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contributo inviato da nuvolasenzainverno il 22 novembre 2009

Siamo stati tutti molto contenti del fatto che alle elezioni primarie sono venuti a votare 3 milioni di persone, ma se si va a guardare chi sono questi elettori del Pd, abbiamo poco da rallegrarci. Come hanno evidenziato diverse analisi pubblicate dal Corriere della Sera, ma anche da altri quotidiani, si evince che l’età media degli elettori delle primarie del Pd va dai 65 anni in su.
È bello scoprire che le persone anziane credano ancora nella politica e abbiano voglia di partecipare, ma se non si riesce a parlare anche ad altre fasce di persone c’è un problema.
E oggi, nonostante i 3 milioni di elettori delle primarie, il Pd ha ancora un forte problema di comunicazione esterna.
Il Pd dovrebbe riuscire a parlare a tutti gli italiani, non soltanto agli anziani o agli ex elettori del Pci: il Pd deve saper coinvolgere tutte le persone e, per fare questo, credo che ci si debba sempre muovere su due binari: quello della comunicazione mediatica e quello del territorio. Oggi, viviamo in una società fortemente mediatica e non possiamo non tenerne conto: gli strumenti di comunicazione vanno saputi utilizzare bene facendo attenzione a cosa si fa passare da lì, perché la maggioranza dei cittadini percepisce il Pd come quello che descrivono i media e non come quello che si discute dentro i circoli.
Quindi un primo binario di azione riguarda il coinvolgimento dei mass media.
La sola battaglia mediatica, in ogni caso, al Partito Democratico non può bastare, perché conta moltissimo il radicamento sul territorio, la presenza fisica nei mercati e nelle piazze, l’incontrare le persone, il rapporto diretto con la gente.
Entrambe le cose (rapporto diretto sul territorio e presenza sui mass media) devono andare di pari passo.
Il coinvolgimento dei mass media, ovviamente, non è un fatto semplice e non può riguardare solamente i vertici del partito, ma deve essere tentato a tutti i livelli, creandosi delle mailing di nominativi all’interno degli organi di informazione da poter contattare, invitando i giornalisti ai propri eventi, inviando loro i comunicati stampa o piccole news sulle iniziative che si intendono realizzare (e quando non si ha nulla, preoccuparsi di mettere in piedi qualcosa).
La maggior parte delle cose che verrà inviata, probabilmente, non sarà presa in considerazione, però non per questo bisogna rinunciarci perché è comunque un modo importante per far sapere che si è presenti e che si stanno organizzando delle cose e per far conoscere la realtà territoriale di alcune zone della città e sollevare l’attenzione sui problemi che vi possono essere.
Il Pd, sul territorio ha necessità di esserci: occorre tornare tra la gente, recuperare il contatto diretto con le persone per conoscere le loro esigenze e, di conseguenza, saper dare risposte adeguate.
Ecco che allora diventa importante la presenza nei mercati e nelle piazze e in tutti quei luoghi dove si possono incontrare le persone. Luogo privilegiato di incontro devono essere i circoli.
Ai circoli, oggi, è richiesto un po’ di più dell’essere un laboratorio politico: devono saper essere anche centri di aggregazione, che sappiano accogliere le persone e coinvolgerle. Ecco l’importanza di tenerli aperti, di creare iniziative: i circoli devono far venire alle persone la voglia di entrarci!
Nelle realtà dove questo è più difficile e quando si organizzano iniziative, è utile “fare rete”.
Fare rete tra i circoli, ma anche tra i circoli e il mondo dell’associazionismo e con tutte quelle realtà capaci di coinvolgere i cittadini. È necessario che il partito sia aperto verso i cittadini, nel senso che deve andarli a cercare, deve trovare il modo di raggiungerli, non può pensare di stare ad aspettarli perché i cittadini arrivano se sono chiamati. E per chiamarli occorre usare tutti i mezzi: e-mail informative periodiche sulle attività del circolo o sulle novità principali a livello cittadino e nazionale; organizzazione di iniziative politiche, organizzazione di incontri dove loro possano portare al circolo le proprie richieste per il Pd e avanzare delle proposte su temi che vorrebbero fossero affrontati; organizzazione di semplici incontri di “festa” per conoscersi e avvicinarsi.
Da non trascurare, nella società di oggi, è l’apporto di internet: la rete va utilizzata il più possibile, soprattutto per avvicinare le giovani generazioni. Occorre essere presenti con un sito web aggiornato che segnali le iniziative in programma o altre notizie rilevanti per il partito, blog, video e foto delle iniziative svolte, gruppi sui social network… in modo da creare un’aggregazione forte anche virtuale per tutti coloro che non hanno sempre la possibilità di essere presenti fisicamente alle iniziative che si fanno ma che comunque desiderano esserne informati e averne resoconti puntuali e tempestivi.
Internet consente, inoltre, di far saper ovunque, anche a persone e circoli di altre città, che cosa si sta organizzando, permettendo così di scambiarsi le informazioni sulle iniziative, fornire spunti a chi deve organizzare altrove eventi simili.
Tutto ciò fa fatto tendo conto di alcuni principi:
- Essere interessanti per interessare: tutto ciò che viene realizzato deve poter essere di interesse per tutti.
- Avere una comunicazione positiva e propositiva: è indispensabile far sapere ai cittadini le cose positive che si stanno facendo e che si intendono realizzare, presentare dei progetti, provare a dare delle risposte concrete ai bisogni della gente e non limitarsi a far sapere che si è contrari a ciò che altri propongono. Tenendo presente che le risposte che il Partito Democratico deve cominciare a dare ai cittadini devono essere elaborate internamente, con logiche proprie e non di altri, che siano riconoscibili per gli elettori.
- Attenzione al linguaggio che si utilizza: è utile usare linguaggi concreti e facilmente comprensibili da tutti i cittadini, non solo dagli “addetti ai lavori” (es.: durante questa campagna congressuale, molti ci hanno chiesto il significato di alcune parole che all’interno erano ben note, ma fuori sembravano astruse).
Concludo queste riflessioni con una nota sui cosiddetti “tesserati dell’ultima ora”, ovvero quelli che si erano iscritti al Pd con il preciso scopo di poter votare un candidato alla segreteria del partito durante il congresso. Il Pd non deve “buttarli via”, ma anzi deve aprire le porte a queste persone a cui, evidentemente, sta a cuore la sorte del partito e hanno cominciato a vederlo come una possibile alternativa al governo della destra.
Il Pd riuscirà a tenere dentro di sé anche gli ultimi tesserati solo se riuscirà a mostrarsi un partito aperto, con delle regole ma non arroccato in difesa di logiche morte; in grado di saper ascoltare e di accogliere le idee e le proposte di chi arriva anche da ultimo, senza pretendere di inglobarlo in schemi che probabilmente non gli sono propri, perché chi viene porta se stesso, le sue esperienze, le sue idee.

TAG:  PD  PRIMARIE  COMUNICAZIONE  TERRITORIO 

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