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contributo inviato da AndreaLongoni il 13 ottobre 2009
Personalmente sono sempre stato favorevole ad una riforma che porti l'Italia verso il sistema presidenziale ma a patto che questo non si riduca ad una "dittatura del presidente". Si è spesso sentito parlare del "sindaco d'Italia", ovvero di un presidente eletto direttamente assieme ad una maggioranza parlamentare che dipende in toto dal presidente stesso. Come avviene nei comuni, infatti, nel caso la maggioranza votasse la sfiducia, o in qualunque caso venisse meno il sindaco, la maggioranza stessa crollerebbe e si andrebbe ad elezioni anticipate. Questo porterebbe, e di fatto nei comuni accade, che si accentri tutto il potere nelle mani del Sindaco, il che porta ad una maggiore stabilità ma anche ad una minore democraticità, in quanto i consiglieri eletti dipenderebbero a doppio nodo dalla figura del Sindaco stesso.
Una riforma del genere renderebbe il Parlamento Italiano un ente sostanzialmente inutile a meno che il presidente in questione non decida di utilizzarlo.
La conseguenza sarebbe quindi che il parlamento, per evitare di cadere, voterebbe tutto quello che il presidente gli va a propinare; se poi il medesimo presidente è anche capo di un partito e nomina egli stesso ( o ha egli stesso la possibilità di nominare ) i parlamentari, il gioco diverrebbe totalmente antidemocratico.
Una riforma in senso presidenziale avrebbe senso solo se avvenissero contemporaneamente le riforme di :

° sistema elettorale
° sistema partitico
° durata delle cariche elettive e possibilità di rielezione

- Per il primo, sarebbe necessaria una riforma in senso uninominale (maggioritario per circoscrizione : metodo first pass the post; chi primo arrivo, occupa la poltrona e gli altri stanno fuori), per cui il parlamentare risulti legato direttamente al territorio in cui viene votato, in modo tale che soggiacia al controllo dei cittadini abitanti nella sua circoscrizione, cui deve rispondere. Pubblicazione del Curriculum Vitae, della fedina penale , senza porre divieti in caso di condanna o processi a carico ma lasciando stabilire al cittadino se votare o meno dandogli tutte le informazioni sulla pulizia morale giudizialmente provata

- Per il secondo, i partiti devono rientrare in forme legalmente riconosciute che portino delle regole minime e di principio chiare sui metodi di organizzazione che li obblighi alla massima chiarezza sui congressi e sui finanziamenti, stabilendo magari che ricoprire alcune cariche di partito (come quella di segretario politico nazionale) siano incompatibili con quella di Presidente della Repubblica, nonché stabilendo la pubblicità del bilancio in forma elettronica. Deve anche esserci una regolamentazione dei principi per legge delle elezioni primarie che non per obbligare i partiti a farle ma per fornire uno strumento certificato, fisso e riconoscibile dagli elettori.

- per il terzo, siccome il sistema deve impedire una commistione eccessiva fra Presidenza della Repubblica e maggioranza parlamentari, che porterebbe alla "dittatura della maggioranza" (o, ove le due sopra non venissero inserite, una dittatura del presidente") è necessario che la carica di parlamentare duri 2 anni e quella di presidente 4 ( questo perché il presidente è la figura stabile, in quanto è Capo del Governo - il presidente del consiglio in italia formalmente non lo è - e 4 anni sono un periodo di governo sufficiente ). È possibile in questo modo che durante i 4 anni di legislazione muti la maggioranza parlamentare, facendo in modo che aumenti il controllo dell'operato di un Governo che risulti poco gradito ai cittadini ( come succede negli Stati Uniti d'America). Deve inoltre essere stabilito un limite dei mandati, due sono sufficienti, tre sarebbero il massimo tollerabile per la ricandidatura. Va da sé una regola molto stringente del conflitto di interessi che dovrebbe impedire la candidatura non solo di chi possiede strumenti di informazione come tv e giornali ma anche chi è parente di un possessore o affine almeno fino al terzo grado in linea diretta e collaterale (II°).

Insomma, se si dovesse mutare la forma di governo, si dovrebbe farlo basandosi sui principi costituzionali vigenti che prevedono una serie di controlli e contrappesi che, ormai, a parer mio ( e non soltanto ) risultano scarsamente efficaci a causa di un mutamento generale del sistema partitico, politico e mediatico.
Mi pare che il principio da cui voglia partire berlusconi sia quello di aumentare il suo potere secondo il modello del "sindaco d'Italia", in realtà il ragionamento dovrebbe essere : come adeguare al meglio la legge al sistema politico attuale, in modo tale da LIMITARE il potere dei vari organismi Costituzionali ? 

Una riforma di questo calibro però avrebbe poco senso senza un riordinamento dello Stato, creando una Camera delle regioni che funga da coordinamento per l'attivirà delle regioni. Al contempo sarebbe bene un riordinamento degli enti locali, eliminando le province e creando i distretti municipali, e a quel punto creando una camera ad hoc trasformando la conferenza Regione-Autonomie Locali in camera delle autonomie.

Sarebbe infine necessaria una riforma del sistema audio-televisivo pubblico che lo renda autonomo dalle relazioni con i partiti e totalmente indipendente dal governo. Idem vale per i media privati che non devono ricevere finanziamenti pubblici per essere totalmente indipendenti (in questo plaudo "il Fatto Quotidiano").

Questi accorgimenti fanno la differenza fra democrazia e "dittatura"(anche se temporanea e a scadenza predefinita), tenendo conto che attualmente abbiamo un sistema che assomiglia più ad un regime dittatoriale-conservatore di tipo sud americano ( come il Cile o l'Argentina ) che non ad una democrazia Europea , risulterebbe gradita una riforma che però non ci trascini definitivamente in una "dittatura" ma verso una democrazia matura, con regole ferree e fisse.
TAG:  PRESIDENZIALISMO  SISTEMA ELETTORALE  PARTITI POLITICI  COSTITUZIONE  DEMOCRAZIA  DITTATURA  SINDACO D'ITALIA 

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