.
contributo inviato da team_realacci il 4 dicembre 2009
Anche Prestigiacomo lo ammette. «Incontra difficoltà il Fondo rotativo di Kyoto, istituito dalla Finanziaria 2008 (Governo Prodi, ndr) che con 600 milioni di euro può finanziare investimenti nelle fonti rinnovabili e nell’efficienza energetica per oltre 3 miliardi di euro, ma, nonostante il ministero dell’Ambiente abbia firmato il decreto nel giugno del 2009, non è ancora concluso l’iter presso gli altri ministeri competenti». E’ lo stesso ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, durante un’audizione alla Camera, a confessare la propria impotenza: «Sollecitiamo continuamente la firma di questi decreti, che però credo si trovino ancora al ministero dello Sviluppo economico ». Non solo: «Anche lo schema di decreto sulla mobilità sostenibile e sullo sviluppo sostenibile - aggiunge - che muove 40 milioni di euro, è fermo da molte settimane sul tavolo del ministro dell’Economia».
 
Dalle centrali, emissioni fuori controllo.
Nel 2008 l’Italia ha prodotto 8,9 milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto alle quote del Piano nazionale delle allocazioni 2008-2012 assegnate a livello europeo. Lo sforamento, spiega il dossier Stop al carbone di Legambiente, è avvenuto in due settori: il termoelettrico (soprattutto centrali a carbone) e le raffinerie, mentre gli altri comparti industriali (cemento, carta, acciaio e altre materie prime essenziali) sono stati sotto i limiti assegnati. Le imprese industriali che emettono CO2 in eccesso dovranno pagare una multa e comprare sul mercato i permessi di emissione per coprire il surplus. Secondo il Comitato italiano per la gestione delle quote di emissione, le spese aggiuntive, tra il 2009 e il 2012, saranno di 840 milioni di euro.
 
Black Economy.
Il carbone è una zavorra per l’economia italiana, ma il governo non ci sente. Il settore è una delle principali voci del ritardo rispetto a Kyoto: le 12 centrali ‘nere’ attive in Italia producono il 14 per cento dell’energia elettrica e il 30 per cento dell’anidride carbonica (sul totale della produzione elettrica), e nel 2008 hanno sforato di 7,5 milioni di tonnellate di CO2 le quote stabilite dal Piano nazionale. Ma il governo insiste e vuole altre centrali. E così tra gli impianti riconvertiti di Civitavecchia (oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 in più) e Porto Tolle (altri 10 milioni di tonnellate), quello ipotizzato a Rossano Calabro (più 6,7 milioni di tonnellate), i due nuovi gruppi a carbone previsti nella centrale di Vado Ligure (Sv) e di Fiume Santo in Sardegna (4,1 milioni di tonnellate in più) e quelli della nuova centrale progettata ma non ancora autorizzata a Saline Joniche (Rc) (più 7,5 milioni di tonnellate di CO2), «il conto è presto fatto - dice Edoardo Zanchini, responsabile Energia e Trasporti di Legambiente -: si tratterebbe di un contributo aggiuntivo della produzione termoelettrica da carbone di 38,9 milioni di tonnellate di CO2, rispetto ai 42,5 emessi nel 2007. Quasi un raddoppio».
 
Trasporti.
Il 70 per cento dei finanziamenti della Legge Obiettivo per le grandi opere, dal 2002 ad oggi, è destinato a strade ed autostrade, mentre solo il 30 per cento dovrebbe garantire lo sviluppo di Tav, ferrovie e metropolitane. E, ad oggi, la Finanziaria 2010 «destina oltre 1 miliardo e 564 milioni circa di euro alle infrastrutture strategiche (autostrade e a linee ad alta velocità ferroviaria), ma fondi 15 volte inferiori alla mobilità urbana (120 milioni di euro)», accusa il Wwf in un dossier. Secondo il presidente, Stefano Leoni, la legge Finanziaria è degna «di un’Italietta provinciale e incapace di futuro».
 
Edilizia dimenticata.
«Ancora non esiste ad oggi la copertura finanziaria per la detrazione imposta del 55 per cento istituita con la legge finanziaria del 2007 per gli interventi sull’efficienza energetica degli edifici», segnala il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. La Finanziaria in discussione alla Camera, fa sapere il Wwf, «taglia i 50 milioni di euro destinati complessivamente al Fondo sull’efficienza energetica (38,624 milioni, nel 2009) e agli incentivi per il risparmio energetico (11,587 milioni di euro, nel 2009)». Per non parlare del Piano casa: «Un’occasione persa - secondo Legambiente - per fissare obiettivi energetici per l’edilizia, che pure è, a tutti gli effetti, uno dei più interessanti cantieri della Green economy».
 
Rinnovabili nel caos.
Investire nelle energie pulite nel nostro Paese è un terno al lotto: non sono mai state ratificate le Linee Guida (previste dal Dpr 387/2003) per l’iter di approvazione dei progetti. Non si conosce il futuro degli incentivi per il solare (quelli per il fotovoltaico scadono alla fine del 2010) e l’incertezza regna sulle detrazioni fiscali per solare termico e risparmio energetico. Entro giugno 2010 l’Italia dovrà presentare all’Europa il proprio piano d’azione per raggiungere l’obiettivo del 17 per cento del consumo finale lordo con fonti rinnovabili al 2020. Ma siamo già in ritardo: con una legge approvata a gennaio il governo si era impegnato a definire la ripartizione della quota tra Regioni e gli obiettivi intermedi, ma quella legge è rimasta lettera morta. Protesta Legambiente: «Chiediamo al governo un intervento immediato per superare la complicata situazione, più volte denunciata da aziende e associazioni delle rinnovabili».
 
L’inventario delle foreste.
Nessuna notizia del Registro nazionale dei serbatoi di carbonio. E dire che la stessa Prestigiacomo lo definisce «essenziale per contabilizzare l’assorbimento del carbonio dalle foreste e necessario per certificare annualmente le emissioni equivalenti di CO2 ridotte attraverso l’assorbimento forestale». Purtroppo, ammette il ministro, «l’istituzione del Registro, per quanto finanziato dalla Finanziaria 2008, non è ancora partita: perché nel frattempo i fondi stanziati (10 milioni euro) sono stati cancellati». Eppure, aggiunge ancora, «al momento si stima che il controvalore economico degli assorbimenti di carbonio sia pari a circa 150 milioni euro/anno, ovvero ad un risparmio equivalente per le finanze pubbliche».

Fonte: Terra News
4 dicembre 2009
Autore: Daniele Di Stefano

TAG:  AMBIENTE  ITALIA  ENERGIA  CARBONE  ONU  CLIMA  KYOTO  COPENAGHEN  SMOG  RINNOVABILI  CO2  PROTOCOLLO  FORESTE  TRASPORTI  EDILIZIA  EMISSIONI  CENTRALI  COP15  BLACK ECONOMY 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
26 gennaio 2009
attivita' nel PDnetwork