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contributo inviato da team_realacci il 24 settembre 2009
È da quel relitto adagiato sul fondo del mare di Calabria che partirà la nuova fase dell'inchiesta sui legami tra lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e criminalità organizzata. Inchiesta ora trasmessa "per competenza funzionale e logistica" alla procura di Catanzaro. Se il relitto è quello della Cunski, e se dal prelievo di campioni si accerterà la presenza di materiale radioattivo a bordo, allora le rivelazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti avranno una solida conferma. Fonti, legato per trent'anni alle cosche della 'ndrangheta di San Luca, ha raccontato di aver fatto affondare tre navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi. Una di queste era la Cunski, colata a picco nel 1992 con il suo carico: 120 fusti di metallo contenenti fanghi radioattivi. Il pentito ora non parla. O meglio: non parla con i magistrati. Per il momento mostra di preferire i giornalisti, almeno fintanto che non verrà riammesso al programma di protezione testimoni, come lui continua a chiedere.

In alcune interviste a organi di stampa, ha raccontato che nell'affondamento delle navi e, più in generale, dello smaltimento di rifiuti tossici e nocivi, c'é il coinvolgimento dei servizi segreti e di politici. L'uomo, che attualmente non è sottoposto ad alcun regime di protezione e si trova agli arresti domiciliari, ha riferito di avere partecipato direttamente all'affondamento di tre navi nei mari calabresi, la Cunsky, che potrebbe essere quella individuata a Cetraro, la Yvonne A e la Voriais, ma di avere saputo che complessivamente le imbarcazioni fatte affondare con i loro carichi di rifiuti sono una trentina. Secondo il collaboratore, i rifiuti provenivano da industrie chimiche e farmaceutiche italiane ed europee e che i servizi segreti facevano da filtro con i politici e da intermediari con le cosche della 'ndrangheta incaricate dello smaltimento. Al riguardo ha raccontato di avere incontrato esponenti della Dc e del Psi. Fonti, secondo il quale ogni carico veniva pagato dai 3 ai 30 miliardi di vecchie lire, ha anche riferito che parte dello smaltimento avveniva in Somalia.

Oggi il procuratore di Paola, Bruno Giordano, che finora ha condotto l'inchiesta, è stato ascoltato a Roma dalla Commissione bicamerale sui rifiuti. Un'audizione secretata data l'inchiesta in corso. "L'attenzione è stata estrema - ha commentato Giordano alla fine dell'incontro - e tutto lascia pensare che ci sia la volontà di venire a capo di questa situazione". Sul trasferimento dell'inchiesta ha poi detto: "Mi pare chiaro, quindi che gli ulteriori approfondimenti debbano ora essere operati dalla Direzione distrettuale antimafia in collegamento con le altre direzioni distrettuali, che già si sono occupate a vario titolo di Fonti e di altri casi analoghi. E poi perché la gestione dei collaboratori di giustizia è comunque un'attività della distrettuale". " Io ho rubato la mela, nel senso che ora nessuno potrà dire che non c'é l'albero che le fa. Ora, per le altre mele, chi ha spalle più larghe delle mie dal punto di vista logistico e della competenza, deve scuotere l'albero e metterci la rete sotto, possibilmente".

Fonte: Ansa
24 settembre 2009

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