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contributo inviato da team_realacci il 28 settembre 2009
Il sindaco di Crotone, Peppino Vallone, ha disposto la chiusura a tempo indeterminato della scuola elementare San Francesco e dell'istituto tecnico commerciale Lucifero. La decisione è stata presa dopo che la Procura ha notificato i risultati della relazione fatta dal professor Sebastiano Andò, preside della facoltà di Farmacia dell'Università della Calabria, nell'ambito dell'inchiesta "Black mountains" sull'impiego di materiale tossico proveniente dagli scarti di lavorazione dello stabilimento industriale Pertusola, ora dismesso, nella realizzazione del sottosuolo di alcune opere pubbliche, tra le quali anche alcune scuole. La chiusura dell'istituto Lucifero era stata chiesta anche dalla presidenza della Provincia di Crotone.

Le indagini sono state chiuse alcuni giorni fa con l'avviso a 47 persone tra cui l'ex ministro dell'Ambiente Edo Ronchi, il direttore generale dello stesso ministero Gianfranco Mascazzini, il capo di gabinetto Goffredo Zaccardi, e il vice-capo dell’ufficio legislativo Maurizio Pernice. Indagati anche due prefetti, Domenico Bagnato e Salvatore Montanari, nella loro qualità di ex commissari per l’emergenza ambientale nella regione Calabria, l'ex presidente della provincia di Crotone Sergio Iritale e Pasquale Senatore, sindaco di Crotone fino al 2005.

Dallo studio di Andò, compiuto su un campione di 290 alunni di una scuola elementare e dell'infanzia e su quelli di un istituto superiore di Crotone, è emersa la presenza nei loro organismi di metalli pesanti come cadmio, arsenico e nichel. Per Andò "non siamo in presenza di un'emergenza tossicologica, ma bisogna guardare con attenzione alla somma degli effetti derivanti da una esposizione cronica".
Secondo la Procura della Repubblica le scorie, i residui della cottura nei forni speciali, detti "cubilot", anziché seguire un processo di smaltimento a norma, peraltro costoso, venivano reimpiegate come materiale inerte per la pavimentazione di opere edili anche pubbliche. Nel 1997 i vertici della Pertusola Sud ottennero dal ministero dell’Ambiente l’inclusione del cubilot nel decreto che il governo si apprestava ad emanare come rifiuto non pericoloso, malgrado le perplessità che pare avessero espresso alcuni componenti del gruppo di lavoro incaricato dal ministro di studiare la materia.
Così le scorie finirono, insieme alla loppa d’alto forno proveniente dall’Ilva di Taranto, in una miscela chiamata “conglomerato idraulico catalizzato” (Cic) con il quale dal 1999, sono stati riempiti i piazzali della scuola elementare ‘San Francesco’ in via Cutro, dell’Istituto tecnico commerciale di via Acquabona, della scuola elementare ubicata nel rione Pozzoseccagno a Cutro, l'area dei parcheggi di un noto centro commerciale, una casa per anziani, alloggi popolari e villette private, strade e perfino spazi della Questura e della banchina di riva del porto di Crotone. Ma per il procuratore di Crotone Raffaele Mazzotta i siti contaminati potrebbero essere molti di più: “Abbiamo fatto un lavoro limitato a un segmento del problema dell'inquinamento – spiega – Sono convinto che non si limiti, purtroppo, ai 23 siti che ho sequestrato”.

Fonte: La Nuova Ecologia
28 settembre 2009

TAG:  RIFIUTI  CROTONE  INCHIESTA  TOSSICI  SCORIE  CIC  METALLI PESANTI  BLACK MOUNTAINS  PERTUSOLA SUD 

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