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contributo inviato da Fabio1987 il 8 novembre 2009

 «Vi spiego subito e con chiarezza i nostri essenziali compiti: costruire il partito, preparare l’alternativa». Pier Luigi Bersani lascia zero spazio alla retorica e di fronte all’Assemblea nazionale del Pd che lo proclama segretario chiede impegno e assunzione di responsabilità, indica la rotta avvertendo che ora «partono alcune correzioni a quello che abbiamo visto fin qui», che «organizzazione e apertura alla società si tengono» e che è «inutile cercare scorciatoie» perché altrimenti si sfocia nel «populismo».

Se c’è ancora chi teme passi indietro, Bersani ribadisce ai mille raccolti alla Fiera di Roma (e non solo) che non ha «nessuna nostalgia» del passato e che «il nuovo da costruire» sarà un Pd che si rivolgerà «a tutta l’area del centrosinistra, senza trattini o distinzioni di ruoli». E se c’è chi come Rutelli è andato via senza neanche aspettare le sue prime mosse, dice: «Le defezioni non fanno mai piacere, ma noi non abbiamo fronti scoperti, abbiamo una ricchezza di culture per tutta l’area del centrosinistra».

Eccolo il nuovo segretario del Pd, che per mezz’ora parla di temi economici ed entra nel dettaglio delle misure che aiuterebbero a far superare la crisi («non è alle spalle, serve realismo») dicendo poi che «al di là di questi essenziali e doverosi cenni non voglio qui fare un discorso programmatico», che come colonna sonora fa mixare Vasco Rossi e la “Canzone popolare”, che dice no alla «parola malata e ambigua dialogo» ma sì a un «confronto trasparenti nelle sedi proprie, cioè nel Parlamento», che si dice pronto ad affrontare il nodo giustizia purché si sgombri il campo dalla «interferenza» delle questioni personali del premier e che sfida la destra sulle riforme avanzando proposte per il superamento del bicameralismo perfetto, nuove norme sui costi della politica, legge elettorale.

È il segretario che non ama la politica fatta con «le figurine Panini», che propone di «fondare 500 nuovi Circoli nei luoghi di studio e di lavoro», che annuncia come prima iniziativa di mobilitazione un’assemblea di amministratori del Pd e non «per denunciare il federalismo delle chiacchiere ed affermare quello dei fatti» perché «non si pensi, a cominciare dalla Lega, di poter raccontare qualsiasi favola con noi zitti». E che a fine giornata registra soddisfatto che è stata «introdotta una novità antica: torna la politica, la discussione politica».

Eccolo il nuovo segretario, che si presenta tutto concretezza e niente tatticismi e poi si blinda sul fronte ex-Ppi tra Bindi presidente, Letta vicesegretario e Franceschini capogruppo, che affida la cassa del partito a un collaboratore del Nens (l’associazione fondata insieme a Visco) come Antonio Misiani. E che promette «un partito plurale» ma ad eventuali male intenzionati anticipa anche «meccanismi centripeti e coesivi propri di ogni associazione» per evitare il rischio dell’«anarchismo e la feudalizzazione». Insomma, non mancherà «assoluta libertà di espressione», ma il nuovo statuto la bilancerà con l’esigenza di «preservare autorevolezza e univocità delle posizioni del partito».

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