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contributo inviato da MV il 28 ottobre 2009
Bene. Al fatidico day after la festa è finita. Ci ritroviamo con venticinque esponenti (ex) democratici, capitanati dal "volto nuovo" Rutelli, che scalpitano per andarsene a casa Casini (scusate il gioco di parole) poichè non è stato eletto il segretario che volevano e "democraticamente" non approvano il volto nuovo che il Partito Democratico sta cercando di darsi in queste ore concitate. Stamani leggo che anche Franceschini è caduto nella trappola delle correnti. Sta radunando i suoi in "Area Democratica" una sorta di contenitore per i non eletti ed i suoi simpatizzanti. Marino non so cosa stia facendo, ma quanto detto sopra basterebbe già per affondare il progetto del nuovo PD e per perdere di nuovo la fiducia accordataci ancora una volta dal popolo delle primarie domenica scorsa. Fatico molto a capire da qui, da Casalmaggiore, cittadina lombarda della bassa padana sulla sponda sinistra del Po, come ragionano i nostri "rappresentanti" nazionali. Qui da noi la gente vorrebbe che il partito fosse maggiormente a contatto con le persone e non impegnato in aspre battaglie interne a colpi di correnti. Noi ci stiamo scannando per riuscire a riportare i politici ad interloquire con le persone. Noi vorremmo la sede aperta, vorremmo scendere (e già stiamo iniziando a farlo) fra la gente ad ascoltare. Perchè se per prima cosa non si ascolta, poi è impossibile capire quali sono i bisogni reali della gente. Non è andandosene o creando una corrente che si impara ad ascoltare. Il gioco delle correnti, oltre ad essere simbolo di un vetusto modo di fare politica, è l'arma del delitto nella fine della democrazia italiana. Quello che fa sorridere è che tutti dicono queste cose ma molti esponenti nazionali fanno finta di non capire. C'è una distanza enorme da colmare fra i vertici e la base. Perchè si ricorre sempre alla base per decidere il segretario nazionale e poi i candidati ed i dirigenti vengono sempre nominati dai vertici in ossequio alle correnti interne? Ecco quindi che ci troviamo ancora personaggi come Bassolino capolista, Binetti dissidente ma sempre candidata, personaggi dal passato oscuro onnipresenti. E noi sul territorio non capiamo il perchè di certe scelte e non vogliamo nemmeno capirle. Semplicemente vogliamo cambiare metodo. Ce lo siamo detti dopo Tangentopoli, ce lo siamo ripetuti due anni fa, ma siamo ancora qui a discutere su questo problema. Il Partito Democratico deve iniziare quindi a cambiare al suo interno prima ancora di decidere quali alleanze fare con Idv, Udc o Prc vari. Dopodichè arriviamo noi sul territorio a cercare di riannodare i fili che (dovrebbero) legare la gente comune, gli elettori, ai loro rappresentanti. La base dovrebbe alzare la voce ed essere protagonista assoluta in questa fase iniziale della segreteria Bersani. E' un appello che rivolgo prima di tutto ai militanti ed in secondo luogo a Pierluigi Bersani che ho sostenuto nonostante presentasse delle contraddizioni in termini di candidature. La linea politica è valida e perseguibile, così come sono validi e perseguibili molti spunti offerti dalle altre due mozioni. Ma cercate lassù di non dimenticarvi che chi vi ha eletto e sostenuto si trova tutti i giorni a combattere sul campo. Alziamo la voce.
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