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contributo inviato da cerve87 il 23 settembre 2009

A quel tavolo erano in sei. Silvio Berlusconi, Gianpaolo Tarantini, Francesca Garasi, Carolina Marconi, Geraldine Semeghini e Maria Teresa De Nicolò. Quest’ultima si fermò «per un incontro intimo con il premier », come ha confessato Gianpi il 29 luglio scorso durante un interrogatorio nella caserma della Guardia di Finanza di Bari. In quelle risposte davanti alpmGiuseppe Scelsi compare per la prima volta unnomenuovo nel campionario di ragazze «offerte» dall’imprenditore al premier: «In occasione di un incontro a casa del presidente del Consiglio a Roma il 23 settembre 2008 invitai Francesca Garasi che giunse con tre sue amiche... ». Se al tavolo sono sei la notte fu di baldoria tanto che Berlusconi l’indomani decide di disertare l’assemblea delle Nazioni Unite al Palazzo di Vetro, a New York. «Devo salvare Alitalia», si giustificò. Invece sparì per cinque giorni in un centro benessere in Umbria, che riaprì per l’occasione.

IL PERSONAGGIO
La Garasi è romana, mora, capelli corti, frequenta la Costa Smeralda, dove ha conosciuto la Semeghini, responsabile del privé del Billionaire. È amica della venezuelana Marconi, già concorrente del Grande Fratello, e i volti del piccolo schermo sono molto graditi a Palazzo Grazioli. Bazzica e conosce dunque i luoghi e i fatti scottanti dell’inchiesta, conosce il «giro» barese di Gianpi, ed è a lei che arriva l’sms perentorio: «Stai attenta». Lo legge sul cellulare martedì 15 settembre, tre giorni prima di dover comparire nella caserma della polizia tributaria di via dell’Olmata a Roma, per raccontare i suoi ricordi della cena e del dopocena nella residenza del premier. Di quella notte si conosce già il pernottamento della De Nicolò ma qualcuno si muove perché non si conoscano altri dettagli e altre presenze che imbarazzerebbero il presidente del Consiglio. Francesca si spaventa ma non asseconda i tentativi di intimidazione. E ai militari svela tutto, ripercorre i tempi di quanto successo e mostra il display del telefonino con quel breve avvertimento. Un segnale allarmante per gli uomini della Guardia di Finanza, che informano immediatamente la procura di Bari. Quel testo è partito da una cabina telefonica del centro di Roma e se sconosciuto è il suo autore, chiarissimo è il messaggio. Chi sa resti zitto, chi sta per parlare ci pensi bene. Ci pensi bene Francesca, ci pensino bene le altre ragazze chiamate in causa da Tarantini che nelle stesse ore stanno testimoniando a Roma e Milano. Ci pensino bene anche tutti gli altri coinvolti in questa vicenda, a qualsiasi titolo, i cui nomi sono da settimane sulle pagine dei giornali.Èanche questo «l’inquinamento oggettivo» di cui parlavano il pm Scelsi e il procuratore Antonio Laudati nel decreto di fermo a carico di Gianpi. Provvedimento giustificato anche dalla possibilità di fuga dell’indagato, dalle sue menzogne, dalle contraddizioni: «Se metto piede a Bari mi ammazzano», diceva, e poi veniva in città a fare passerella davanti a fotografi e giornalisti. Il gip Vito Fanizzi non è stato della stessa opinione e ha concesso a Gianpi i domiciliari nella casa romana nei pressi di via Veneto. Una decisione che in procura non riescono a digerire mentre continuano a sfogliare i verbali degli ultimi interrogatori cercando fra i silenzi e i «non ricordo» la ragione per cui gran parte di loro non ha confermato i racconti di Tarantini sulle cene e le nottate nelle case di Berlusconi. Neppure quelle ragazze che d’estate avevano profittato dell’improvvisa ribalta mediatica, concedendosi a giornali e televisioni.

IL MODELLO D’ADDARIO
Ci sono due tempi in questa vicenda: dapprima sembra una storia di gossip, e molte delle aspiranti famose al soldo di Tarantini cercano di sfruttare l’occasione. Sulla scia di Patrizia D’Addario compaiono foto, interviste e dettagliati ricordi. Poi la scena cambia: le inchieste cominciano a delineareunquadro di corruzione, le ragazze scoprono di esser merce di scambio per la scalata sociale ed economica del pigmalione. «Il ricorso alle prostitute e alla cocaina – spiega Tarantini al pm il 29 luglio - si inserisce in un mio progetto teso a realizzare una rete di connivenze nel settore della Pubblica amministrazione. Ho pensato in questi anni che le ragazze e la cocaina fossero una chiave di accesso per il successo nella società». Così vengono indagati pezzi grossi, si connotano reati penali gravissimi. Quel petulante chiacchiericcio deve finire. E finisce. «Stai attenta», legge Francesca. E chissà quante altre. Basta interviste, rotocalchi, vanagloria e confidenze ai magistrati. Evoluzione sospetta, è il pensiero degli inquirenti. Confermata dal messaggio ricevuto dalla Garasi: «Il mittente non l’abbiamo identificato, ma chi l’ha spedito non è un cretino», ha insistito Laudati. «Il meccanismo è complesso, sofisticato». E premeditato.

Fonte: L'Unità

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