.
contributo inviato da stefano menichini il 12 settembre 2009
Le pugliesi si stanno rivelando un guaio colossale per Berlusconi. In compenso, i pugliesi stanno facendo dei gran pasticci dentro il Partito democratico.
L’impressione è che, se potesse, la politica nazionale si scinderebbe volentieri pro-tempore da questa regione grande e magnifica. La diserzione del presidente del consiglio dall’appuntamento annuale della Fiera del Levante è molto significativa, anche perché lì Berlusconi ha sempre ricevuto un’accoglienza entusiastica. Ma abbiamo l’impressione che fare un salto a Bari possa essere diventato problematico anche per i candidati alla segreteria democratica.
Questo ci preoccupa, fedeli alla linea che per approfittare delle difficoltà altrui il centrosinistra dovrebbe prima superare le proprie. È inquietante il modo col quale l’inchiesta pugliese sulla sanità è stata scaraventata contro il dibattito congressuale del Pd, con le due maggiori mozioni che non si sono peritate di scambiarsi accuse e messaggi obliqui.
Non siamo nati ieri, conosciamo il problema. La Puglia è una ricca regione meridionale con un apparato imprenditoriale tanto sviluppato quanto aduso a intrecciarsi con il potere politico in maniera assolutamente bipartisan: Tarantini docet.
Sul versante di centrosinistra, dici Puglia e pensi a Massimo D’Alema, che qui ha un radicamento autentico e un forte sistema di relazioni che è stato messo al servizio dei successi elettorali e poi delle amministrazioni di Nichi Vendola, di Michele Emiliano, di sindaci e presidenti di provincia dei centri più grandi. In zone – come ama sottolineare spesso proprio D’Alema – che non sono certo ideologicamente orientate a sinistra.
Senza remore né carità di partito, gli avversari di D’Alema nel Pd stabiliscono un legame immediato fra questa rete di relazioni e le deviazioni di malaffare, che hanno toccato e toccano anche uomini vicini all’ex ministro degli esteri. Le carriere di alcuni di costoro sono in effetti sorprendenti: nessuno fin qui ha spiegato in maniera convincente come si sia potuto promuovere a senatore un assessore dimissionato perché sotto inchiesta. Quel che è certo è che la candidatura nazionale di Alberto Tedesco a suo tempo è costata al Pd più voti in uscita che in entrata. La reazione di amici e alleati di D’Alema a queste accuse è comprensibilmente energica fino a sfiorare la minaccia di ritorsione. Colpiva ieri che Francesco Boccia, il numero due nazionale di Enrico Letta, arrivasse ad avvertire Franceschini che nel fango pugliese potrebbero presto finirci anche amici suoi, oltre che gli amici di D’Alema. Un bel segnale, un bel sistema.
Europa non ha gli strumenti per rivelare o anticipare il lavoro dei magistrati, riesce a maneggiare solo i risvolti e le radici politiche di vicende come questa. A noi pare chiaro che tutti coloro che contano qualcosa in Puglia, e i candidati alla segreteria nazionale, dovrebbero impegnarsi a tenere il congresso nazionale al riparo da questi veleni. L’impressione che della vicenda si riceve da fuori Bari è di straniamento e anche di rigetto: ne abbiamo definitivamente abbastanza dell’uso a fini interni della questione morale. Se la polemica si inacidisse ulteriormente, passerebbe anche la voglia di scegliere tra le attuali opzioni contrapposte (e già non c’è poi questa gran voglia).
Non ci sono alternative per un partito come il Pd rispetto ad affidarsi alla magistratura (senza ricorrere berlusconianamente a ipotesi complottarde) e ad applicare i propri codici interni con rigore.
Ma la Puglia non è l’emblema dei peccati di una corrente. Arriviamo a dire: magari bastasse questa spiegazione. La Puglia è l’emblema di un problema irrisolto dal centrosinistra nella gestione del potere locale, segnatamente nel campo della sanità ma non solo, da Bari a Napoli, a Reggio Calabria, a Roma, a Genova.
Nichi Vendola ha provato ad affrontarlo col machete, non ha avuto neanche lui successo fino in fondo (ed è inciampato su una reazione appunto da vittima di complotto), però in questo modo ne è uscito discretamente, personalmente pulito e con le chances politiche intatte. Si fa così: si mettono al riparo dai veleni le politiche nelle quali si crede e il progetto di partito al quale tanta gente dà la fiducia e il voto. E poi si colpiscono con durezza solo le persone (di partito, di governo, di potere) provatamente compromesse, a prescindere dall’appartenenza. O c’è una via giudiziaria a vincere il congresso?

(da Europa)
TAG:  PARTITO DEMOCRATICO  PUGLIA  TARANTINI  D'ALEMA  VENDOLA  EMILIANO 

diffondi 

commenti a questo articolo 2
informazioni sull'autore
ISCRITTO A PDNETWORK DAL
8 marzo 2008
attivita' nel PDnetwork