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contributo inviato da team_realacci il 29 settembre 2009
LETTERA

Egregio Onorevole
sono una restauratrice e Le scrivo per ringraziarLa sentitamente per l'aver proposto un'interrogazione al fine di mettere in luce la situazione che stiamo vivendo. Non Le esporrò il mio iter professionale fatto, mi creda, di diritti spesso negati e di battaglie per cui Le assicuro ho pagato sulla mia pelle pensando che la sola cosa da non calpestare o non svendere sia la dignità personale. Detto questo mi chiedo come può definirsi civile un paese che legalizza subdoli giochi di potere? E' giusto che sia proprio lo Stato a decidere per me il mio futuro avallando leggi che stridono totalmente con quello che noi giornalmente siamo costretti ad accettare? Parlo di contratti atipici, di restauratrici costrette a lavorare al settimo mese di gravidanza e senza mascherine con le sabbiatrici, di operatrici del restauro assunte con contratti da parrucchiera, o costrette a rinunciare al sogno della maternità pur di avere uno straccio di contratto....... Allora, cosa dobbiamo dare an
 cora allo Stato quando anche la dignità l'abbiamo già sacrificata? Noi, la massa siamo serviti solo a pagare corsi salatissimi in cui insegnavano, (spesso come secondo lavoro essendo dipendenti pubblici) gli stessi signori che ci hanno pubblicamente definito carne da macello e che ora vogliono tagliarci fuori dal mercato del lavoro. E il tutto lo Stato sino ad ora lo ha sempre saputo.
Chiedo scusa per lo sfogo, ma mi creda, l'amarezza è enorme e la realtà molto più nauseante di quanto si pensi.
A questo punto visto che la strada legale è stata intrapresa sarebbe secondo Lei giusto procedere anche per altre vie? Parlo di manifestazioni, di battaglie a suon di articoli, di proteste e lettere aperte, di voci che si alzano per urlare a tutti la nostra rabbia e indignazione anche per far sentire sia a Lei che all'Onorevole Baldi (altra promotrice di un'interrogazione presentata dal Movimento per l'Autonomia il 22/9 alla Camera dei Deputati) tutto il nostro appogggio e far finalmente venire alla luce un mondo che, nell'immaginario collettivo è fatto solo di musica classica e mega-stipendi ma che nella realtà legalizza lo sfruttamento....

In attesa di una Sua risposta in merito Le porgo i più sinceri saluti, ringrziandoLa ancora per la sensibilità e l'impegno.

Francesca



RISPOSTA

Cara Francesca, grazie per avermi contattato e per quello che ha scritto. Come ho già detto ad altri suoi colleghi, non solo condivido la causa di voi restauratori, ma, per quello che posso, me ne faccio carico. Sicuramente, però, per dare una maggiore risonanza al problema dell'equo riconoscimento della professionalità dei restauratori è utile che anche voi vi facciate sentire.

Ermete

TAG:  EQUO  RICONOSCIMENTO  INTERROGAZIONE PARLAMENTARE  QUALIFICA  RESTAURATORIR 

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