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contributo inviato da Pierpaolo Farina il 18 settembre 2009

La corsa per la segreteria del Partito Democratico è quanto di più noioso e monotono possa esserci per qualsiasi osservatore politico, figuriamoci per un qualunque cittadino. I due competitors principali, Franceschini e Bersani, sono espressione di due facce dello stesso apparato, il primo in salsa DC, l’altro in salsa PCI, ma per far fronte a questa accusa ciascuno si è scelto pezzi della storia “avversa”.

L’outsider Marino, nonostante sia l’unico ad aver esposto un programma degno di questo nome, viene oscurato mediaticamente dagli altri due, che fanno a gara per minarne la credibilità internazionale.

Viene in mente il Guzzanti-D’Alema, quando assicurava a Santoro che “se mai dovesse esserci un avversario, io e Veltroni diventiamo un sol uomo finchè non lo distruggiamo.”
Ecco, peccato che questo valga per gli avversari interni e non per quelli esterni, anzi, per “il principale esponente dello schieramento a noi avverso”, per citare i bei tempi del dialogo a tutti i costi.

Già il fatto che questo ibrido di due culture differenti che hanno pure il coraggio di chiamare Congresso abbia aperto le iscrizioni al partito addirittura ad interi paesi, facendo entrare cani e porci pur di vincere non sulle Idee, ma sulle Tessere, la dice lunga su come andrà a finire questo Congresso.

Negli ultimi quindici anni, e cioè da quando gli eredi del Pci si sono accorti che anche con il Crollo del Muro non riuscivano a governare da soli il Paese, c’è stata una folle corsa verso il centro, e quindi verso destra, che ha finito per annullare in un vuoto contenitore storie, valori, ideali, ma soprattutto idee: l’obiettivo non è più governare per navigare, ma per galleggiare, cosa che riesce benissimo alla Destra, ma riesce malissimo alla Sinistra.

Mi fa abbastanza sorridere l’obiezione di alcuni trentennali (per non dire quarantennali) militanti del Pci che ora voteranno per Franceschini, secondo la quale il modello del Pci non è stato vincente, infatti non si è mai governato il Paese: lasciando da parte le valutazioni storiche (c’era la Guerra Fredda), mi piacerebbe tanto sapere perché per 30-40 anni hanno militato nel Pci, se NON erano comunisti.

La decenza avrebbe dovuto imporre che questi fanfaroni ciarlieri, buoni a far andare solo la lingua, si nascondessero dalla vergogna subito dopo il Crollo del Muro, se avevano veramente scoperto che quello che avevano fatto fino a quel momento era sbagliato. Ma si sa, la colla sulla poltrona è a presa rapida, quindi o se la portano a casa e la passano ad un parente, o rimangono lì a vita.

Non solo: forse codesti signori si dimenticano che Franceschini, Fioroni, Gentiloni, Marini, Binetti e company erano membri del partito responsabile di 40 anni di cancrena italiana, che ha portato al crollo dei partiti storici di massa e ha aperto la strada al populismo di Berlusconi.

Forse il PD dovrebbe diventare un partito modello Dc, “vecchio e corrotto”, come veniva definito in un rapporto della CIA del 1976? Per caso, pur di governare il Paese, si dovrebbero sottostare alle imposizioni fiscali e politiche di Oltretevere?

Il PD è nato per governare”, ci continuano a ripetere certi comunisti riciclati come Fassino, quindi bisogna sempre più andare verso il centro, diventare moderati, svendere gli ideali che ci dividono dalla Destra per rimanere attaccati alla poltrona.

A parte che da quando è nato il PD, a Sinistra non si riesce più nemmeno più a vincere le elezioni del presidente della bocciofila di quartiere, ma spiegatemi che senso ha avuto in questi quindici anni SOSTITUIRE GLI IDEALI CON GLI INTERESSI, BERLINGUER CON CRAXI, IL CAMBIAMENTO CON LA CONSERVAZIONE!

Non vogliono il partito identitario, perché non funziona più: il vuoto contenitore di interessi invece funziona meglio? Ma allora che voto a fare il PD, c’erano già Forza Italia prima e il PDL oggi. E almeno hanno il marchio dell’originalità berlusconiana, versione plebiscitaria del Craxismo.

A proposito di Berlinguer, ecco cosa diceva riguardo la corsa verso il centro dei partiti di governo:

“[…] Si riducono i servizi sociali o sono messi in crescente difficoltà; contemporaneamente, si tagliano i salari e gli stipendi e si cerca di dare un colpo ai sindacati, alle libertà sindacali, ai poteri di contrattazione dei sindacati. Questo Governo si caratterizza, così, per una condotta che è in pari tempo anti-operaia e rischia di ricacciare indietro dalle loro conquiste non solo le lavoratrici, ma tutte le donne.

A questo risultato porta quella corsa e concorrenza al centro, e quindi verso destra, che caratterizza attualmente la condotta della Democrazia Cristiana, del Partito Socialista, del Partito Repubblicano, di cui abbiamo parlato alla recente riunione del Comitato Centrale.

Questa gara dà risultati assai negativi e rischiosi per i lavoratori, per le donne e per il paese; essi, però, possono essere contenuti e possono venir rovesciati in positivo, se lo spazio che questi partiti lasciano scoperto a sinistra, viene occupato da noi. Qui vi è un criterio generale di metodologia politica comunista che non sempre è afferrato bene da tutti i compagni: il positivo può essere tratto anche dal negativo. Da un attacco che tende a paralizzarti e a sconfig­gerti si possono far venir fuori le forze per reagire con un contrattacco che utilizzi le contraddizioni che si aprono nel campo avversario e allarga lo schieramento sociale e politico capace di realizzare un'avanzata.”

Ecco, il positivo può essere tratto anche dal negativo. Qualche suo erede deve aver equivocato: hanno tratto il peggio dal negativo, pensando che forse sarebbero riusciti a governare.

Mi viene in mente una scena del Signore degli Anelli, quando Saruman intima a Gandalf di dirgli dove sia l’anello. Prima di scappare a bordo del Re dei Venti, gli dice: “La mano che può portare l’anello è una sola e il suo padrone non divide il Potere con nessuno.”

Chissà quando, i dirigenti del Pd, la smetteranno di correre dietro all’Anello. Chissà.

TAG:  PD  GOVERNO  SINISTRA  FRANCESCHINI  BERSANI  BERLINGUER  PCI  DC  MARINO 

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