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contributo inviato da team_realacci il 11 settembre 2009
Bruxelles, 10 settembre 2009. Cento miliardi di euro l'anno dal 2020 per aiutare i paesi piu' poveri del mondo a ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra e mitigare le conseguenze del cambiamento climatico. E' questo il conto dell'accordo internazionale sul clima, che dovra' essere negoziato nella conferenza sul dopo Protocollo di Kyoto a Copenaghen in dicembre, secondo i calcoli della Commissione europea. Europa e Stati uniti, i blocchi piu' ricchi e grandi emettitori di C02, dovranno fare fronte alla quota maggiore di questa bolletta, ma anche i paesi in via di sviluppo dovranno dare il loro contributo e finanziare con fondi pubblici e privati dal 20 al 40% dei loro bisogni.

Per la ripartizione degli oneri tra i paesi ricchi, Bruxelles propone di seguire i criteri della responsabilita' nelle emissioni di C02 e della capacita' a pagare. Il peso attribuito a ciascuno di questi due criteri - che sara' deciso a Copenaghen - potra' cambiare di molto il conto finale, tanto che il commissario Ue all'ambiente Stavros Dimas ha parlato di ''cifre approssimative''. Il contributo dell'Unione europea (che rappresenta l'11% delle emissioni globali di C02 e il 32,5% del Pil) potrebbe oscillare da 2 a 15 miliardi euro l'anno dal 2020, mentre per l'Italia, la forchetta potrebbe essere compresa tra 120 milioni e 400 milioni di euro l'anno. Secondo una proiezione fatta da Bruxelles, gli Usa (15% delle emissioni e 25% del Pil) dovrebbero farsi carico di una quota di finanziamenti ai paesi piu' poveri pari al 24,2%. La Cina (quasi 16% delle emissioni e il 7% del Pil) dovrebbe contribuire per il 7,8%.

''Non stiamo firmando nessun assegno in bianco'', ha detto Dimas. ''Se a Copenaghen non ci sara' disponibilita' a pagare per chi non puo' farlo, non ci sara' accordo, ma se chi non puo' pagare non si impegna a fare la propria parte nella riduzione delle emissioni di C02, non ci saranno soldi''. Il presidente della Commissione Ue Jose Manuel Durao Barroso ha definito la cifra ''significativa ed ambiziosa ma giusta''. ''Il conto - ha messo in guardia - potrebbe essere solo molto piu' salato se rinviamo le azioni necessarie a combattere il riscaldamento del pianeta''. L'Europa - e' l'assicurazione data dal presidente - continuera' a svolgere un ruolo di leadership nella lotta al cambio climatico, ''ma non intende condurre da sola i negoziati'' ed ''ogni paese deve dare un contributo''. ''A meno 90 giorni da Copenaghen - ha ammonito Barroso - c'e' la necessita' che si facciano seri progressi nei negoziati''.

Sui meccanismi per finanziare i bisogni dei paesi poveri, la Commissione propone tre strumenti: fondi nazionali privati e pubblici (20-40%), fondi internazionali (30%) e fondi derivanti dalla vendita delle quote di C02 nel mercato mondiale dello scambio di emissioni. La proposta della Commissione sara' discussa domani in una riunione straordinaria del Comitato tra i rappresentanti dei 27 a Bruxelles. La decisione finale spetta al vertice tra i capi di Stato e di governo previsto a fine ottobre. Il negoziato sulla ripartizione degli oneri non si presenta facile, in particolare per la richiesta della Polonia e degli altri paesi dell'est di dare piu' peso al criterio della ricchezza, anziche' a quello sulla responsabilita' di inquinare. Dimas e' apparso piu' propenso a rinviare il negoziato europeo a dopo la conferenza di Copenaghen. ''Il totale della bolletta dipende anche dal livello dell'ambizione dell'accordo internazionale che sapremo raggiungere in dicembre'', ha motivato.

Fonte: Ansa
10 settembre 2009

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