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contributo inviato da mariotto80 il 25 novembre 2009

Gli assalti cominciarono di notte.

Una fila spessa di corpi, uomini e donne, per lo più quarantenni. Facce scavate dalla fatica, occhi arrossati da notti insonni.

La guardia sonnecchiava nel gabbiotto, un occhio stanco ogni tanto gettato sulle videochat porno di un canale locale.

L’umidità di novembre e la puzza di liquami tossici. Il distretto industriale di una popolosa regione. Guidata da un presidente amico dei clan che, alle ultime elezioni, era passato di una spanna sull’avversario, sostenuto da clan nemici.

Un rumore sordo squarciò la noia e il silenzio della notte. La prima pietra scosse la guardia che si affacciò pistola in mano.

Quando si vide incontro quella massa, si paralizzò.

La fila attraversò il piazzale semi-illuminato come un treno, come uscita dalle visioni di un Pellizza da Volpedo 2.0.

Le mazze distrussero i vetri dell’Iper in un frastuono di allarmi, svegliando tutti i paesini dei dintorni.

La notizia viaggiò velocissima su Hack, la nuova Rete clandestina erede di Internet, chiusa con decreto ufficiale un anno prima.

L’enorme parcheggio si riempì in breve di poveri, italiani e stranieri, impiegati e operai.

La baraonda di auto, braccia, cibi e merci, vetri in frantumi, risse, sangue, violenze di ogni tipo, si replicò subito, un’ora dopo, in un altro centro commerciale, poi in un altro. E un altro ancora, sino a invadere l’intera Penisola da Lampedusa a Bolzano.

Due giorni dopo, a bordo di un lussuoso jet privato,  il Presidente Generale fuggì alle Bahamas.

L’inizio della Guerra Civile.

Italia, 2013.

TAG:  PRESIDENTE  BERLUSCONISMO  FANTAPOLITICA  POVERTÀ  RIVOLTA 

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