - si presume - intellettualmente autonomo e, simultaneamente, si cerca di convincerlo con la massima serietà e pensosità che le scelte della loro azienda le sta in realtà facendo lui.
Non vi sembra un ragionamento primitivo, in termini di puro marketing, oltre che al limite dell'offensivo per le capacità intellettuali del proprio target?
Non sarebbe ora di affidare le campagne pubblicitarie a qualcuno che le svecchi?

Per carità, ci sono anche campagne condotte in modo leggermente più innovativo: chi fa leva sul risparmio energetico, chi sui giovani, chi sullo humour in genere, ma per lo più noi italiani continuiamo a cuccarci spot di due tipi:
a) quello per il maschio adulto la cui virilità (e, negli ultimi anni, valore come capofamiglia) è direttamente proporzionale alle dimensioni della sua auto;
b) e quello per i poveracci in generale, cui viene instillato l'ansiogeno messaggio "gli incentivi stanno per finire e tu non ti sei ancora deciso a rottamare la tua auto, che peraltro funziona ancora benissimo, ma dovresti farlo se non altro per tenere in vita noi, che al contrario di te ne abbiamo disperatamente bisogno".

Già, gli incentivi.
La maledizione di Tutankhamon.
Ma vogliamo parlarne, di quanto governi e ricatti aziendali (semplice: se non ci date gli incentivi, licenziamo) stiano da almeno diec'anni drogando il mercato, o ci siamo rassegnati ad essere sempre e comunque carne da macello per nuovi prodotti di cui non abbiamo bisogno?

TAG:  DIARIO  CONSUMI  RADIO  AUTOMOBILI  PUBBLICITÀ  SPOT  MARKETING  TARGET  SEGMENTAZIONE  PERSUASIONE OCCULTA  INCENTIVI STATALI 

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