.
contributo inviato da nuvolasenzainverno il 13 novembre 2009

Negli ultimi mesi sono successe molte cose dentro e attorno al Partito Democratico.
Il percorso congressuale ha saputo suscitare movimento e interesse nelle persone e abbiamo visto avvicinarsi al partito anche gente di altra provenienza politica o il mettersi in gioco di chi in precedenza è sempre rimasto a guardare.
Questo grande apporto di novità è stato introdotto dai sostenitori di Ignazio Marino e Dario Franceschini: appartengono a queste aree i “tesserati dell’ultima ora”, entrati nel Pd con una forte voglia di esserci e di portare cambiamenti anche consistenti nella politica di questo partito.

Siamo noi che, mettendoci in gioco, abbiamo affidato alla passione e all’impegno verso un candidato alla segreteria la possibilità di credere a questo partito e di sceglierlo per adesso e per il futuro.
Un futuro che, il giorno delle primarie, per molti di noi si è fatto più lontano.
Siamo noi i delusi dalla conclusione di questa sfida che, per troppi, sembrava avere da subito un esito pressoché scontato.
Siamo noi che, impazienti, attendiamo di sapere cosa deciderà di dire o di fare il nuovo segretario e non sembriamo disposti ad accettare troppe ambiguità (che già ne abbiamo viste tante nel centrosinistra in questi anni).
Ogni giorno di silenzio, ogni decisione rimandata, ogni parola non chiara diventa un facile pretesto per muovere contestazioni.
È un errore questa impazienza, perché la politica è mediazione, diplomazia, compromesso… ma queste sono tutte cose che si era scelto di rimuovere appoggiando le posizioni congressuali di Marino e Franceschini. E allora c’è fretta di capire che cosa accadrà, se questo partito - in cui alcuni si sono avvicinati molto velocemente - potrà essere ancora casa nostra e come lo sarà.
A tutti noi, voglio dire di restare, di non andare via perché il Pd ha bisogno di noi e delle nostre idee.

Siamo arrivati nel partito per sostenere un’idea, spesso con grande forza e grande convinzione, e allora portiamola avanti, anche se le forme dovranno necessariamente essere diverse.
Non lasciamo che tutto quello che abbiamo costruito fino a qui venga spazzato via.
Dobbiamo esserci adesso come ci siamo stati in questi mesi: dobbiamo continuare a partecipare, a frequentare gli incontri con le altre persone dei nostri circoli, a prendere parte alle iniziative messe in piedi e, soprattutto, dobbiamo cominciare a guardarci come appartenenti tutti allo stesso partito e parlarci, conoscerci per lavorare insieme, anche quando avremo idee diverse.
Non dobbiamo avere paura di proporre le nostre idee e la nostra visione delle cose, ma anzi dovremo proprio fare questo, confrontandoci serenamente con tutti gli altri, perché solo noi possiamo portare avanti il nostro pensiero: non ci sarà nessun altro che lo farà al nostro posto e che potrà rappresentarlo se andiamo via.
Questo Pd è casa nostra adesso esattamente come la era qualche settimana fa. E se pensiamo che il Pd sia casa nostra, anche quando sbanda, anche quando non va nella direzione che noi avremmo voluto, vuol dire che il nostro posto è qui e non altrove ma che, anzi, dobbiamo impegnarci ancora di più perché possa diventare più simile al partito che vogliamo.

A tutti quelli che negli ultimi giorni mi hanno chiesto perché restavo in questo partito che ha dimostrato di essere vecchio sia nella classe dirigente, che nelle modalità dell’organizzazione, che nei suoi elettori, rispondo che resto perché questa è casa mia, perché qui ci sono persone che hanno fatto parte della mia formazione e della mia passione politica (con qualcuno ci siamo allontanati, con altri ci siamo avvicinati, ma tutti fanno parte della mia storia e hanno portato avanti idee a cui ho creduto ieri o oggi e a cui voglio contribuire domani).
Non c’è un altro partito dove voglio andare, non c’è un’altra idea che posso condividere: il mio posto è qui e lo è stato anche quando non sono stata convinta della linea politica intrapresa, anche quando ho avuto voglia di non votare Pd, sapendo che comunque non avrei potuto votare altrove.
Mi spiace per quelli con cui ho fatto un pezzo del percorso che hanno scelto di andarsene (anche per quelli di cui non ho condiviso il pensiero politico), è come se perdessi comunque una parte di me, del mio vissuto. Vederli andare via è un po’ come tornare indietro, come rifare il percorso da capo, da quando non ci conoscevano e ci guardavamo con sospetto a distanza, ma ognuno fa le sue scelte: forse in futuro saremo di nuovo vicini, forse ci allontaneremo ancora di più.
Il mio posto è nel Pd ed è qui che voglio condividere le mie idee, con le persone con cui ho lavorato e discusso in questi mesi e con tutte le novità che hanno contribuito ad arricchire di pensiero questo partito.


Per quanto riguarda Bersani, personalmente vengo dall’area DS e non credo che farò molta fatica ad accettare un pensiero di sinistra (ammesso che esista ancora, perché in questi giorni non ne ho visto neanche uno da parte del nuovo segretario), ma mi era sembrato che nei mesi della gestione del Pd da parte di Dario Franceschini avessimo fatto dei passi in più e ora l’impressione è davvero un po’ quella di tornare indietro. Indietro ad una stagione di confusione, in cui si annunciano delle cose ma i fatti ne dimostrano altre, in cui si parla di sinistra ma si inciucia con la destra, in cui i padroni di casa sono quelli della nomenklatura dei salotti mentre gli operai e i precari stanno sui tetti sperando che qualcuno si accorga di loro, in cui, anziché decidere cosa siamo e dove andare, si guarda a con chi andare e come adeguarci (come se essere se stessi fosse una colpa, alla faccia del valore delle radici!).

A Bersani voglio dire solo una cosa: non avrai la nostra fiducia a priori, devi meritartela esattamente come è accaduto (o non è accaduto) a chi c’era prima di te. Noi ci siamo, vogliamo continuare a lavorare per questo Pd, ma devi dirci subito che direzione prendere, perché di tempo a parlare di aria ne stai perdendo anche troppo. Gli elettori e gli iscritti non ti aspetteranno in eterno e, anche se molte cose si delineeranno nel corso del tempo, devi pur cominciare a dire qualcosa di concreto (che non è solo il discorso fatto all’Assemblea Nazionale, ma sono le parole che rilasci tutti i giorni sui giornali e nelle tv, le scelte che prendi di fronte alle posizioni della destra, il voto in Parlamento, i documenti che gireranno nei circoli…).
Bersani, comincia ad agire, comincia a dire dove vuoi andare: solo così non perderai pezzi per strada e per ogni pezzo perduto ne troverai dei nuovi.

TAG:  SINISTRA  PD  BERSANI  PRIMARIE  FRANCESCHINI  ELETTORI  ISCRITTI  MARINO  TESSERATI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
16 aprile 2009
attivita' nel PDnetwork