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contributo inviato da ScuolaDemocratica il 10 novembre 2009

Bersani lo sa in quali condizioni sarà la scuola italiana nel giro di pochi anni?

Faccio riferimento al «Piano programmatico del MIUR di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze in attuazione dell’art. 64 della legge 133/08», che si può consultare per stralci in allegato.
Esso prevede una riduzione di 87.341 insegnanti in tre anni e nello stesso periodo di 44.500 ATA .
«Perfetto: 131.900 fannulloni in meno = più efficienza!» penserà chi si è lasciato convincere dalla propaganda governativa, credendo magari che i nullafacenti li abbiano già individuati per nome e cognome.
Ma analizziamo più in dettaglio il Piano in cui sono elencati gli interventi di riduzione anno per anno. Che cosa accadrà?

  • L’organico delle elementari sarà stabilito (e ridotto) sulla base di criteri diversi da quelli in vigore (punto b delle prime due tabelle = 14.000 maestri in meno);
  • I maestri specialisti di lingua inglese saranno ridotti alle elementari (punto c delle tre tabelle = 11.200 maestri di inglese in meno): mica male per il governo delle tre «I», una delle quali è l’iniziale di «Inglese»;
  • L’orario del tempo prolungato della scuola elementare sarà rivisto e quindi ridotto dal 2010 e poi ancora dal 2011 (punto d delle ultime due tabelle = 13.600 maestri in meno);
  • L’organizzazione e l’orario delle scuole medie, inferiori e superiori, sarà modificato profondamente, con eliminazione di materie e riduzione del tempo-scuola, oltre al ridimensionamento delle possibilità di crescita e formazione per gli studenti (punto d delle tre tabelle = 14.000 insegnanti in meno alle medie e alle superiori); vd. anche stralcio del «Piano» per le riduzioni di orario;
  • Abbiamo lasciato per ultimo il punto a) delle tabelle finali del documento. È il punto più interessante. Riguarda l’innalzamento del rapporto alunni/classe e si ottengono 12.800 professori in meno. Cosa vuol dire?

È semplice. Oggi il divisore per formare le classi è il numero 25.

  • Aumentarlo dello 0,20 nel 2009/2010 significa 25 x 0,20 = 5 quindi il primo anno le classi possono essere composte da 30 studenti;
  • Dal 2010/2011 si aumenta di un ulteriore 0,10 cioè 30 x 0,10 = 3 perciò il secondo anno le classi possono essere composte da 33 studenti;
  • Dal 2011/2012 si aumenta di un ulteriore 0,10 cioè 33 x 0,10 = 3,3 ne consegue che il terzo anno le classi possono essere composte da 36 studenti;

Credo che le famiglie con figli che stanno per iniziare la scuola, o che la stanno già facendo, dovrebbero essere informati di questo e magari chiedersi come possa migliorare la qualità della scuola, dell’insegnamento e dell’apprendimento con queste modifiche. È questo un modo per eliminare sprechi (se ci sono), o si tratta d’un taglio generalizzato e indiscriminato che non produce miglioramenti? Non faccio altri commenti, lascio giudicare a chi iscriverà i figli nelle classi prime dei vari ordini di scuola, formate progressivamente da 30, 33 e 36 allievi.
Se va bene, perché se ho 144 iscritti (36 x 4) faccio quattro classi prime, ma se ho 160 iscritti faccio sempre quattro classi, di 40 alunni ciascuna (160 : 4 = 40). Si torna al passato, agli anni ’50? O ancora più indietro?

Bersani sa tutto questo?

E soprattutto sa che bisogna urgentemente intervenire per arrestare questo disastro che si rifletterà su tutta la socetà italiana con effetti catastrofici? E pensa di fare qualcosa per impedire che ciò accada?

I nostri grandi economisti, grandi politici e governanti, persino un po’ filosofi, nazionali e anche locali, applicano una ricetta semplice, sempre, non solo in tempo di crisi: tagliare risorse verso il basso della scala sociale, ridurre indiscriminatamente la spesa pubblica per finanziare gli sprechi della politica stessa, quando non si tratta di qualcosa di peggio.
Ma il nostro problema non è la crescita? Non è la capacità competitiva? Come si aumenta la capacità di competere? Altri paesi che hanno una capacità produttiva altamente competitiva fanno così:

  • Migliorano la qualità della produzione investendo risorse finanziarie sulla ricerca;
  • Per avere un maggior numero di ricercatori competenti investono risorse finanziarie sull’università;
  • Per avere un maggior numero di universitari preparati investono risorse finanziarie sulla scuola secondaria;
  • Per avere un maggior numero di studenti preparati investono risorse finanziarie sulla scuola primaria aperta a tutti, allargando la base della piramide, per avere un maggior numero di studenti migliori alle superiori.

Da noi invece si punta a restringere la base della piramide sociale! E intanto siamo superati, in investimenti sull’istruzione (ridotti dal 1995 del 70%), persino da Jamaica, Zimbawe, Messico e Tunisia.

Complimenti ai nostri grandi economisti e politici (e filosofi), anche locali.

Lo sa Bersani che bisogna agire a rovescio? che bisogna imitare lo Zimbabwe (tra gli altri)? Perché se non lo sa siamo nei guai grossi...

Scuola Democratica è disponibile a collaborare, è fatta da insegnanti che conoscono a fondo i problemi veri del sistema scolastico e anche i suoi pregi da valorizzare, Siamo qui: Bersani contattaci!

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