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contributo inviato da mariolanfranco il 11 settembre 2009

Ho attentamente ascoltato l’intervento del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini al Convegno di Gubbio e devo esprimere che, dal punto di vista dell’enunciazione dei reali problemi che tormentano l’Italia, mi è parso condivisibile: sui temi economici come sulla lotta alla mafia e sull’immigrazione.

Egli infatti, come un fulmine a ciel sereno, è salito sul palco e pacatamente, ma fermamente, ha dichiarato che il Governo deve fare un “cambio di passo” per portare a compimento il programma elettorale, che le famiglie e i pensionati hanno dei “problemi”, che se un magistrato ha dei nuovi elementi sulle stragi di mafia ha il dovere di riaprire il caso, che l’immigrazione non può essere banalizzata considerandola un problema di sicurezza e tante altre “belle cose”.

D’altro canto l’incipit del libro “La nuova destra”, proposta editoriale della Fondazione Fare Futuro, recita: “Sarkozy in Francia, Cameron in Gran Bretagna, Reinfeldt in Svezia, Fini in Italia. Da qualche anno, una destra nuova s’aggira per l’Europa: né statalista né liberista, né conservatrice né populista, ma pragmatica, postideologica e modernizzatrice, (…). Una destra, come l’ha definita Sarkozy, immaginativa, generosa, aperta, sensibile all’ecologia, ai diritti civili, alle problematiche del mondo del lavoro, al tema della cittadinanza. (…)”.

Sicuramente non si può dire che l’espressione politica di Fini sia sempre stata del tutto coerente, ne che sia sempre stato coerente il suo rapporto tra l’esposizione teorica dei problemi e delle relative soluzioni e la pratica politica, ma sicuramente si è trattato di un bello sguardo verso quella destra liberale ed europea, alla quale personalmente non aderisco essendo convintamente ancorato alla sinistra popolare e sociale, ma che sicuramente sarebbe utile per raggiungere, anche nel nostro Paese, un bipolarismo maturo.

Stamane, le rassegne stampa, narrano di un Fini divenuto una mina vagante per la stabilità del PdL e del Governo (“chi per amore, chi per timore” di fanfaniana memoria).

Personalmente sono scettico.

Che farà Fini? Una corrente? Una scissione, con i fidi Bocchino e Urso, con probabilità di raggiungere percentuali di consenso simili più a un prefisso telefonico che a un quorum d’ingresso in Parlamento?

O rimarrà, come lui stesso si è definito, un “grillo parlante” in attesa, aggiungo io, di essere colpito dal martello di legno del Pinocchio di turno, che nella favola di collodiana memoria amava, tra l’altro, “mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo”.

Il fatto che il pensiero finiano sia fortemente minoritario all’interno del PdL, si percepiva da un chiaro imbarazzo della platea, evidenziato dalla scarsità di applausi in sala.

Infatti “l’applausometro” ha cominciato a risalire quando ha preso la parola Cicchitto.

Mentre sottolineava le grandi conquiste del Governo in tema di respingimenti e sulle campagne di denigrazione del “Lider Maximo” orchestrate da redazioni e procure, la sala andava letteralmente in delirio.

La gestione del potere, attraverso la demagogia e il populismo, è semplice e sicura, perché dovrebbero abbandonarla?

Perché sciogliere pazientemente i complessi nodi della società italiana quando si può, come novelli Alessandro Magno, tagliarli con un veloce colpo di spada?

Addio Gianfranco, è oramai lontano quel dicembre del 1993 in cui Berlusconi ti preferì a Rutelli, per l’elezione a Sindaco di Roma, ora gli hanno detto chi sei: non sei quello dell’MSI, sei quello dei tortellini!

TAG:  POLITICA  PARTITO DEMOCRATICO  FINI  PD  DESTRA  PARTITODEMOCRATICO 

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mariolanfranco
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