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contributo inviato da nuvolasenzainverno il 12 novembre 2009

Bloggeria - di Mario Adinolfi

Ammetto di aver provato una qualche delusione.
Parere personalissimo, espresso già sul blog nel fine settimana e dunque da sottoporre anche qui al giudizio dei lettori della bloggeria. Prima impressione sulle vicende Rai: hanno vinto il voto degli iscritti e hanno messo la dalemiana Bianca Berlinguer a dirigere il Tg3, hanno vinto le primarie e hanno accettato che venisse fatto fuori il bravissimo Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre. La restaurazione marcia senza trovare resistenza, domenica il discorso di Pierluigi Bersani tutto incentrato sull’orgoglio del partitismo novecentesco identitario e territoriale ne è stato il suggello quasi ideologico, il congresso del Pd è stato il Congresso di Vienna.

Mi sono battuto, a partire dalla candidatura alle primarie del 2007, per un Partito democratico che fosse un partito adatto alle sfide del ventunesimo secolo: il partito della democrazia diretta, che proponesse un superamento di sistema passando attraverso l’abbattimento delle nomenklature legittimato da un recupero di partecipazione politica che coinvolgesse in particolare le nuove generazioni, che potessero così sfuggire alle logiche mortifere delle cooptazioni per essere protagoniste piuttosto di una stagione di conflitto necessario contro il “tappo” che blocca la democrazia italiana.

I fatti dicono che sono stato sconfitto, almeno per ora. Le nomenklature vincono sempre, le giovani generazioni non sono protagoniste se non in una misera logica cooptativa, quel poco di democrazia diretta che abbiamo inoculato nel sistema politico italiano sarà ben presto reso inutilizzabile alla selezione di classi dirigenti innovative.

Nella sconfitta non riesco a non pensare il Pd come il mio partito, avendo contribuito a fondarlo. Non riesco a immaginarmi in altre strade e in altre avventure, che pure capisco interessano i molti che non sanno appassionarsi ad un ruolo da indipendenti di centrosinistra nel partito che è l’ennesima evoluzione della crisi tardonovecentesca del Pci. Dunque resto un militante del Pd e auguro in questo senso al segretario eletto e agli organismi dirigenti buon lavoro. Io, che ho messo nella battaglia pubblica molta della mia passione e della mia stessa vita, ora torno a occuparmi prevalentemente del privato.
Oh, mica ci sono poche cose da fare. Prima fra tutte, mantenere il dialogo quotidiano con i lettori della bloggeria.

Europa Quotidiano del 10 novembre 2009 



Mi spiace dirlo ma condivido molto di quanto raccontato qui da Adinolfi.
L'Assemblea del Pd ha dato veramente l'impressione di essere dentro ad un partito vecchio, arroccato su logiche che si pensava fossero superate e invece sono ancora tutte vivissime.
Abbiamo creduto di poter cambiare le cose in questi mesi, abbiamo lavorato per farlo, abbiamo pensato che con il nostro progetto, le nostre idee e la nostra proposta di rinnovamento della classe dirigente si sarebbe potuto convincere gli italiani e che alla fine saremmo stati di più degli apparati ma così non è stato. Ha vinto l'apparato. Al Pd sono rimasti legati i vecchi elettori del Pci, gli apparati e le nomenklature... un peccato, un'occasione perduta.

Provo fastidio per quello che leggo in questi giorni sui giornali: certe dichiarazioni dei politici sia di maggioranza che di opposizione sulla direzione intrapresa e sul gruppo dirigente, certe parole dette, certi veleni lasciati intuire fanno male. Ho lavorato con un Pd di persone migliori e più vere di quelle che dovrebbero rappresentarci, ho conosciuto persone che si sono impegnate perché la politica e il partito potessero cambiare e migliorare e credo che il percorso fatto in questi mesi meriti più rispetto, anche da parte di chi non lo ha condiviso.

Il nuovo corso è lontano, la strada del cambiamento sembra essere molto lunga... c'è ancora parecchio lavoro da fare.

TAG:  PD  CONGRESSO  ASSEMBLEA  PRIMARIE  BERSANI  APPARATO  DALEMA  ADINOLFI 

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