.
contributo inviato da team_realacci il 17 settembre 2009
Roma, 17 settembre 2009. "Politici e 007 dietro le navi dei veleni". Rifiuti tossici inabissati in mare "con coperture eccellenti" in "un giro di auto diplomatiche e soldi in Svizzera". 'L'Espresso', nel numero in edicola domani, pubblica "le nuove rivelazioni del pentito della 'ndrangheta che ha fatto trovare il primo relitto", Francesco Fonti.
"Il mio filtro con il mondo della politica è stato, fin dal 1978, un agente del Sismi che si presentava con il nome Pino", si legge nell'articolo di Riccardo Bocca. Gli era stato presentato, dice il pentito, "da Guido Giannettini, che alla fine degli anni Sessanta aveva cercato di blandirmi per strapparmi informazioni sulla gerarchia della 'ndrangheta". Per incontrarlo "telefonavo alla segreteria del Sismi dicendo: 'Sono Ciccio e devo parlare con Pino'. Poi venivo chiamato al numero dell'albergo, e avveniva l'incontro". L'agente "mi indicava la quantità di scorie che dovevamo far sparire", spiega Fonti, "e mi chiedeva se avessimo la possibilità immediata di agire". La maggior parte delle volte, la risposta era positiva. Ed era un ottimo affare: "Si partiva da 4 miliardi di vecchie lire per un carico, e si arrivava fino a un massimo di 30". Soldi "che venivano puntualmente versati a Lugano, presso il conto Whisky all'agenzia Aeroporto della banca Ubs, o in alcune banche di Cipro, Malta, Vaduz e Singapore".

Quanto ai politici che stavano alle spalle dell'agente 'Pino', Fonti dice all''Espresso' che sarebbero "nomi noti" della cronaca italiana. "Mi incontrai più volte per gestire il traffico e la sparizione delle scorie pericolose con Riccardo Misasi, l'uomo forte calabrese della Democrazia cristiana", dice, "il quale ci indicava se i carichi dovessero essere affondati o seppelliti in territorio italiano o straniero". Secondo Fonti, un altro "politico di primo piano" avrebbe avuto un ruolo nel grande affare dei rifiuti pericolosi. "Si tratta dell'ex segretario della Dc Ciriaco De Mita, indicatomi a metà Ottanta da Misasi per trattare in prima persona il prezzo degli smaltimenti richiesti dallo Stato". Da parte sua, De Mita "nega qualunque rapporto" con Fonti. "Smentisco nella maniera più netta- dice all''Espresso'- le affermazioni di una persona che non credo di conoscere". E Fonti tira in ballo altri politici italiani del passato. Le navi scaricavano rifiuti anche in Somalia e "superare senza problemi la sorveglianza dei militari italiani, che presidiavano il porto di Bosaso" era facile perché "si giravano dall'altra parte", racconta il pentito. "Il ministro socialista Gianni De Michelis, che come ho già raccontato all'Antimafia gestiva assieme a noi le operazioni- dice il pentito- era solito riferirci questa frase di Bettino Craxi: "'La spazzatura dev'essere buttata in Somalia, soltanto in Somalia'. Naturale che i militari, in quel clima, obbedissero senza fiatare".

Fonte: Dire
17 settembre 2009

TAG:  CRAXI  POLITICI  RIFIUTI  DE MICHELIS  DE MITA  CRIMINALITÀ ORGANIZZATA  007  SOMALIA  INCHIESTE  COSENZA  VELENI  FONTI  NAVI  TOSSICO  CETRARO  PENTITO  RADIOATTIVI  JOLLY ROSSO  FUSTI  SVERSAMENTI  NOCIVI  CUNSKY  BOSASO  RICCARDO MISASI 

diffondi 

commenti a questo articolo 0
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
26 gennaio 2009
attivita' nel PDnetwork