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contributo inviato da democratici-digitali il 6 ottobre 2009

Fonte:  http://democratici-digitali.com/content/la-politica-digitale-del-pd-colloquio-con-ivan-scalfarotto

 

Ivan Scalfarotto: Fonte - Wikipedia(Foto di Ivan Scalfarotto: Fonte - Wikipedia)

Democratici Digitali (DD): Buongiorno Ivan e grazie per la collaborazione. Ti vuoi presentare rapidamente?

Ivan Scalfarotto (IS): Sono nato a Pescara nel 1965. Laurea in giurisprudenza a Napoli. Dal 1995 comincio a lavorare in banca e a spostarmi per il mondo: tre anni e mezzo a Londra, quasi tre anni a Mosca (lavorando tra Russia, Ucraina e Kazakhstan) poi nuovamente a Londra.
Nell’estate del 2005 mi sono candidato alle primarie dell’Unione sfidando Prodi, Bertinotti, Di Pietro, Mastella, Pecoraro Scanio e Simona Panzino ed arrivando sesto con 26.912 voti, pari allo 0,6%. Alle primarie del 2007 sono stato eletto all’Assemblea Costituente del Partito Democratico. Collaboro con "L’Unità" e sono stato ospite fisso delle ultime tre serie del programma televisivo "Crozza Italia Live" andate in onda su La7 nel 2007 e nel 2008. Tutti i dettagli nel mio blog. Nelle primarie 2009 faccio riferimento alla "mozione Marino"

DD: Recentemente il commissario EU Reding ha reso pubblico il piano per "Digital Europe" (qui  qui in italiano) che si pone obiettivi ambiziosi per il prossimi 5 anni. L’Italia non solo è il fanalino di coda dell’Europa Digitale ma anche il piano "Romani" annunciato trionfalmente solo qualche mese fa dal governo Berlusconi per portare la banda larga in tutta Italia ora è privo di finanziamenti CIPE. Perché il PD non fa sentire la sua voce su questo tema cruciale per il nostro futuro?

IS: Purtroppo molti nel Partito Democratico non hanno le conoscenze e la lungimiranza necessaria a comprendere quanto tematiche come queste siano fondamentali per il futuro e lo sviluppo dell'intero sistema paese, le sue industrie, le sue scuole, la sua informazione. Altri invece pensano che si tratti di un tema importante ma laterale, e in fin dei conti le emergenze sono altre. Io credo che rincorrere sempre l'emergenza del momento ci consenta solo di mettere delle toppe e mai di risolvere i problemi. Le emergenze si risolvono con progetti ambiziosi e investimenti a lungo termine, e la diffusione della banda larga è fondamentale per costruire un paese moderno e pronto ad affrontare le sfide che lo attendono.

DD: Le mozioni dei tre candidati alla segreteria del Partito Democratico contengono pochi e vaghi riferimenti alla politica digitale, alle reti, all’ICT. La mozione "Marino" è forse la più attenta a questi temi. Ci sono state ulteriori "elaborazioni" rispetto alla stesura finale?

IS: Come detto, io faccio riferimento alla mozione "Marino": come abbiamo annunciato all'inizio della campagna, subito dopo la fase congressuale l'intera mozione sarà messa su una piattaforma wiki, così da essere arricchita e migliorata. In questo senso, non esisterà mai una "stesura finale". Esiste una direzione, che è quella che ispira l'intera mozione e corrisponde alla mia idea di paese: un posto moderno, aperto, libero e giusto. E poi ci sono le proposte e le idee per raggiungere questi obiettivi, che sono già tante e sono convinto saranno ancora di più e migliori quando i cittadini potranno integrare le loro proposte nella mozione.

DD: A tuo avviso, sul digitale, la rete, le nuove tecnologie, c’è un ritardo culturale del PD rispetto ad altri partiti (ad esempio Italia dei Valori e Radicali) o c’è una scelta politica precisa (ad esempio rivolgere ad un elettorato demograficamente lontano da questi temi)?

IS: Credo si tratti di un ritardo culturale che salvo alcune differenze accomuna un po' tutti i partiti del centrosinistra. Se fosse una scelta politica precisa, sarebbe una scelta suicida. Si tratta invece, secondo me, di un ritardo frutto della pigrizia e della scarsa dimestichezza delle classi dirigenti con questi temi. Un partito grande e ambizioso come il Pd deve essere in grado di parlare a tutti gli elettori: confinare la propria politica nella parte più anziana della popolazione vuol dire tarpare le ali a qualsiasi futuro. Abbiamo perso già troppo terreno, su questo e su altri argomenti centrali: è ora di recuperarlo.

DD: Recentemente Ignazio Marino ha lanciato un allarme sui rischi che corre, in Italia, il citizen journalism. Di che si tratta?

IS: Abbiamo letto e sentito più volte di proposte di introdurre leggi e leggine volte a limitare e ingabbiare la libertà dei cittadini di esprimere le loro opinioni su Internet, purtroppo anche da parte dei governi di centrosinistra. Credo che in questi casi si siano pericolosamente incrociati due tipi di fattori: l'intenzione di alcuni di imbrigliare e controllare il flusso di informazioni della rete e l'ignoranza di chi pensa in buona fede di poter applicare al web gli stessi schemi e le stesse regole che si applicano alla carta stampata. Anche per questo serve una classe dirigente in grado di parlare e legiferare in materia responsabile su questi temi. Ne va del nostro presente, oltre che del nostro futuro.

DD: Grazie Ivan.

IS: Grazie a voi.

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