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contributo inviato da dalle nebbie mantovane il 28 ottobre 2009

  L'uomo di questa fatta esiste, lo conoscono a corte, lo hanno persino già interpellato in qualche frangente, benché egli sia di origine borghese, straniero, svizzero e, per colmo degli orrori, un vero e proprio eretico, un calvinista.
  I   colleghi ministri non erano stati molto entusiasti di questo estraneo che nel suo compte rendu aveva aperto le finestre nella loro cucina da stregoni permettendo al paese di ficcare il naso nelle loro pentole, e se ne erano sbarazzati chiudendogli l'accesso al Consiglio Segreto finché non avesse fatto abiura degli errori calvinisti. Egli allora aveva inviato le sue dimissioni al sovrano su un foglietto quadrato di carta da lettera, senza alcun riguardo per l'etichetta: Luigi XVI non s'era dimenticato di questa scortesia democratica e aveva ripetutamente detto - forse persino giurato - che mai più sarebbe ricorso a Necker.
  Ma ora Necker è l'uomo del momento. La regina comprende quanto sia necessario proprio per lei un ministro in grado di ammansire il mostro urlante dell'opinione pubblica. Anch'ella deve superare certe resistenze interiori per imporre la sua scelta, giacché anche il ministro precedente, Loménie de Brienne, presto caduto in disfavore, doveva solo a lei la sua nomina.

Questa sobria cronaca dall'ancien régime viene da Stefan Zweig, Maria Antonietta (ed. Oscar Mondadori, pag. 176). Già mi ero trattenuta quest'estate dal citare l'affare della collana, ora non ho potuto sfuggire a questa nuova tentazione.
Godiamoci il frizzante confronto con il nostro (modestamente) nouveau régime e una delle sue tante telenovelas. 

Berlusconi e Tremonti si vedranno oggi ad Arcore. Almeno così hanno concordato i due dopo una telefonata tempestosa. Il ministro dell’Economia ha rinfacciato al premier di non tenere a bada il «fuoco amico» che è partito dall’interno del governo e di fare annunci sulla riduzione dell’Irap a sua insaputa. «C’è una continua guerriglia contro di me, documenti che circolano, mi dicono che ce n’è un’altro in arrivo, trame, tranelli e riunioni», si è sfogato Tremonti.
Berlusconi gli ha risposto che non ci sono trame contro di lui, che deve stare calmo, che si va avanti secondo quanto è stabilito nel programma, ma che deve smetterla di annunciare continuamente le sue dimissioni. E, soprattutto, di balcanizzare il governo con le sue eccessive rigidità. Il premier aveva la curiosità di sapere come Tremonti avesse trovato i tre miliardi che sono serviti a chiudere, finalmente, l’accordo sul Piano Sanità dopo mesi e mesi di tensione e incontri falliti con le Regioni? «Berlusconi è incavolato nero con Tremonti», racconta un esponente del governo che ieri si è arrivato a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri e ha subito notato l’assenza del responsabile dell’Economia e dei tre esponenti della Lega Bossi, Maroni e Calderoli.
Una scena surreale, l’ha definita uno dei presenti, con Gianni Letta costretto a dire ai ministri presenti all’appello (tra cui Gelmini, Scajola, Bondi, Fitto, e Prestigiacomo) che sarebbero stati riconvocati «a domicilio». Tutto ciò mentre il capo del Carroccio usciva dal suo ufficio a due passi da Palazzo Chigi e rendeva pubblico ciò che solo i retroscena dei giornali aveva raccontato: «C’è un un tentativo di fare fuori Tremonti, ma io lo proteggo». Lo proteggerà anche oggi ad Arcore, se è vero che il super-ministro dell’Economia si presenterà “scortato” dai leghisti.
L’abbraccio di Bossi, che ieri ha sentito al telefono il premier, serve per blindare l’inquilino di via XX Settembre: un altolà a chi pensa a operazioni come quella del 2004 quando Tremonti venne sostituito con Domenico Siniscalco. Cosa che il presidente del Consiglio ha escluso categoricamente. «Guai - spiega Ignazio la Russa - a sottovalutare il peso e l’importanza di Tremonti in questo governo». Ma per i frondisti anti-Tremonti del Pdl l’abbraccio leghista, concordato con il titolare dell’Economia, non favorisce il disgelo, anzi è un modo per avvelenare il clima dentro la maggioranza.
(...) Nonostante da Palazzo Chigi siano partiti messaggi distensivi da parte della colomba Letta, l’accerchiamento di Tremonti continua. Ieri sul sito notapolitica.it circolava un secondo documento di opposizione a Tremonti, attribuito ai ministri Brunetta e Sacconi. I quali hanno prontamente smentito. Insomma, Bossi monta la guardia a via XX Settembre e marca stretto Berlusconi. Tremonti fa circolare la voce che vuole da Berlusconi un riconoscimento tangibile del suo ruolo insostituibile: la nomina a vicepremier. E per allentare la morsa che lo stringe trova tre miliardi per le Regioni. «Allora i soldi c’erano. Ci poteva pensare tre mesi fa...», dice Raffaele Fitto.
(La Stampa, 
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200910articoli/48628girata.asp)
TAG:  POLITICA  BERLUSCONI  ECONOMIA  BOSSI  TREMONTI  ATTUALITÀ  MINISTERI  MARIA ANTONIETTA  STEFAN ZWEIG  NECKER 

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