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contributo inviato da Stefano51 il 28 novembre 2009
 

Italia, ultimi spiccioli di novembre del 2009. Fra poco più di quattro settimane festeggeremo l’ingresso dell’ultimo di questi primi dieci anni del terzo millennio. Un decennio che è iniziato male, con l’attentato alle twin towers e poi le guerre in Afghanistan e in Irak, e sta finendo peggio, con la peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi.

Trenta anni fa guardavamo a questo terzo millennio come a una nuova età dell’oro per la specie umana. Uno stargate verso un pianeta finalmente pacificato dalle guerre, dove l’evoluzione tecnologica avrebbe consentito insieme a un progresso finalmente ecosostenibile, un benessere globale e solidale che avrebbe toccato finalmente anche le classi più povere del pianeta liberando l’uomo dalla fatica fisica e restituendolo alle arti nobili come la letteratura, la filosofia, le arti figurative.

Niente di tutto questo è accaduto. Da italiano ricordo piuttosto la stretta e pur casuale concatenazione di eventi che, proprio agli inizi del 2001, mi apparve come l’allineamento di tre stelle negative : George Bush jr. che vince in modo non proprio chiaro le elezioni negli USA; Sharon che decide di sgranchirsi le gambe nella spianata delle moschee, dando inizio a una nuova, interminabile e sanguinaria intifada; Berlusconi infine, che torna prepotente al governo del nostro paese dopo il primo governo dell’Ulivo.

I risultati non li descrivo perché sono noti, intendo invece porre il massimo accento sul pericolo che corre la comunità, nazionale e internazionale, dei cittadini comuni per questa – come dire – progressiva mediatizzazione della partecipazione popolare : un micidiale ossimoro che mostra da una parte l’ineluttabilità, per chi non ha voce né risorse, di doversi affidare ai media per diventare visibili e sperare di incidere nelle scelte che contano; dall’altra i media stessi, che in massima parte tendono alla omologazione della realtà, compresa quella sociale, a modelli precotti e precostituiti, comunque più docili e più riconoscibili da una classe dirigente che si mantiene, blindata e autoreferenziale, al di fuori di una società con la quale stenta a sintonizzarsi. Perché in genere i media non si schierano mai apertamente contro il potere politico di cui spesso hanno bisogno, ma talvolta accade che politica e media si fondano in un unicum, e in questo abbraccio è la politica a soccombere decisamente. E’ l’esempio, purtroppo, del nostro paese, dove l’uomo delle tv, una volta raggiunto anche il potere politico, condiziona da 15 anni i destini di 60 milioni di connazionali infrangendo progressivamente le regole comuni e sovrapponendo alla democrazia qualcosa di molto più simile a una religione che al populismo gollista.

Dio non voglia che l’esempio di Berlusconi sia seguito in occidente. Perché la tv massifica, infiacchendola, la cultura di base, e in un mondo in cui il sapere diviene sempre più elitario, la tecnocrazia dei network televisivi organizzati in cartello può conquistare governi e paesi, ovunque. Dobbiamo avere cara la democrazia, è vero, ma ancor prima dobbiamo salvaguardare il primato della politica, restituendola alla gente comune. La strada giusta è quella della rete internet, che va protetta dall’assalto che i media tv hanno già iniziato.

E’ una sfida titanica e globale, questa deriva tecnocratico-ricreativa che opprime offrendo in cambio i lustrini in tv, che sottrae valore alla vita di ciascuno dando in cambio la lotteria della notorietà televisiva, fosse anche soltanto per un giorno.

In fondo è un gioco di prestigio, pericoloso e sovversivo, che in Italia vede Berlusconi più avanti di altri con il suo progetto di stato sfacciatamente antidemocratico, ma che è presente anche altrove, ovunque la gente smetta di pensare autonomamente affidandosi ai media. Il cervello ce lo abbiamo, dobbiamo adoperarlo. E noi italiani abbiamo il dovere di batterlo non solo per il nostro paese, ma per tutto l’occidente europeo, affinchè il suo modello di potere sia abbandonato definitivamente.

Un uomo che da molti anni rifiuta categoricamente di confrontarsi in pubblico con gli avversari politici, così come rifiuta di sottoporsi ai processi. Ha fondato due partiti liquidi, Forza Italia prima e il PDL adesso, creando a tavolino la classe dirigente e ignorando ogni regola democratica di delega e rappresentanza. Eppure una parte sufficiente di elettori – non la maggioranza di essi, bensì quanto bastava secondo le regole della “porcata” Calderoli – lo ha portato per ben tre volte sulla poltrona del premier.

E anche quella poltrona adesso gli sta stretta, perché i giudici lo incalzano. Per questo non gli rimane che affidarsi al suo popolo, che stavolta però dovrà di fatto una monarchia al posto della repubblica : non ci sono più alibi, non ci sono più vizi privati e pubbliche virtù, il re è nudo e tutto sommato non da il migliore spettacolo di se. Per questo nel PDL qualcuno comincia decisamente a scalpitare, il maschio alfa del branco da segni di cedimento e gli sfidanti non mancano.

L’Italia intrisa di leaderismo saprà sopravvivere “orba di tanto spiro” ? I muti e attoniti italiani sapranno riesumare le regole di un confronto aperto e democratico e riusciranno a ripartire ? E’ questa principalmente la sfida del partito democratico, questa la missione di un Bersani che ancor prima del problema delle alleanze dovrà saper trovare le parole giuste per risvegliare nei cittadini quei sentimenti di solidarietà, di giustizia, di coscienza comune che tanto aiutarono l’Italietta del dopoguerra a risollevarsi dalle macerie. Perché una cosa è certa, le macerie ci saranno eccome. L’anno che sta per arrivare formerà due eserciti l’un contro l’altro armati, divisi dal denaro e non più dall’ideologia.

Chi di questa tremenda crisi è riuscito ad approfittarsi accrescendo il suo benessere personale deve convincersi fin d’ora che continuare così non può che portare ad uno scontro frontale che non gioverebbe a nessuno. Se Berlusconi vuole diventare re soltanto per salvare se stesso non potrà che essere abbandonato al suo destino dai suoi stessi alleati, l’Italia ha ben altri problemi da risolvere.

Stefano Olivieri
http://democraticoebasta.ilcannocchiale.it/

TAG:  TERZO MILLENNIO  TECNOCRAZIA  POPULISMO  POTERE TELEVISIVO  MEDIA  BERLUSCONI 

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