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contributo inviato da team_realacci il 23 ottobre 2009
"Nonostante le reti derivanti siano proibite dal 2003 in tutto il mar Mediterraneo, l’Italia continua ad essere tra i primi utilizzatori, seguita da Marocco e Turchia". Lo denuncia Oceana, l'organizzazione internazionale per la conservazione degli oceani, che fa sapere di "aver documentato, nel 2008, l’esistenza di 92 imbarcazioni italiane che utilizzavano reti derivanti", vale a dire reti da pesca lunghe anche fino a venti chilometri e in grado di intrappolare qualunque pesce nuoti nell'area in cui viene calato lo strumento di pesca. Le cosiddette spadare. Messa al bando dall'Unione europea, la rete derivante ha sollevato le proteste dei animalisti e ambientalisti per i danni recanti all'ecosistema marino per via della pesca 'a strascico' che, grattando il fondale marino, modifica l'habitat naturale. Non solo: "Nel Mediterraneo, il pesce spada e il tonno rosso pescati con reti derivanti, sono gravemente minacciati a causa del sovrasfruttamento e della pesca illegale", ricorda Oceana.

L'Italia, dopo la denuncia di Oceana del luglio scorso, è nel mirino dell'Unione europea, che potrebbe arrivare a condannare il nostro Paese per il mancato rispetto del divieto di utilizzo di reti derivanti. La Corte di Giustizia europea è chiamata a pronunciarsi sul caso 'Commissione europea contro l’Italia per l’uso di reti derivanti', e Oceana mercoledì, in una conferenza stampa organizzata a Roma (hotel Eurostars International Palace, via Nazionale 46, ore 11.30) presenterà la lista di imbarcazioni italiane che utilizzano reti derivanti illegali.

Fonte: Dire
23 ottobre 2009

TAG:  RETI  KILLER  SPADARE  FERRETTARE  DERIVANTI  MEDITERRANEO  OCEANA  PESCE SPADA  TONNO ROSSO  UE 

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