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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 24 novembre 2009

Nella mia città al tempo di Ludovico e Barbara (o, in subordine, di Francesco e Isabella): inverno, nebbia, malaria e una splendida cultura al suo zenit.

A Parigi intorno al 1770. Anzi, qualche anno prima. I salotti verdi e rossi della Pompadour, quella gran donna, sicuramente più interessante della Du Barry. 

Nella belle époque, in qualsiasi capitale europea con preferenza per Vienna.

Antica Roma? No... grazie. Magari la Maremma etrusca, semmai.

O anche Liverpool: 1963 o '62.

Kyoto: 1800.

Sempre a Parigi, 1920, non un giorno prima e non uno dopo. E nel weekend, in primavera-estate, esplorare la provincia su un'Isotta Fraschini decapottabile color argento noleggiata a credito e mai pagata.

Poi prendere una nave - un transatlantico - e arrivare a New Orleans. Io l'ho vista, prima dell'alluvione. Ma, hélas, non era l'anno 1920.
Se ne deduce che io non sarò mai a New Orleans, né tantomeno a Parigi, nel 1920.

Già che ci sono, posso azzardare anche un Samarcanda-1225 o nessuno mi crederà più?


Perché non serve a molto avere la macchina del tempo se poi ti trovi nel posto sbagliato.


Quante vite non ho vissuto. Quante pelli non ho cambiato, secche e consunte, quante unghie non cadute.
E tuttavia sono un gatto dell'antico Egitto, bruciato in un rogo scozzese del 1590 e prima ancora sacrificato in un autodafè sivigliano del 1429: e sono qui oggi, qui con me, e mi lecco il pelo senza sapere perché, in automatico.
Il mio pelo è rosso e carezzevole come un tramonto sul Bosforo, ma elettrico e grigioblu nelle giornate storte, e acquamarina (come gli occhi) in quelle estive, in Bretagna.
Sono viva e sono morta, reincarnata e atea, anima mundi e pietra inanimata.
Posso inspirare a lungo e posso espirare a lungo, e a lungo so stare in apnea - secoli - e dimenticare un secolo di dolore per ogni minuto di sospensione del tempo.
E ogni tanto mi tocca sentirmi dire che quelle della mia specie sono inutili. Allora sorrido, e faccio le fusa per me sola.

TAG:  DIARI  MACCHINA DEL TEMPO  IMMAGINAZIONE  GATTI  STORIA 

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